Rocco Hunt torna al Giffoni Film Festival e racconta il suo viaggio umano e artistico: tra radici, Sanremo, musica vissuta come passione e il rischio dei social per i giovani.
Partire per scoprire il mondo e se stessi, crescere, cambiare. Ma poi tornare. Perché le radici non si dimenticano, e “casa” chiama sempre, soprattutto chi non l’ha mai rinnegata. È su questo filo emotivo che si è svolto l’incontro con Rocco Hunt alla Sala Verde del Giffoni Film Festival, nell’ambito della sezione Impact!, dove il rapper salernitano ha condiviso riflessioni intime e profonde con i giovani giffoner.
Un ritorno speciale per Rocco Hunt – al secolo Rocco Pagliarulo – che dopo la recente partecipazione al Festival di Sanremo (la terza della sua carriera) ha lanciato il nuovo progetto discografico Ragazzo di giù, un titolo che è già tutto un manifesto: raccontare il Sud, il senso dell’appartenenza, la crescita, la nostalgia e il valore delle origini.
«Partire a volte può essere un bene, ma tutti dovrebbero avere anche la possibilità di ritornare», ha detto Hunt, parlando di viaggi, sogni, sacrifici e passione. Una passione che, nel suo caso, è la musica. «Ci sono brani che nascono solo per sfogo, senza una logica discografica. Ma è proprio lì che la musica mantiene la sua magia: se diventa solo lavoro, allora si svuota. Bisogna credere in ciò che si fa e trovare la propria unicità, senza rincorrere il gusto degli altri a tutti i costi».
Rocco Hunt ha aperto anche il cassetto dei ricordi, raccontando i primi passi nel rap, tra lo scetticismo iniziale della famiglia e il lavoro nella pescheria dello zio: «Mio padre pregava Padre Pio quando ho iniziato, ma io ero determinato. Anche quando ho lasciato la scuola, continuavo a scrivere. Poi, quando ho calcato il palco di Sanremo, si è ricreduto».
Tanti gli spunti emersi dalle domande dei ragazzi in sala: la parità di genere nella musica, il ruolo crescente delle donne nella scena rap – «Era ora, sarebbe stato un ossimoro il contrario» – e l’importanza delle collaborazioni, come quella con Ana Mena, che ha spalancato a Rocco le porte del mercato internazionale, o quelle con miti come Pino Daniele, Enzo Avitabile ed Edoardo Bennato: «Viva le collaborazioni! Quando non ci si chiude, arrivano risultati importanti».
Non è mancata una riflessione sui social media, visti come uno strumento potente ma pericoloso, soprattutto per chi muove i primi passi nel mondo artistico: «I social sono un’arma a doppio taglio. Il dilemma è sempre lo stesso: esplodere subito o non esplodere mai? È un mestiere senza istruzioni. Cadere a volte è necessario per imparare a rialzarsi. Bisogna sapersi reinventare, trovare nuovi sogni: la vita non finisce con una sconfitta».




