Il cantautore campano Luciano Tarullo ha pubblicato il suo nuovo album, “Qualcosa di vero nel mondo“: «Lo specchio della mia osservazione della realtà contemporanea»

C’è una florida stirpe di cantautori che tengono viva – anzi, vivissima – l’espressione più autentica dell’arte della scrittura in musica, in una scena underground che nonostante tutte le difficoltà del caso per restare a galla, continua ad essere in costante fermento e produzione. Tra questi c’è anche Luciano Tarullo, cantautore campano che lanciato nelle scorse settimane il suo nuovo album, “Qualcosa di vero nel mondo“, fuori per La Saletta e contenente otto tracce, alcune delle quali già edite ed altre ignote al pubblico, che soltanto adesso si sono rivelate.

Luciano Tarullo esprime con tutta quell’autenticità che dal primo giorno lo contraddistingue un’analisi lucida, a tratti spietata ma comunque profondamente intrisa di speranza, dello stato delle relazioni umane – e del contesto che le vede consumarsi – nella società odierna. Ad uscire fuori è un disco colmo d’anima, cosa purtroppo non scontata nella musica dei tempi d’oggi. Abbiamo approfondito la scoperta di questo lavoro con lo stesso Luciano Tarullo.

Questo disco arriva “nel cuore del caos moderno, dove la linea tra bene e male si confonde”. Cosa e che contesto ti ha portato a generare, oggi, questo album?

Questo disco rappresenta lo specchio della mia osservazione della realtà contemporanea caratterizzata da una complessità crescente e da un’erosione dei confini tra giusto e sbagliato nonché da una sempre più grande mancanza di empatia tra persone. All’interno di questo contesto ho voluto realizzare un’opera che ricercasse nel mondo qualcosa di vero, citando il titolo del disco, riuscendo a trovarlo nell’importanza e nel valore delle relazioni umane, della condivisone e dell’amore in senso universale.

Un disco che si muove tra cantautorato classico italiano e atmosfere britanniche. Che lavoro di studio e ricerca, anche e soprattutto musicale oltre che testuale, c’è dietro questo album?

Ho voluto combinare le radici della tradizione cantautorale italiana con l’influenza delle sonorità britanniche che da sempre mi affascinano; un suono analogico, vintage e molto espressivo. Tutto suonato da me e della mia band. Il processo ha coinvolto un’accurata ricerca musicale, ascoltando vari artisti e sperimentando con diversi arrangiamenti. A livello testuale, mi sono immerso in letture e riflessioni che hanno arricchito la scrittura delle canzoni, cercando di coniugare liriche poetiche con messaggi profondi.

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Luciano Tarullo

L’importanza delle relazioni umane è il filo conduttore di quest’opera. Relazioni che paiono sempre più compromesse dalla pandemia ad oggi. Come mai, di questi tempi, è così difficile comunicare con gli altri?

La pandemia ha amplificato una distanza già presente, non solo fisica ma anche emotiva. Credo che la comunicazione sia diventata più complessa a causa della digitalizzazione, che ha facilitato i contatti ma spesso a scapito della profondità delle relazioni. La velocità del mondo moderno ci ha portato a un’interazione più superficiale, dove spesso mancano il tempo e la pazienza per ascoltare veramente l’altro.

Ascoltando l’album emerge una sensibilità e delicatezza nel narrare le emozioni. Questo è un po’ il filo conduttore anche delle tue precedenti pubblicazioni. La tua cifra stilistica. Esporre le proprie sensazioni, anche in maniera piuttosto vulnerabile, in una società moderna quasi del tutto insensibile e anestetizzata, è più un atto di coraggio o un rischio?

Penso che sia entrambe le cose. Esporsi vulnerabili in un mondo che spesso sembra insensibile è un atto di coraggio perché richiede autenticità e sincerità. Allo stesso tempo, è un rischio perché si può essere fraintesi o giudicati. Tuttavia, credo fermamente che la musica abbia il potere di toccare le persone e creare connessioni genuine, per chi ha davvero la voglia e la capacità di ascoltare e “sentire”.

“Di rosso e di viole” di Luciano Tarullo

In “Quello che siamo diventati” scavi in un “vuoto” sia interiore che culturale, immagino del contesto che ti circonda. Cosa ci hai trovato poi in quel vuoto?

In quel vuoto ho trovato molte delle nostre paure e insicurezze, ma anche una grande mancanza di empatia e voglia delle persone di prevaricare l’altro a qualunque costo e con qualunque mezzo.

Ne “Il mondo capovolto” troviamo bambini costretti a mettere da parte la propria infanzia per una vita prematuramente adulta. Come credi influirà questa crescita spasmodica e frettolosa dei giovani – e giovanissimi – di oggi sul loro futuro (e anche sugli artisti del futuro)?

La perdita dell’infanzia è un fenomeno preoccupante. Credo che questa crescita accelerata possa portare a una mancanza di esperienze fondamentali per la formazione di una personalità equilibrata. Per gli artisti del futuro, potrebbe significare un approccio più disincantato e forse cinico alla creazione, ma anche una profonda consapevolezza delle problematiche sociali. Alla fine l’artista vero è proprio quello che riesce ad accudire e a conservare il suo lato da bambino.

La ricerca di “Qualcosa di vero nel mondo” si scontra con una realtà fatta di esseri umani incapaci e svogliati nel dedicare tempo alla scoperta dell’altro e, appunto, di ciò che a questo mondo è davvero autentico e reale. L’impressione è che tale trend sia sempre più in costante aumento. Cosa ne pensi di questo e credi possa esserci margine per un dietrofront?

È vero che viviamo in un’epoca di superficialità crescente, ma sono ottimista. Credo che ci sia sempre una parte di persone disposta a cercare qualcosa di vero e autentico. Il cambiamento può partire da piccoli gesti quotidiani e dalla consapevolezza individuale. Se riusciremo a recuperare il valore delle relazioni profonde e dell’ascolto, ci sarà sempre spazio per un ritorno a una maggiore autenticità.

“Quando scopriremo di essere grandi” di Luciano Tarullo

Quando scopriremo di essere grandi” regala una conclusione speranzosa a questo disco, insieme ad un augurio: vivere il presente. È un augurio che fai anche a te stesso?

Assolutamente sì. Vivere il presente è una sfida costante, ma è anche una delle cose più preziose che possiamo fare. È un augurio che rivolgo a me stesso e a chi ascolta il disco, nella speranza che tutti possiamo trovare un po’ di serenità e gioia nell’adesso, senza lasciarci travolgere troppo dalle preoccupazioni del passato o del futuro.

ASCOLTA QUIQUALCOSA DI VERO NEL MONDO“,
IL NUOVO ALBUM DI LUCIANO TARULLO

Ideatore e fondatore di 4quarti Magazine. Scrittore e giornalista salernitano iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania. A dicembre 2023 pubblica "Nudo", il suo primo libro. «Colleziono compulsivamente dischi e mi piace scrivere con la musica ad alto volume».

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