I quartieri ricchi di denaro ma poveri d’affetto, i desideri disattesi e i presepi di sughero: ecco gli otto brani di Ormoni, il nuovo album di Kinder Garden

Nel 2017 la fondazione di un collettivo, oggi trasformatosi in una chiave solista, che trova la sua spinta propulsiva nella musica e nelle parole dell’artista romano, classe 1996, Francesco Menna. Adesso è arrivato un nuovo album per il progetto Kinder Garden, dal titolo Ormoni, uscito il 25 ottobre per peermusic Italy. Un disco che si rifà a testi colmi di immaginazione e scenari sospesi ma vissuti nella realtà concreta. Otto canzoni che fondono diverse sonorità, dal synth pop all’indie pop, passando per l’elettronica con venature rock e rap. Intenso e disilluso, riflessivo e diretto. Da ascoltare.

Di questo disco hai detto che rappresenta «il mio passaggio attraverso la fine dei vent’anni». Viene spontaneo chiedersi, a questo punto, cosa resterà di questi vent’anni?

È un disco che segna una transizione a livello stilistico, di sound e scrittura. Uno dietro sé lascia delle tracce. Alcune non rimangono, altre sì, e da quelle si parte per costruire ciò che sarà. Ho iniziato a suonare da piccolo e nel corso degli anni ho scritto canzoni partendo da un linguaggio vicino al rap. Questo mondo, e quello del progetto Kinder Garden, li ho sempre tenuti separati. Questo disco è stata l’occasione per costruire un ponte tra le due parti e ciò mi dà un certo senso di tranquillità.

Partendo dal primo brano, Presepi, colpiscono le immagini evocative del testo: i quiz a premi, i villaggi di sughero della natività. L’ho interpretato come un rifugiarsi nelle piccole cose, ma da cosa?

Sì, si può interpretare come un rifugiarsi. Io lo vivo un po’ come un pezzo di denuncia. Se dovessi fare un videoclip per questo pezzo immaginerei lo scenario di ragazzini a una cena di Natale, con la testa da un’altra parte, presi dalla noia e dal freddo di quella cena senza comunicazione. Ho un bel rapporto con la mia famiglia, ma sono cresciuto in quartieri romani in cui è pieno di ragazzi che crescono con tanti soldi ma zero affetto, è un argomento che mi tocca molto e l’ho messo in questa canzone.

“Presepi” di Kinder Garden

Beat quasi ipnotico e testo immaginifico, quello di Dal dottore. Ce ne parli?

Come quasi tutte le canzoni, è nata chitarra è voce. In origine era collocabile a uno scenario cantautorale. Sembrava una di quelle canzoni a due accordi minori, quasi “allegrotte”. Mettendoci questi synth dark c’è stato un cambio di atmosfera che mi piaceva. Nel testo del ritornello cito una frase di una canzone di Cesare Cremonini, Vieni a vedere perché: “Capirai che il cielo è bello perché”. È una canzone, direi abbastanza a sfondo sessuale. È nata d’istinto.

Mi fa sorridere la frase “L’America non la puoi raccontare” nel brano E.S.P., all’alba delle elezioni presidenziali vinte da Donald Trump. Non siamo qui a parlare di politica estera, ma se dovessi provare a raccontare l’America, come la racconteresti?

L’America di oggi? Non saprei, è complicato. Quando nomino in quella canzone l’America, o in generale quando la penso, la vedo con belle immagini. Mi rifaccio ad un immaginario del passato, che guarda alla grande scuola del Jazz degli anni ’50. Penso ai film degli anni ’90 e inizio anni 2000. Su certi aspetti sono un po’ fuori dal mondo, se dovessi pensare oggi di andare in America, lo considererei solo per un periodo limitato e non a viverci. Mi mette molta ansia.

Kinder Garden
Kinder Garden

Musicalmente è un album pieno di sfumature. Quale era la veste sonora che avevi immaginato per questo lavoro?

Da quel punto di vista sono abbastanza soddisfatto. Abbastanza. Immaginavo un sound “rozzo”, pochi synth d’ambiente. C’è una certa filosofia dietro: in un momento come quello attuale, in cui è difficile suonare dal vivo con tutto il gruppo, ci tenevo a portare avanti la mia idea di musica come condivisione. Mi piace l’idea di suonare sul palco con altre persone.

L’unico testo che non porta la tua firma è Quante volte con Alice Triunfo, cofondatrice e componente del collettivo Thrucollected, che nell’esecuzione del brano ricopre un ruolo di primo piano per quasi tutta la canzone. Scelta singolare, per un cantautore. Dicci di più.

Il pezzo è nato da un altro pezzo. Avevamo fatto una canzone totalmente diversa, una uptempo in cui io cantavo le strofe e lei il ritornello. Il ritornello era proprio questo. Riascoltandolo ho preso il ritornello di Alice, ne ho riscritto l’armonia, cambiandolo totalmente. Le ho inviato un provino, l’ha cantato in studio e non ho sentito il bisogno di aggiungermi alla canzone. Alice mi piace come persona e anche come autrice, la sua scrittura. Mi piaceva l’idea di dedicarle questo spazio.

Il titolo del disco gioca con il concetto dei cambiamenti. Raccontaci della scelta di Ormoni per titolare questo album e, in generale, come affronti e vivi i cambiamenti?

Potrei rispondere allo stesso modo per entrambe le domande: è un disco di transizione, dunque mi sembrava un titolo molto centrato. Dare questo titolo e lavorare in questo modo è stata una sorta di terapia che mi ha permesso di vivermeli meglio, quei cambiamenti. È stato un disco diverso che ha richiesto molto tempo e pazienza. Ci sono stati momenti che mi hanno messo molto alla prova. Generalmente vivo i cambiamenti come un “distruggo tutto e riparto”, mentre invece in questo caso è stato necessario avere costanza e tenere botta nei momenti più tosti.

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IL NUOVO ALBUM DI KINDER GARDEN

Ideatore e fondatore di 4quarti Magazine. Scrittore e giornalista salernitano iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania. A dicembre 2023 pubblica "Nudo", il suo primo libro. «Colleziono compulsivamente dischi e mi piace scrivere con la musica ad alto volume».

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