A Sanremo 2025 s’è fatta scoprire dal grande pubblico con il brano “Eco”, adesso con l’album “Joanita” ci fa definitivamente innamorare di lei. Ecco Joan Thiele, un’anima leggera al servizio della dea Musica

«Quando sei una ragazzina, non hai paura, sogni e basta, immagini e inventi il futuro». Chiude gli occhi, Joan Thiele, si rivede bambina, si rivede Joanita, così come la chiamano le persone a cui è maggiormente legata. Una bambina semplice, pura, caratteristiche che con il tempo sono rimaste immutate e che l’hanno traghettata, oggi, di fronte al pubblico più vasto che abbia mai intercettato nella sua già ben nutrita e strutturata carriera. Joan Thiele riapre gli occhi e si ritrova grande, noi riapriamo gli occhi e ci troviamo davanti a uno dei dischi più belli che la nostra canzone italiana abbia originato negli ultimi tempi.

Pubblicato per l’etichetta Numero Uno, con distribuzione Sony Music, Joanita è il terzo album in carriera della cantautrice, rilasciato a cavallo della sua prima volta in gara al Festival di Sanremo, ma di questo avremo modo di parlarne. Quattordici canzoni ne compongono la tracklist, brani che, come il ragù della domenica, sono stati cotti a fuoco lento, dedicando loro il dovuto tempo per potersi definire pronti e “commestibili”. Sarà per questo che sono così buoni (da ascoltare).

In questo disco c’ho messo tutta me stessa. Mi sono data un bacio sulla fronte, per rassicurare la bambina dentro di me. Le ho chiesto di fidarsi. Quando sei una ragazzina, non hai paura, sogni e basta, immagini e inventi il futuro. Ed io ho fatto questo. Ho ascoltato ed investigato le mie emozioni, una ad una. E così ho abbracciato la mia chitarra, acceso l’amplificatore e ho iniziato ad urlare. Grazie a questo album ho ricominciato a sentire tante cose, con la pancia, il mio istinto al primo posto.

È un disco, Joanita, che nasce da un istinto primordiale, quello di Joan Thiele, che l’ha portata a scandagliare il fondale più profondo della sua essenza, per trovarci l’origine di sé, le risposte che poi ognuno di noi cerca dalla propria stessa voce allo specchio. Un lavoro durato diversi anni e che alla fine ha dato ragione di questo tempo – tantissimo, se consideriamo le dinamiche discografiche di oggi – messo sul piatto e investito dall’artista, che ha saputo trarre beneficio dalla realizzazione di questo album più di chiunque altro.

Joan Thiele
Joan Thiele

Nonostante ognuna di queste quattordici tracce fotografi un’emozione specifica, racconti una storia a sé e sia pregna di immagini cinematografiche – è un album, questo, che ha un marcato sapore cinematografico. Non a caso nella bacheca di Joan Thiele figura proprio un David di Donatello conquistato in questo campo – nel complesso Joanita è un disco che cammina su due gambe e lo fa con decisione, senza tentennamenti e senza slegarsi mai. Anche quando dall’esterno arriva una voce ospite, quella di Frah Quintale nel duetto su Occhi da gangster.

Tutto è solido, perfettamente amalgamato, senza essere un concept album, che in certi casi finisce per legare forzatamente insieme canzoni che invece vorrebbero viaggiare libere e solitarie. Qui accade proprio questo: canzoni libere come le donne, ma tutte figlie dello stesso albero da cui come frutti sono cadute, luminose e indipendenti. Bimbe meravigliose e meravigliate al cospetto della vita, come la stessa Joanita, con la sua chitarra elettrica e il naturale desiderio d’esprimersi.

Negli ultimi tre anni ho lavorato al disco nuovo e ho voluto prendere il mio tempo, una cosa forse un po’ anacronistica vista la velocità del panorama musicale contemporaneo. Nel 2020 ho iniziato anche a produrre perché mi rendevo conto che avevo bisogno di lavorare, ma soprattutto di investigare il suono al fine di trovare qualcosa che unisse le mie varie identità musicali. Ho dato dunque più importanza alla musica, poi in questo ultimo periodo mi sono concentrata sulla scrittura. C’è un fil rouge molto definito, è un album molto strumentale, nel senso ricco di strumenti, anche se c’è un po’ di elettronica, perché sentivo il bisogno di ritornare alla musica “suonata”.

Incantevole, come il brano che ha portato in valigia in questa sua prima avventura sulla Riviera ligure. A Sanremo Joan Thiele s’è rivelata all’Italia che ancora non la conosceva con Eco, sofisticata ballad dalle atmosfere western che colpisce per cura e ricercatezza nei suoi, oltre che in un bel testo che pone la ciliegina sulla torta. “E se potessi dirti che qui la paura non ha età / Tu fissala forte dentro agli occhi“, come se Thiele parlasse alla sé bambina, a Joanita, che con la sua chitarra elettrica sogna un mondo fatto di quell’essenzialità che per lei è pane.

“Eco” di Joan Thiele

Ventesimo posto, quanto riservatole dal meccanismo spietato della gara sanremese. Una cento metri in cinque giorni che tante volte non riserva giustizia a brani che, invece, richiedono tempi di maturazione più lunghi per raggiungere la piena bontà. Ma se è vero che la classifica di Sanremo dopo un mese sparisce dalle menti dei più, è vero anche che la musica, dopo quei cinque giorni, continua e suona anche più forte in cassa. Almeno è quello che mi – e ci – auguro, così come auspico una lunga vita a questo album, il capolavoro di Joan Thiele, che possa sopravvivere con la sua elegante leggiadria all’infinito scorrere, come una cascata, della discografia.

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Ideatore e fondatore di 4quarti Magazine. Scrittore e giornalista salernitano iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania. A dicembre 2023 pubblica "Nudo", il suo primo libro. «Colleziono compulsivamente dischi e mi piace scrivere con la musica ad alto volume».

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