A tu per tu con Matt – al secolo Matteo Pressello – nuovo nome della scena pop punk e indie romana che si presenta al pubblico con il singolo “Buonanotte”. Ecco la nostra intervista.
Tornano le interviste di 4quarti Magazine. Questa volta incontriamo Matt, nome d’arte di Matteo Pressello, giovane talento romano classe ’98, in occasione del lancio del suo nuovo singolo Buonanotte, uscito il 18 luglio con distribuzione Artist First. Il brano, una ballad rock dalle forti tinte pop punk e indie, affronta il tema dell’insonnia con sincerità, mettendo in musica immagini urbane e pensieri che rimangono avvolti nel buio notturno.
Cresciuto nella periferia di Roma con le chitarre dei Green Day e dei Queen come colonna sonora, Matt porta nella scena odierna il suo stile personale che mette insieme la ruvidità del punk all’energia dei live e all’introspezione del cantautorato alternativo. Buonanotte rappresenta una nuova pedina del suo percorso musicale, questa volta mettendo sotto la lente d’ingrandimento il disagio e la ricerca di sollievo in un mondo che non dorme mai — dentro e fuori di sé.
“Buonanotte”, il tuo nuovo singolo, pone al centro il tema dell’insonnia, così tanto ricorrente tra i giovani. Per la creazione di questo singolo hai attinto ad un’esperienza personale o ti sei fatto portavoce di immagini e storie che hai osservato intorno a te?
Non un’esperienza ma un insieme di esperienze personali. Quando capisci che quell’assenza di sonno è diventata ricorrente ti ci abitui senza però mai abituarti davvero. Normalizzi solo la sua esistenza e non i suoi effetti o le sue cause, specie se quest’ultime derivano dai mille pensieri che possono attraversare la mente durante quelle ore. Il mio modo per “normalizzarla” è stato creare “Buonanotte” (anche se il titolo ci ironizza un po’ su, ecco).
La notte, il buio che l’avvolge, per alcuni può essere un rifugio dalla frenesia e superficialità della vita all’esterno, per altri invece una gabbia, un macigno che arriva sulle spalle quando si chiudono gli occhi. Quanto è labile questo confine? Come si fa a governare la paura del buio?
Siamo noi che definiamo quanto quei confini sono sottili. Dipende da ciò che ci fa più paura e da ciò che ci aggrada. Personalmente, la notte e il buio sono sia una gabbia, sia un rifugio: sono i pensieri della giornata a decidere per me, in base a cosa mi ossessiona durante le ore precedenti e quanto questi pensieri pesano sulla nostra realtà. E l’unico modo che abbiamo per combattere questo timore è la consapevolezza dell’esistenza di un problema alla base. Più paura hai di quel problema, più il buio diventa la sua casa… e la tua “paura”!
Personalmente, la notte e il buio sono sia una gabbia, sia un rifugio: sono i pensieri della giornata a decidere per me, in base a cosa mi ossessiona durante le ore precedenti e quanto questi pensieri pesano sulla nostra realtà. E l’unico modo che abbiamo per combattere questo timore è la consapevolezza dell’esistenza di un problema alla base.
Dati alla mano, sono tantissimi i giovani che soffrono d’insonnia e studi scientifici riconducono questo fatto allo spasmodico utilizzo dei cellulari e dei social network, a cui i giovani si ancorano, anche nel cuore della notte, nell’attesa di una notifica, di un messaggio, di un riscontro “dagli altri”. Cosa ne pensi? Quei pensieri che tolgono il sonno e a cui fai riferimento anche tu, possono arrivare anche da lì?
Certamente, l’uso dei telefoni incide molto sulla qualità del sonno e ci distrae dalla necessità del sonno stesso. C’è anche da dire che se ci tiene svegli l’attesa di una notifica, di un messaggio o di una chiamata, il problema non è il telefono. Forse in quei casi dovremmo guardare prima alla realtà piuttosto che puntare il dito verso il mondo digitale (…a buon intenditor!).
Elemento cardine di questo brano è la chitarra elettrica, che caratterizza nel complesso la tua proposta musicale, che tanto attinge da sonorità punk. Che valore ha questo strumento nella tua “storia” musicale?
Tutto. La mia “storia artistica” inizia come chitarrista (avevo solo 10 anni). È il primo strumento che ho imbracciato e imparato a utilizzare, motivo per cui ho voluto tenere questa caratteristica all’interno del mio progetto e di ogni mio brano, “Buonanotte” compresa. Praticamente prima ho imparato a suonare e solo dopo anni ho dato il primo bacetto (comico no?)
Hai iniziato a suonare giovanissimo, ispirato da band iconiche come Queen, The Clash e Green Day. Quanto di quella passione originaria ritrovi ancora oggi nella tua musica?
La ritrovo molto ma al contempo l’ho razionalizzata. Nel senso che la voglia di esplodere in questa industria e portare i miei brani ovunque è la stessa e rimarrà così, ma devo anche fare i conti con le strategie di uscita, le convenienze o meno di un live e tanti altri tecnicismi che un po’ tolgono “hype” e sterilizzano la bellezza della musica nella sua purezza. Tuttavia anche questo serve: ti tiene ancorato con i piedi per terra e ti aiuta a prendere le scelte giuste al momento giusto.
Nelle tue canzoni, soprattutto nei testi, sono molto ricorrenti immaginari molto personali e introspettivi, che riescono comunque a creare una connessione con il pubblico. La musica, in questo caso, può avere un valore curativo più per chi la fa o per chi l’ascolta?
Forse per chi la ascolta… scrivere un brano basato sulle proprie paranoie, sofferenze o difficoltà significa doverci fare i conti. E passare le ore da solo a pensare e ripensare a certe cose crea dei loop e flussi di pensieri particolarmente complicati da gestire. Finito il brano, si crea un vuoto dentro e inizi a chiederti se grazie a quel testo sei andato oltre il problema… o se è solo una “pausa”.

Arrivi da una scena romana in grande fermento, che continua a presentare interessanti novità. Qual è lo stato di salute della musica nella Capitale? C’è la possibilità di portare avanti la propria arte fuori da un contesto Milano-centrico?
Gli emergenti a Roma ci sono e molti sono davvero meritevoli. Ci sono anche gli spazi per portare la propria musica in versione live. L’organizzazione e la promozione di questi eventi manca: spesso capita di suonare in grandi spazi che potrebbero ospitare centinaia, se non migliaia di persone, ma se ne presentano in poche. Per fortuna qualcosa si sta muovendo e speriamo vada sempre meglio.




