L’ex One Direction Liam Payne è morto dopo una caduta dal balcone di un hotel a Buenos Aires. Con lui si spezza l’ultima scintilla di giovinezza di una generazione chiamata a crescere in fretta, anche dopo questa notizia
C’è qualcosa di innaturale e profondamente straniante nell’assistere alla generazione contesa tra gli ultimi millennials e primi, acerbi, componenti della Generazione Z, chiamata adesso a dover processare anzitempo la morte di uno dei componenti degli One Direction. Liam Payne è morto a soli 31 anni precipitando dal balcone della sua camera, posta al terzo piano del CasaSur Hotel, nel quartiere Palermo di Buenos Aires. Con la sua morte improvvisa qualcosa si spezza definitivamente per un’intera generazione, insieme ai sogni dei tanti fan dei cinque pop idols inglesi, la cui tanto reclamata reunion avverrà adesso, incredibile a dirsi, al funerale di uno di loro.
Sono state settimane complesse, le ultime, per Liam Payne, risucchiato in un vortice di critiche dopo le accuse che sono state mosse nei suoi confronti, in maniera non troppo velata, in un libro scritto dall’ex fidanzata, la modella ventitreenne Maya Henry. Tra i due una storia durata tre anni, dal 2019 fino al 2022, e un matrimonio andato a monte ancor prima di essere celebrato. Le accuse mosse verso Liam Payne riguardavano abusi fisici e mentali nella relazione tra i due, oltre che stalking – attraverso chiamate e messaggi anche a membri della famiglia della modella – dopo che la storia s’è interrotta.

Venendo al pomeriggio di ieri, mercoledì 16 ottobre, i media argentini hanno dato per primi la notizia della morte di Liam Payne: il cantante è stato rinvenuto senza vita all’esterno del CasaSur Hotel, dalle forze dell’ordine, chiamate ad intervenire sul posto dopo segnalazioni da parte di alcuni ospiti dell’albergo a causa di uomo in “atteggiamenti violenti e minacciosi”. Probabile si trattasse proprio di Payne ed è altrettanto probabile che l’ex One Direction fosse sotto effetto di sostanze stupefacenti, come mostrato dalle immagini scattate nella camera d’albergo, semi distrutta, con diverse sostanze sparse sul tavolo della stanza.
E poi il volo. Se si sia trattato di una caduta accidentale o di un atto volontario, non è stato ancora appurato, ma volendo analizzare dalla giusta distanza questa terribile tragedia, senza scivolare nella narrazione tutta social – e per social s’intende X (Twitter) – che trova inconcepibile mostrare un sincero dispiacere per la sua morte condannandone ugualmente la condotta violenta, ci sono alcuni punti su cui, adesso, si può soltanto riflettere in silenzio.
Liam Payne, ad una prima occhiata, già ai tempi di quel fenomeno enorme e senza freni degli One Direction nei primi anni ’10 dei 2000, è sempre sembrato quello con lo sguardo più “triste” della cinquina di giovani cantanti. Anche lui, così come Harry Styles, Niall Horan, Zayn Malik e Louis Tomlinson, era stato chiamato ad accelerare il processo di crescita per gestire un successo difficile da quantificare. A disagio davanti alle telecamere e ai microfoni dei giornalisti – cosa mai nascosta – Liam Payne ha trovato nelle sue fragilità esistenziali alcuni dei suoi più cattivi nemici.

È cosa piuttosto solita, nello star system, trovare delle personalità che finiscono per precipitare nel baratro dei propri stessi limiti, portati all’esasperazione da un contesto che non lascia spazio alla comprensione, al sostegno reale fuori dai riflettori. Liam Payne è uno di questi. Solo, troppo solo, schiacciato dai demoni interiori con cui non è mai riuscito ad aprire un dialogo. Lì dove il benessere mentale è una questione che richiede troppo tempo per essere approfondita, troppo tempo per la velocità a cui procede la vita dei famosi, c’è qualcuno che inevitabilmente perde il controllo della propria auto.
Dispiacersi sinceramente per la morte di Liam Payne non è una parolaccia. Non c’è da stupirsi se, dalla tarda serata di mercoledì 16 ottobre, ora in cui la notizia è arrivata anche in Italia ed è stata ripresa da tutti i media, non si parli d’altro sui social, dove aleggia un attonito silenzio di fronte ad una notizia a cui noi, della generazione segnata dal fenomeno degli One Direction – al netto dei gusti personali – non potevamo essere preparati.
Se non fosse a causa del tempo, che incurante procede per la sua strada e brucia anni come sigarette, uno dopo l’altro, e per le mille situazioni di vita che ci convocano quotidianamente a spogliarci, pezzo dopo pezzo, degli abiti della giovinezza, a prendere a schiaffi i ricordi e i sapori dell’adolescenza ci si mette anche la morte di uno degli One Direction. Frase questa, che dopo ore, si fa ancora difficile da sputare fuori dalla bocca.
Un dispiacere, al pari di quello che porta con sé la constatazione che un’altra vita, nel fiore della sua esistenza, non è stata aiutata sufficientemente a vincere la propria ombra. Liam Payne è morto, quando la sua anima vagava già nella solitudine e nella complessità di montagne, dentro sé, che non riusciva a scalare.




