L’esordio solista di Ilaria Formisano – che in arte troviamo come Juni – inaugura un progetto visionario e perturbante. Si parte ora, dal singolo “Mosca cieca”, fuori per Factory Flaws.
Il 26 settembre segna l’uscita ufficiale di Mosca cieca, il singolo di debutto di Juni, nuovo alias artistico di Ilaria Formisano, da poco entrata a far parte del roster dell’etichetta indipendente Factory Flaws. Un brano che nasce come atto catartico, scritto in uno stato di terrore e smarrimento emotivo, con l’intento di scandagliare i recessi più complessi della solitudine.
L’esperienza del sentirsi soli, nel racconto di Juni, si trasfigura in una dimensione surreale: uno spazio sospeso, popolato da illusioni, magneti, apparizioni e scenari che si alternano in un continuo scambio tra realtà e immaginazione. È in questo terreno che Mosca cieca prende forma, come esercizio di disorientamento e insieme di rivelazione.
Il progetto Juni si definisce come un esperimento sonoro e concettuale, una vera e propria “detonazione” nata dal rifiuto di forme preconfezionate e dal desiderio di esplorare l’ignoto. Un’entità artistica plurale e mostruosa, che rifiuta spiegazioni, fondata su errori, visioni e frammenti di meraviglia. “È il tentativo di dare un suono a ciò che non posso dire”, racconta l’artista, evocando un immaginario in cui prestigiatori, sibille e creature simboliche animano una festa interiore fatta di smarrimento e riconoscimento.
Descrivendo Mosca cieca, juni offre un’immagine teatrale e perturbante: “Ho gli occhi coperti da un pezzo di stoffa, un kimono sfinito indosso e luci rosse a dipingermi. Danzo e giro più volte su me stessa pronta ad ingannare la memoria, quasi sonnambula. Una città desolata diventa così il palcoscenico ideale per un gioco spettrale.”
Dietro lo pseudonimo juni si cela una costruzione personale e linguistica. Il nome prende ispirazione da June – il mese di nascita e di genesi del progetto – e richiama, con un gioco fonetico, il termine dialettale napoletano wajuni (“ragazzi”), oltre al soprannome “ilariuni” con cui l’artista è conosciuta sin dall’adolescenza.
Con Mosca cieca, Juni inaugura ufficialmente il proprio percorso solista, presentandosi come voce nuova e inclassificabile della scena indipendente. L’esordio segna anche l’inizio della collaborazione con Factory Flaws, etichetta che sostiene il debutto di un progetto che si annuncia tanto enigmatico quanto magnetico.




