Fuori per Disordine Dischi “Puff”, il nuovo album del cantautore rOMA: «Rappresenta il tempo che è trascorso, come sono arrivato fin qui»
Alla metà del mese di luglio, nel cuore dell’estate, quando le release si riducono all’osso per dare spazio all’affollata corsa al tormentone, è stato rilasciato per Disordine Dischi il terzo album in carriera di rOMA – nome d’arte di Vincenzo Romano – cantautore salernitano ritornato sulla scena con “Puff“, album ispirato e di contenuto. Otto tracce al suo interno in cui l’introspezione lascia spazio ad un’analisi, attraverso gli occhi dell’artista, del Sud, delle sue regole e delle sue ispirazioni, dirette e indirette.
Si rifà al cantautorato classico italiano rOMA, per un disco che non scorre via in un ascolto, anzi, invita l’ascoltatore a mettere play più volte. Quasi un miraggio, se si considera la tendenza della musica odierna ad “appiccicarsi” addosso senza però lasciare un segno. Questo è il segreto di questo album: non seguire la logica delle tendenze. La produzione artistica è stata curata da Jex Sagristano del Soundinside Basement Records di Frattaminore (NA), il mixaggio è a cura di Ciro Galante mentre il master è di Andrea Giuliana dello studio “Stereo8”.
Terzo album in studio in carriera per il progetto rOMA. Il primo porta con sé il peso dell’esordio, il secondo è la prova del nove. Questo terzo disco cosa rappresenta per te?
Il terzo album non era in cantiere, nel senso che non sapevo di dover fare ancora un disco poiché le difficoltà organizzative, artistiche e anche economiche sono talmente ampie che non hai mai chiaro se farlo fino in fondo o meno. Ma man mano che si concretizzava il tutto capivo che questo rappresentava il disco della maturità. Da “1982” a “Puff” ci sono state attese, evoluzioni e rivoluzioni nella mia vita che mi hanno portato ad una ventata nuova di musica che è culminata in “Puff”. Ogni volta che esce un disco è una festa e questo lo vedi anche dall’entusiasmo delle persone che hai attorno, per questo non potrei immaginare un giorno di potermi fermare.
Partiamo dal titolo, “Puff”. Può simboleggiare lo sbuffo con cui qualcosa scompare, si dissolve. Al tempo stesso potrebbe rappresentare qualcosa che appare, che si materializza e comincia la sua esistenza. Qual è la chiave di lettura che dai tu a questo disco?
“Puff” rappresenta il tempo che è trascorso, come sono arrivato fin qui. Di solito quando scrivo parlo del mio punto di vista, delle mie esperienze e quasi mai mi sono ispirato a storie e vissuti di altri, quindi ogni singola frase, pensiero è qualcosa che mi ha segnato e che mi riguarda da vicino. “Puff” è come sono ora, come sono arrivato alla composizione di queste otto tracce e cioè concedendomi tempo, con calma e senza alcuna fretta di dover pubblicare per forza. E forse proprio questo è il cambiamento più grande che si può intuire rispetto ai precedenti lavori.
Lo ritengo un disco lento sia nelle caratteristiche dei brani che sono praticamente tutte ballads e per come è stato pensato e credo che anche l’ascolto debba avvenire con cura e concedendosi qualche minuto per andare oltre i 29 totali dell’EP.
Otto brani nella tracklist: dopo una partenza carica con diversi innesti e sperimentazioni (bello il sax ne “La nebbia”) poi spazio all’introspezione, in un disco che trova la sua solidità proprio nell’intimità e lucidità con cui esprimi i tuoi contenuti. Parlaci di tutto il lavoro che ha accompagnato questa release.
Come dicevo prima questo è un album lento, a tratti folk a tratti popolare. È stato concepito con l’idea di dover fare tutto a suo tempo e quindi non mi sono imposto una scadenza. Dopo la prima sessione di batteria c’è stata una lunga pausa dove abbiamo ragionato singolarmente sugli arrangiamenti a volte anche a distanza. Il lavoro è iniziato a Settembre 2023 e si è concluso a Giugno del 2024. E nonostante 9 mesi a disposizione ti posso dire che ci sono tante altre cose che avrei voluto aggiungere, featuring, sessioni di fiati e altre cose rimaste appese ma poi arriva il momento di quagliare per non vanificare tutto quanto di buono è stato fatto.
L’introspezione e l’intimità sono per me sempre necessarie e caratterizzanti quando scrivo, sono elementi che entrano ed escono da ogni brano, ti sfiorano, ti guardano da lontano, a volte ti aspettano e inevitabilmente incidono sulla produzione.

Una delle tracce più rappresentative è “Meridionale”, un po’ il manifesto di questo album, votato al Sud e orgoglioso delle proprie radici. Parli a qualcuno che, come te, è “disperatamente meridionale”. Cioè?
“Meridionale” ha varie letture o sottotesti se vogliamo. Di sicuro parte tutto dal mio legame con questo meridione profondo e bellissimo. Spesso trattato male, abusato da noi stessi che viviamo questa terra ricca di sconfinata bellezza e contraddizioni irritanti. L’essere “disperatamente meridionale” forse è in questa dialettica dei nostri “fantastici” demotivatori politici che ci vuole sempre inferiori, trattati come quelli che si accollano, le vittime. Noi abbiamo una grande responsabilità verso il nostro sud e dovremmo dimostrarlo con più costanza e forza.
In qualche momento della mia vita c’è stata la possibilità di partire, lasciare e provare nuove avventure, ma mi è sempre mancato il coraggio forse perché i legami con la famiglia, amici erano sempre più forti di tutto. Poi c’è un pensiero a chi questa terra la lascia e ne porta con se sempre un pezzetto. Credo che tutti noi abbiamo un amico, un fratello una madre che si si sono trovati nella condizione di migrare, io per esempio ho tanti amici che vanno e vengono e so per certo che nell’anima sono disperatamente meridionali.
Traspare positività e fiducia, come nel brano “Settembre non ci deluderà”. Positività che possiamo estendere ai restanti undici mesi, anzi, più in generale a un’intera epoca in cui sono la demotivazione e il pessimismo il sentimento comune?
“Settembre non di deluderà” si lega profondamente a “Meridionale” per il tema della migrazione. Cioè quel mese li è il più malinconico di tutti perché si lascia l’euforia dell’estate e si entra a piccoli morsi nell’autunno mentre c’è chi parte, chi ti lascia, chi si arrangia, chi torna alla routine. Ecco in questo via vai che si ripete all’infinito c’è da fare i conti con te che sei rimasto e con quello che c’è intorno.
Ti ricordi la frase che Lello Arena dice a Troisi “Chi parte, sa da che cosa fugge, ma non sa che cosa cerca.”? (Che poi è di Montaigne) ecco, chi resta invece potrebbe trovare il coraggio per scelte forti, grandi cambiamenti di vita, magari il coraggio di denunciare i soprusi, le violenze, gli abusi. Settembre quindi per ribaltare le cose, come un nuovo inizio, non farsi annullare dai demotivatori e alzare la testa.
“A piedi sotto il sole e voglia di cantare”. “Formiche d’estate” si presenta come un’apertura a tutto ciò che è costruzione, che è divenire. Anche qui di riflesso c’è tanta speranza. Possiamo leggerla come la messa in musica della missione artistica di rOMA: andare, vivere e suonare, per chi poi sarà lì per ascoltare?
Esatto: per chi poi sarà li ad ascoltare. Ci sono tentazioni negative molto forti. Parliamo del mercato musicale, la stratificazione non esiste più. Ci sono sempre più lobby che scelgono le tendenze, indirizzano i gusti della massa (è sempre stato così) ma quando dico “si fottono le idee” penso a Roberto Vecchioni quando dice: “E per tutti i ragazzi e le ragazze Che difendono un libro, un libro vero Così belli a gridare nelle piazze Perché stanno uccidendo il pensiero“.
La libertà di pensiero, di espressione, di discernimento ho paura che possano essere cancellati senza che noi ce ne accorgiamo con un lento e martellante lavoro, con la costruzione di un pensiero unico, con il rincoglionimento neuronale scatenato dai social e quindi il discorso si estende non solo ai gusti musicali ma all’intera vita personale di ognuno di noi. La missione l’hai centrata ma senza punto interrogativo: andare, vivere e suonare, per chi poi sarà lì per ascoltare!
Nel 2022 uscì un altro bel singolo, “Canzoni fatte per poche persone”. Nonostante la distanza temporale tra quel pezzo e “Puff”, come mai non hai preso in considerazione l’idea di inserirlo in questo album?
Non sei il primo che me lo ha chiesto! Musicalmente parlando tendo a stancarmi presto nel senso che ho bisogno di nuovi stimoli, cambiare rotta, sperimentare. Erano già 3 anni che portavo in giro i brani di “1982” riarrangiati per inquadrare e dar vita al nuovo corso con l’aggiunta di “Canzoni fatte per poche persone”, quindi, ho escluso fin da subito la possibilità di riciclare cose già fatte. Era necessario un lavoro totalmente inedito che non affondasse radici in lavori precedenti e con un sound per me esclusivo.
Passiamo ora alla copertina, che rievoca la suggestione di un bar-circoletto meridionale, dove il tempo vola insieme alle parole e alle circostanze che ne riempiono gli spazi. Dicci di più.
Quel circoletto esiste davvero e anche le persone nella grafica. Negli anni 90 sotto casa mia c’era un circolo simile, mio nonno ci andava e spesso e io vedevo dal balcone di casa. Davanti al circoletto invece c’era la Pretura con uno spazio che noi da piccoli utilizzavamo come campo da calcio. Partite infinite, con la pioggia, sotto il sole, in inverno e in estate. Il pallone spesso andava a finire dove giocavano a carte o sul balcone al primo piano. Parte della mia infanzia è stata anche questa, le persone dell’epoca, i profumi, le immagini sono ancora vivissime.

Il circoletto nella copertina del disco si trova difronte alla sala prove dove ci riuniamo per con la banda e ovviamente le pause caffè le passiamo li. Ti dico che la copertina è stata pensata molto prima del disco, avevo quell’immagine in testa e sapevo che prima o poi l’avrei utilizzata.
Nel salernitano sei tra i cantautori di maggior pregio anche per quella dedizione che traspare nella tua musica, fatta “per poche persone” ma senza la smania di arrivare a tutti i costi. Scappi dallo snaturamento. Un artista come te dove trova la forza per non mollare e respingere la morsa spietata della discografia?
Scegliamo noi cosa essere. Non avendo più 20 anni forse riesce facile non cadere nello snaturamento e far andare le cose in maniera naturale. Da soli è difficile fare tutto, come dicevo prima è l’entusiasmo che c’è intorno a me e nelle persone che condividono il progetto che mi da la convinzione di continuare. Se ti circondi delle persone giuste hai vinto e non parlo del musicista, della tecnica ma dell’uomo. E quindi devo citare chi sta condividendo questo pezzo di strada con me: Nicola Toro, Giovanni Di Cunzolo, Alfonso Cimirro e Giovanni Palladino.
Ora c’è “Puff” e i concerti che stai facendo in Campania per la promozione. Nel futuro prossimo di rOMA cosa si intravede?
Facile: un nuovo disco!




