La cantautrice pescarese Marsali ha da poco rilasciato il suo EP d’esordio, “Bouganville“, e ce lo presenta: «Ecco la mia primavera»

La primavera, quella dai mille profumi e colori. Quella che fa sbocciare i fiori e alimenta l’animo di un travolgente entusiasmo. Ventata di energia per qualcosa che sta per nascere, che sta per arrivare. La primavera di Marsali, senza bussare alla porta, è arrivata e di prepotenza ha stravolto gli equilibri, riempiendo una casa immaginaria di festa ed euforia. Tutti questi sentimenti sono racchiusi in “Bouganville“, EP con cui Marsali si presenta al mondo, con un sorriso a 32 denti e voglia di raccontare.

Rebecca è Marsali, Marsali è Rebecca. Con questo primo EP si presenta una trasformazione. Ce la racconti?

Più che una trasformazione mi piace parlare di riappacificazione. Marsali è il risultato di un lungo percorso che Rebecca ha fatto ritrovando nelle sue ombre e nelle sue fragilità il pilastro portante della sua identità artistica. Ho avuto un po’ paura inizialmente nel dover cercare un nome che coincidesse il più possibile con la mia persona ma poi mi sono resa conto che dovevo semplicemente lasciar andare le paranoie e far fare alla vita, al destino. Ed ecco la primavera di Marsali.

Cinque brani in cui a trionfare sono le sensazioni. Quel profumo di buono capace di lenire qualsiasi dolore. Qual è lo spunto che, più di tutti, volevi che il pubblico cogliesse di questo progetto?

Sì, diciamo che la sensorialità è il cardine di quest’EP perché in tutte le storie raccontate nelle 5 canzoni c’è la mia quotidianità, ci sono delle immagini stampate nella mia testa e appunto delle sensazioni che ho metabolizzato forse solo trasformandole in musica. Il messaggio che volevo arrivasse di più agli ascoltatori riguarda proprio l’importanza dei chiaroscuri delle nostre esistenze; solo grazie a questi continui alti e bassi possiamo definirci umani, fragili, imperfetti ma soprattutto vivi.

L’esordio del progetto Marsali è stato segnato dalla traccia “La versione migliore di noi”. Brano che apre anche l’EP e, in generale, l’universo di Marsali, fatto di leggerezza e cuori aperti. Cosa ti ha ispirato per questo brano?

Un pomeriggio d’inverno sotto casa mia passò una coppia di anziani mano per mano, scattai loro una foto non sapendo a cosa mi avrebbe portato la mia volontà di catturare quell’istante. Quella foto mi fece pensare ai miei nonni, alla caducità attuale dei “per sempre”, al mio desiderio irrefrenabile di amare una stessa persona vedendola invecchiare e da lì nacque “La versione migliore di noi”. Un inno all’amore eternamente imperfetto ma eternamente necessario

In “Smarties” l’amore viene raccontato in una chiave scanzonata. Quanto c’è di autobiografico?

In “Smarties” mi sono divertita molto e credo si senta. Abbiamo scritto questo pezzo in Sardegna, io e il mio produttore Nicola Marotta. Credo che difficilmente scorderò quei momenti di spontanea leggerezza. L’idea del pezzo è legata alla concezione di un amore scanzonato sì, ma che gode dell’attesa. Ho ripensato alla me adolescente, ai bigliettini di carta sui banchi di scuola, ai gelati che si sciolgono per darsi un bacio, a tutte quelle cose che oggi forse si danno anche un po’ per scontate.

Marsali
Marsali

Booking” è senza dubbio uno dei brani che ho apprezzato di più, già dal suo rilascio. Ne ho apprezzato l’atmosfera suggestiva ed evanescente. Uno dei brani, sotto questo punto di vista, più profumati dell’EP. Mi sveli qualcosa in più su questa traccia?

“Booking” contiene tanta sofferenza e forse è anche questo il suo punto di forza. La prima bozza di questo pezzo risale alla prima pandemia, ispirata da un grande desiderio di evasione. Da lì nascono i viaggi mentali e la voglia di dividere in due la gioia di stare insieme ma anche la frustrazione di voler andare lontano senza poterlo fare. Ti dico la verità, ci avevo messo talmente tanta emotività in questo pezzo che prima che uscisse avevo paura non avesse il giusto potenziale per arrivare alle persone, invece poi è stato il pezzo più amato.

Intorno a questo lavoro si parla anche di “cuori fertili”. Questi spesso però non si fanno trovare, rendendo ancora più duro il lavoro dei cantautori emergenti. Come vivi questa “sfida nella sfida”, di intercettare persone che possano ritrovarsi nelle tue parole?

Beh che dire… Siamo in tanti a voler parlare attraverso la musica ma forse il cerchio si stringe quando si tratta di perseverare. Io, da come si potrà sentire nelle mie canzoni, sono una persona molto emotiva che pratica forse anche troppa autoanalisi. Mi chiedo spesso quale possa essere il mio scopo in questo ambiente ma anche proprio su questo pianeta, però non avendo nessun tipo di certezza a riguardo mi faccio guidare dal mio istinto, da quella che io chiamo “vocazione” e anche nei giorni in cui mi sento terribilmente inutile scelgo di andare avanti, di perseverare.

In “Non parlo più” si sentono in lontananza echi orientali, esaltati da una produzione efficace. Con chi hai lavorato nella genesi di questo EP? Che sinergia s’è venuta a creare?

L’EP è stato totalmente lavorato da me e Nicola Marotta con l’aiuto di Kaleidocloud (nella co-produzione e nei mix/master). Mi sento fortunata perché tra me e Nicola c’è un legame che va oltre l’inspiegabile ed è proprio grazie a questa sinergia che i pezzi di questo disco hanno preso la forma giusta al momento giusto. Stando in studio e vivendo insieme questa gestazione ci siamo resi conto di quanto ci mancava fare musica senza dover pensare necessariamente alle mode, alle hit, ai numeri. Ci siamo goduti tutto dal primo all’ultimo momento, lacrime comprese.

Il disco si conclude poi con tutta l’emotività di “Bouganville”. Una lettera, una presa di coscienza. Un cerchio che si chiude tra ciò che è stato prima che Marsali nascesse e ciò che il futuro porterà?

Sì, diciamo che la title-track oltre ad essere il pezzo più cantautorale dell’EP è anche quello dove mi metto più a nudo. Mi piace descrivere questa canzone come una sorta di preghiera che io faccio a me stessa ma che rivolgo anche alle mie paure, ai miei fantasmi interiori, per ricordarmi sempre che se sono venuta al mondo un motivo esiste a prescindere dal fatto che io lo conosca o meno.

E a proposito di futuro, il libro è ancora tutto da scrivere, ma se fosse il destino a riempire queste pagine, cosa vorresti leggerci nei giorni, negli anni che aspettano Marsali?

I sogni per Marsali sono tanti, sono tutto. Forse però la cosa che mi auguro più di tutte è di continuare a resistere davanti all’ignoto, è di continuare a credere a quell’istinto che a volte è taciturno ma che non scompare mai.

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Giornalista salernitano iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania. Colleziono compulsivamente dischi e mi piace scrivere con la musica ad alto volume.

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