Rose Villain splende di luce propria, una luce eterea ma decisa, quella che arriva da “Radio Sakura”, il suo secondo album in carriera. Ecco la nostra recensione

Sono fiori di ciliegio, sono fiori malati, violenti. Sono fiori chiari ma pieni di spine. Fiori come capitoli di vita, quelli messi in musica da Rose Villain in “Radio Sakura“, il suo secondo album in carriera rilasciato con Warner Music Italy sulla scia della sua prima partecipazione al Festival di Sanremo, dove s’è presentata al grande pubblico con la sua immagine dirompente così come dirompente è “Click boom!“, brano proposto in gara e senza dubbio uno dei più coraggiosi e intricati del lotto, contando su una struttura di certo non immediata e accessibile ad ogni tipo di pubblico. Ci sono ora altri undici brani, oltre al pezzo sanremese, da scoprire, per conoscere ancora di più un’artista venuta qui per restare.

È allo sbocciare dei fiori, al messaggio di speranza che il loro ciclo naturale porta, che l’artista guarda con le canzoni contenute in questi disco, interamente prodotto dal producer – oltre che dolce metà – Sixpm. Il filo conduttore che lega tutte le tracce è proprio quella luce in fondo al tunnel, ma i temi trattati in “Radio Sakura” sono molto vari. C’è l’amore più frizzante e solare, come in “Stan“, in coppia con Ernia, ma anche l’odio, quello frutto di parole che feriscono come lame di spade (se ne parla della open track “Hattori Hanzo” con un’ottima Madame).

Se “Radio Sakura” è la versione più luminosa di Rose Villain, alternata a quella più dark e introspettiva del primo capitolo discografico dell’artista, “Radio Gotham” (certificato disco di platino), non mancano comunque temi che poco hanno a che fare con la leggerezza in questo nuovo album. Si parla di suicidio in “Brutti pensieri“, in collaborazione con Thasup. Una traccia violenta, amara e spietata, in cui il tema del suicidio viene sdoganato in ogni sua forma. Una richiesta d’aiuto dal più profondo buio della coscienza. In maniera intrinseca è anche un messaggio rivolto a chi non riesce a chiedere aiuto, alla voce che si è spezzata, per qualcuno, prima del tempo.

Con questo disco mi sono sentita più libera che mai di essere fragile, irriverente, ambiziosa e con questa musica, per me la migliore che ho mai scritto, sono fiorita nell’artista e donna che sognavo di essere

Rose Villain

Il pop striato di punk del singolo “Io, me ed altri guai” è un’altra bella figurina sull’album spostato col petto verso l’Oriente di Rose Villain. Il singolo, rilasciato prima dell’esperienza sanremese e già disco d’oro, riprende “Tainted love“, canzone che ha vissuto mille vite diverse. Hip hop e l’elettronica la fanno da padrone, oltre che ovviamente al genere pop nel senso più vasto del termine, ma in “Radio Sakura” c’è posto anche per la bachata: qui la sensualità caraibica è presente in una nuova collaborazione tra lei e Guè in “Come un tuono“.

C’è lo spazio anche per una lettera d’amore a Milano in “Milano almeno tu“. Una preghiera laica ad una città sfuggente, che non incrocia lo sguardo con chi non ha l’audacia di intercettarlo con forza. “Ma sei molto più di un nightclub, statue in una villa / Parlami ancora un po’ / Solo tu sai chi sono” canta Rose Villain, che regala un’anima a una città spesso dipinta senza una vera essenza. Dalle sue piazze, dai suoi scorci l’artista guarda anche dentro se stessa, trovando il coraggio, alla fine dell’album, di parlare per sé, di rivendicarsi.

Anche dai dolori dell’anima, da quei solchi nella carne viva, possono sbocciare i fiori a cui l’artista in un modo o nell’altro fa sempre riferimento. Si aggrappa al loro profumo, alla vita che traspare da essi. Anche la terra arida, se coltivata con un fertilizzante come l’amore, può tornare ad essere casa per nuove fioriture, per una vita nuova e pronta da scartare.

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Giornalista salernitano iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania. Colleziono compulsivamente dischi e mi piace scrivere con la musica ad alto volume.

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