Naska tra sarcasmo e profondità a #Giffoni55. Il cantante di “Cattiva” si confessa ai ragazzi della sezione “Impact!”: dai consigli del padre al peso dei sacrifici, fino al debutto al cinema con “Tutta colpa del rock”
Tanta energia, qualche battuta al vetriolo, ma anche un’inattesa profondità: l’incontro tra Naska e i giovani del Giffoni Film Festival, all’interno della sezione “Impact!”, ha messo in luce non solo il volto più irriverente dell’artista, ma anche quello più autentico e riflessivo. Un dialogo serrato in Sala Verde, dove il cantante – al secolo Diego Caterbetti – ha condiviso esperienze personali, visioni sul sistema musicale e piccoli frammenti di vita che raccontano un percorso costruito lontano dai riflettori facili.
«Talent? Per quello che faccio sarebbe stato improbabile e poco coerente», ha detto senza mezzi termini, spiegando la scelta di percorrere una strada più lunga, ma secondo lui necessaria: la gavetta. «Ti insegna a gestire il successo, se arriva. Ma anche a reggere i fallimenti». Non solo musica, dunque, ma soprattutto consapevolezza: secondo Naska, chi vuole lasciare il segno deve “imparare a stare su un palco, davanti a cinque persone o a mille. È il 70% del lavoro”.
Con uno stile che mescola punk e pop, e che strizza l’occhio al rock alternativo degli anni 2000, Naska ha raccontato anche le sue origini musicali, grazie ai consigli di suo padre Amleto: «Mi spinse a fare qualcosa che gli altri non facevano. Così sono tornato ai Nirvana, ai blink-182. In quel periodo, nella scena rap, chitarre elettriche e batteria erano sparite. Mio padre mi disse anche: punta sui ritornelli, se una canzone ti rimane in testa, allora funziona».
La coerenza è diventata il tratto distintivo della sua carriera, cresciuta disco dopo disco, anche grazie a collaborazioni che hanno unito generazioni e generi. Su tutte, quella con i Finley: «Li ascoltavo da ragazzino. Collaborare con loro in “Porno” è stato come realizzare un sogno». Tuttavia, dietro l’ironia e la spinta creativa, c’è anche il peso di alcune rinunce. Naska non lo nasconde: «Sono molto legato alla mia famiglia. Lasciarla per trasferirmi a Milano è stato difficile. Mi sono perso la nascita delle mie nipoti. Ma quando insegui un sogno, sai che dovrai fare dei sacrifici».
E adesso per l’artista si apre anche una nuova avventura, questa volta sul grande schermo. A #Giffoni55 ha presentato in anteprima il suo primo film, Tutta colpa del rock: «Avevo paura di come potesse reagire la mia fanbase, ma mi sono divertito tanto e spero emerga questo mio lato. Con i miei fan ho sempre cercato un rapporto umano e sincero». A chiudere l’incontro, tra un applauso e una risata, è arrivato anche un riconoscimento importante: il Giffoni Music Award, accolto con la consueta ironia che lo contraddistingue: «Come funziona in questi casi? È la prima volta che vinco qualcosa».




