Protagonista di Sanremo Giovani, al prossimo Festival di Sanremo 2025 ci sarà anche Settembre, dove si presenta con “Vertebre”: «È una canzone nata come un grido, un’urgenza». Ecco la nostra intervista
Al Festival di Sanremo 2025 manca ormai pochissimo, ma è da settimane ormai che Settembre è sulla bocca di tutti. Il giovane talento lanciato da X Factor, con ventitré anni sulle spalle e un’empatia invidiabile che gli permette di vivere la musica in una maniera viscerale, con l’anima nuda sul tavolo, mira verso le stelle della categoria Nuove Proposte con Vertebre, canzone di cui è autore insieme a Manuel Finotti e che è già un successo. Tradizionale, semplice ma comunque sostanziosa, in Vertebre l’arma vincente è l’onestà di chi, stanco e in ginocchio parla a nome di tutti i giovani d’oggi, a cui ha mai spiegato “come si piange alla nostra età”.
Partiamo proprio mettendo sullo stesso piano la generazione presente con quella passata. Emerge un’incomunicabilità sostanziale, come un muro. Può essere abbattuto, creando un ponte tra le due parti?
Secondo me sì. Sono una persona fiduciosa nel cambiamento, credo negli esseri umani, credo all’intelligenza emotiva e dunque a piegarsi in situazioni che sia noi, che persone più grandi di noi, non riescono a capire. Una differenza, tra le due, per me paradossale. Io ho 23 anni, ma anche una persona che ne ha 63 ha avuto i suoi 23 anni. Poi ovviamente c’è la differenza generazionale: secondo me ci troviamo a vivere una generazione complessa, per via dei social o per situazioni mai vissute prima. Fungiamo da “cavie” per le generazioni che poi saranno.
Quanto è difficile spogliarsi dalle sovrastrutture, mettersi davanti ad un foglio bianco e scrivere con quella stessa vulnerabilità e disperata sofferenza che emerge da Vertebre? Quanto lavoro su di te hai fatto e continui a fare per custodire questo tuo modo di vivere la musica?
Non è facile. Sono di base una persona molto emotiva, mi piace vivere le emozioni perché mi rendono umano, e questo vale per tutti. Io faccio tanta ricerca su me stesso, sono in continua evoluzione. C’è una frase di un pezzo di Rosalía che dice “Me contradigo, yo me transformo” (Saoko, ndr) e la amo particolarmente. Siamo in continua evoluzione, ci contraddiciamo, ci trasformiamo. Personalmente però apprendo molto anche dalle esperienze degli altri, non soltanto dalle mie.

Quasi sempre, quando scrivo, cerco di mettermi nei panni di persone che vivono una situazione che poi, in un certo qual modo, ho vissuto anche io. A volte mettermi troppo in primo piano mi fa sentire come se stessi in analisi dallo psicologo, mi fa sentire un po’ in soggezione, ma è soltanto un mio schema mentale.
Ci racconti il processo creativo che ha portato alla nascita di Vertebre? E più in generale, cosa accade quando scrivi le tue canzoni?
Vertebre è nata perché avevo l’esigenza di dire qualcosa che non mi stava bene. Un grido che vuole sottolineare la sovraesposizione a cui è sottoposta la nostra generazione, a cui nessuno ha dato un manuale d’esistenza. Appunto, nessuno ci ha mai detto come si piange, né come si ride. Ogni mia canzone nasce con la volontà di scavare in me, negli altri, nelle emozioni, nell’umanità. Certo, non tutti i miei brani nascono con la profondità di Vertebre, ma sono tante le vie, verso la ricerca di se stessi, che possono essere percorse.
“Vertebre” è un grido generazionale. Parla dei ragazzi come me a cui non è stato dato un manuale d’esistenza. Nessuno ci ha spiegato come si piange, né come si ride.
Questa canzone si rifà ad un’atmosfera musicale molto tradizionale e “sanremese”, ma quali sono gli ascolti che plasmano le tue sonorità? Se facessimo capolino nelle tue playlist, o nella tua collezione di dischi, cosa troveremmo?
Di tutto. Da Pino Daniele a Rosalía. Da Lucio Battisti a Billie Eilish, i Beatles, Frank Ocean, Giorgia, Mahmood. Faccio tanti ascolti e mi considero fan del cantautorato italiano, senza disdegnare anche ciò che di contemporaneo arriva dal nostro Paese e sono molto fiero di questo. Credo che bisognerebbe apprezzare ciò che noi italiani realizziamo. Ancora una volta siamo in grado di dare istruzioni agli amici oltreoceano, visti i progetti fighissimi che nascono qui.
Adesso nel mirino c’è Sanremo, ma cosa attende Settembre nel futuro prossimo?
Oltre al piccolo tour – con due date fissate a Roma, l’8 marzo, e a Napoli, l’11 aprile, a cui si aggiungerà una terza data che presto svelerò – sto lavorando ad alcune cose nuove. Sto scrivendo tanto e ci sarà qualcosa di bello da ascoltare molto presto.
TESTO DI “VERTEBRE” DI SETTEMBRE
Autori: Andrea Settembre, Manuel Finotti
Etichetta: Isola degli Artisti, Ada Music, Warner
Mi hai detto, “Non fa niente”
E poi mi stai lasciando solo
Mi hai messo in bocca le tue colpe
E sai che questo non è il modo
Giochiamo a fare i grandi, ma
Piangiamo all’università
Anch’io mi sento a volte
Un cane perso in mezzo alla città
Strappami la pelle dalle vertebre
Ma dimmi pecchè nun vuo’ cchiù parla’ cu me
Nei tuoi occhi brucia la città
Che poi stare qui con te è come perdere la dignità
Trascurarsi per me è uguale a fottere
È buttarsi nel fuoco, senza accendere
Tra noi due non so chi vincerà
Nessuno ci ha mai detto come si piange alla nostra età
Mi hai dato il meglio di te
Le tue bugie migliori
Ed io le ho strette così forte
Mentre imparavo a cadere
Strappami la pelle dalle vertebre
Ma dimmi pecchè nun vuo’ cchiù parla’ cu me
Nei tuoi occhi brucia la città
Che poi stare qui con te è come perdere la dignità
Trascurarsi per me è uguale a fottere
È buttarsi nel fuoco, senza accendere
Tra noi due non so chi vincerà
Nessuno ci ha mai detto come si piange alla nostra età
Nessuno ci ha mai detto, no
Nessuno ci ha mai detto, no
(Cerchiamo rimedi contro l’ansia)
Sul’ p’ nun spari’
Strappami la pelle dalle vertebre
Ma dimmi pecchè nun vuo’ cchiù parla’ cu me
Tra noi due non so chi vincerà
Nessuno ci ha mai detto come si ride alla nostra età




