Il primo singolo del nuovo album di Rancore, in uscita il 3 aprile, traduce in suono e parola lo spaesamento post-Xenoverso: tra neologismi, immaginario visivo e tensione narrativa, prende forma un progetto che rilegge identità, comunicazione e realtà contemporanea.

Dopo il percorso narrativo sviluppato nello Xenoverso, Rancore torna con un nuovo capitolo discografico che si configura come una rifondazione del linguaggio e dell’identità artistica. Il singolo “Fanfole”, disponibile da venerdì 20 marzo per Hermetic/Django Music, anticipa infatti l’album Tarek da Colorare, in uscita il 3 aprile e già disponibile in pre-order.

Alla base del brano di Rancore si colloca un dispositivo narrativo preciso: il ritorno sulla Terra del protagonista, privato della memoria del viaggio appena compiuto e incapace di ristabilire un rapporto lineare con il linguaggio. Le parole, una volta riemerse, risultano deformate, deviate, apparentemente prive di senso. È da questa frattura comunicativa che nascono le “fanfole”, unità linguistiche nuove, instabili, che sfuggono a una decodifica immediata ma custodiscono una stratificazione semantica latente.

Il racconto di Rancore si sviluppa dunque come una riflessione sulla perdita e sulla ricostruzione del codice espressivo. Il lessico si frantuma in neologismi, suoni, frammenti fonetici che evocano una lingua possibile ma non riconducibile a sistemi esistenti. In questa prospettiva, “Fanfole” si configura come un esercizio di immersione nel non-senso, inteso non come negazione del significato, ma come sua ridefinizione attraverso modalità percettive e sensoriali.

Sul piano sonoro, la produzione di Meiden e il contributo al basso di Jano costruiscono una tessitura ritmica coerente con l’impianto concettuale del testo firmato da Rancore. Il groove accompagna e sostiene la dimensione linguistica, trasformando la disarticolazione verbale in elemento musicale e narrativo. Il risultato è una struttura che privilegia l’andamento e la suggestione rispetto alla comprensione lineare del testo.

Fanfole” rappresenta così la prima soglia d’accesso a “Tarek da Colorare”, un progetto che prende forma a partire da una condizione di azzeramento. Il protagonista, reinserito in una realtà priva di memoria e riferimenti, si confronta con un mondo percepito come incompleto, segnato da una progressiva perdita di colore e da una frammentazione sociale alimentata da dinamiche di contrapposizione. In questo contesto, la ricostruzione del linguaggio diventa un passaggio necessario per ridefinire la propria presenza nel mondo.

La direzione artistica dell’intero progetto è curata dallo stesso Rancore, che firma tanto la componente musicale quanto quella visiva, delineando un universo coerente e stratificato. Il disco si presenta come una “pagina aperta”, uno spazio di riscrittura in cui identità, immaginazione e comunicazione vengono rimesse in discussione.

“Fanfole” di Rancore

Testo di “Fanfole” di Rancore

Autori: Rancore
Etichetta: Django Music

Fantalonavo qui coatto nelle vie di Remoria
Cubicavo nel mio acquico di noia
Come quei simulenti digitore di memorie
Continuavo a notticare tra magnolie
Stavo in giro negli ambienti liminali
Continuavo nei miei raplaplà
Impazzire fino a snumerare
In questa città di matti e sono certo
La gente nel pubblico penserà:

“Ma come fa a sapere quello che pensiamo?”
“Ahh il pubblico penserà”
“Ma sta canzone che…?”

Fanfolavo qui coatto nelle vie della carta
Come avessi la ragione in cellulosa, sì
Io ho capito che hai capito
Tu hai capito? Riadattati
L’iperuranio impoverito vi ha distratti
Qui in Italia va di moda abbuiolare lutti
Questa cosa ce la vogliono copiare tutti
Sono l’ultimo dei nubivaghi e dei bambulti
Però io, sono il prio, sono il mago… yeah!

Ho un’idea, spumeggiante, rea
Del fatto che vi siete
Tutti quanti persi nella mia rimea
Come Dante che canta un girone a Caltagirone
Solo, giri di parole, piri di girole
Siamo i nuovi prodigieri di una contraltea
Perché la vita è smegia, una garosa apnea
Solo glossolalie, una canzone ed un tema
Se non c’hai capito niente non è mica un problema

Fanfole, girano le fanfole, suonano le fanfole
E mi conosce tutta Italia
Fanfole, girano le fanfole, volano le bambole
E poi qualcuno le mitraglia
Fanfole, girano le fanfole, suonano le fanfole
Qui dove chi sbaglia spara
Girano le fanfole, suonano le fanfole
Presidente guarda e impara

Girano le fanfole, suonano le fanfole
Non capisci mai quando parlano
E pensa che tu volevi dare la colpa a me
Girano le fanfole, suonano le fanfole
Ci rubano tutto poi scappano
E adesso si meritano un testo che non c’è

In giro è una fanfuria di fandonie e trucchi
Pieno di farfantini di fanfalucchi
Se la politica è un teatro giuro sono dei geni
Siamo tutti Stefano Cucchi, Giulio Regeni
E guardo il mondo da un oblò, nell’oblomovismo
Che come turbini di trottolerie, parlano
E quando chiedo spiegazioni annuiscono
Capito sì, come parlassi in arabo:

ملاكلا يز درولا
,ٮارم 0ى دم 0ى لىع قارولا
را>ٮ ,ٮالBڡلم ّع امل ٮ6 ,ح 0ى در,ٮلا ا>ٮأ أول
اح>ٮا شم ,ٮ>ٮحلم كيز
ةللا6ٮ ةللا6ٮ
daje
ت>ٮا مذلا احص>ٮ ةيوش
فوش ال>ٮ ,حوم م>ٮاورة لك ةل6ٮل
اح>ٮا ,ح6ٮ>ٮا ه>ٮا ناشع >ٮ >ڡBٮح ع>ٮ6ٮ>ٮا
ناشع احص>ٮ نم ال>ٮوم
عمسا كلام 0ى
عمسا
anacapito
عمسا ا>ٮأ م ,ح>ٮون

Adesso fammi un giro dei Tool…
Un tango…
Un blues…
Non sai più in quale gruppo li hanno assunti
È come se ogni volta ti mandassi confuso
E tu capissi che ogni volta ti ho illuso
E poi la rabbia
Ti portasse a quel punto
A ricordare
Questo nome e il riassunto
È che al tuo amico dici:
“Guarda, questo è quello delle…”

Fanfole, girano le fanfole, suonano le fanfole
E mi conosce tutta Italia
Fanfole, girano le fanfole, volano le bambole
E poi qualcuno le mitraglia
Fanfole, girano le fanfole, suonano le fanfole
Qui dove chi sbaglia spara
Girano le fanfole, servono più ancore
Presidente guarda e impara
Girano le fanfole, suonano le fanfole
Non capisci mai quando parlano
E pensa che tu volevi dare la colpa a me
Girano le fanfole, suonano le fanfole
Ci rubano tutto poi scappano
E adesso si meritano un testo che non c’è

LEGGI ANCHE:

4quarti Magazine è un progetto editoriale nato da menti alla costante ricerca di novità e sperimentazione. Al centro c’è la musica in ogni sua sfaccettatura e sfumatura, il desiderio di viverla e raccontarla, cercando di contribuire al propagarsi della bellezza che una canzone sa liberare all’esterno.

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *