A oltre un anno dalla partecipazione di X Factor, la musica per Eda Marì non si è fermata, anzi. Si è evoluta con lei
Poco più di un anno fa catturò l’attenzione dei giudici ad X Factor con la sua voce calda e suadente, e un anima travagliata che gridava e cercava a tutti costi di uscire fuori. Eda Marì però non è soltanto un’ex concorrente del talent show di Sky. È altro, e forse le cose migliori le ha fatte vedere fuori dal contesto televisivo. Tra queste senza dubbio c’è “Zero coraggio“, uno dei brani che anticipano il suo EP e in cui c’è tanto di ciò che l’artista “100% Made in Sud” ha da servire sul piatto.
Abbiamo quindi deciso di passare la lente d’ingrandimento su Eda Marì, su quello che è stata sin dai suoi esordi, condivisi tra danza e musica, fino alla parentesi ad X Factor e tutta la musica che suona in cassa e che presto raggiungerà le piattaforme di streaming. Non c’è dubbio, e fidatevi di noi: Eda Marì è da non perdere di vista.
Arrivi dal mondo della danza, che ti ha accolto prima di quello musicale. Questi due mondi come si incastrano nella tua vita?
Sono cresciuta facendo danza perché mia madre, che ha una scuola di danza in Calabria da trentadue anni, mi ha trasmesso questa passione fin dalla nascita. Sono nata nella sala da ballo. La musica, la percezione dei suoni, è sempre stata legata a questo mondo. Ho iniziato a scrivere filastrocche e canzoncine, passando poi allo studio del canto e della musica. Il percorso della danza, per forza di cose, l’ho portato a termine. La musica invece mi piace descriverla come una relazione tossica. A volte mi ha fatto soffrire e per un periodo mi sono chiusa in me stessa, non vedevo una luce.
Nel nostro paese a volte l’arte viene mercificata, e fare musica in una certa maniera non viene semplice…
Sì. In entrambi gli ambiti non è facile. Molto spesso rifletto e penso a come, in qualunque caso, cascherei male (ride, ndr). Sia con la danza che con la musica si tratterebbe di un futuro incerto. In ogni caso tra me e la musica c’è un amore, quel tipo che si vorrebbe avere a tutti i costi. Questo mi ha portato a scrivere, a sentirmi viva mentre scrivo, a sentirmi viva mentre ballo o mentre vedo le persone ballare. Mi piace sottolineare questo: non sono una ballerina, sono un’insegnante. Che è diverso. Mentre non potrei mai insegnare canto, perché sono una cantante.
È un punto di vista molto interessante…
Voglio sottolinearlo perché quando riesci a trasmettere qualcosa a qualcuno è molto bello. Questo faccio nella danza, e a differenza nella musica non ci riuscirei mai. È il contrario. Cerco persone che mi facciano capire le loro emozioni e magari farle mie, oppure continuare a studiare, cosa che già sto facendo.
Le sonorità dei tuoi pezzi parlano chiaro. Si sente forte la matrice urban ma anche l’r’n’b che arriva dalla cultura black. Cosa c’è in una playlist tipo di Eda Marì?
Nella mia playlist predomina il rap. C’è tutto il mondo hip hop e urban, che regna nella mia playlist e mi influenza, mi ispira. L’ultimo album di Marracash ad esempio mi sta uscendo dalle orecchie. Continuo ad ascoltarlo a ripetizione e ogni volta piango, mi vengono i brividi.
“Noi, loro, gli altri“? Un gran disco.
A volte ci sono giorni che dico “basta, non lo ascolto più”, poi lo rimetto e mi sento male.
A tutto rap, quindi, nella tua playlist?
Sì, però adoro anche l’indie, e mi piacciono anche le cose più popolari, che richiamano la mia terra. La nostra terra! A volte ho bisogno di distaccarmi da suoni che oggi ritrovi un po’ in tutto, non solo nel rap. Mi piacciono i pezzi in acustico. Insomma, tutto questo.
Veniamo adesso al capitolo “X Factor”, a cui hai preso parte nella scorsa edizione. Ci avevi già provato in passato?
Ci ho provato a sedici anni, ero davvero molto piccola. Poi non ci ho provato più.
Cosa credi abbia funzionato stavolta? La maturità?
Credo che in questo caso abbia funzionato il mio brano inedito.
E cosa pensi ti abbia lasciato questa esperienza?
Mi ha lasciato sicuramente una grande formazione. Per quanto riguarda la gestione delle emozioni, anche se stai morendo e dentro ti sta succedendo di tutto, devi comunque uscire e fare quello che devi fare. Il periodo storico poi è stato fortissimo. Ci trovavamo in piena pandemia ed uscivamo dal primo lockdown. Tutto quello che stavo vivendo non riuscivo a metabolizzarlo. Non riuscivo a crederci e mi ripetevo “Com’è possibile che fino all’altro ieri stavo chiusa in camera a cantare per i fatti miei e adesso sono qui?”. Ancora oggi faccio i conti con quell’esperienza, che mi ha lasciato dei compiti da fare su me stessa.
Mika, invece, il tuo giudice? Che idea ti sei fatta di lui?
È stato fondamentale per il mio percorso. Tutti i consigli che mi ha dato sono stati necessari e lui è una persona fantastica. È stato un onore per me lavorarci.
Ad oggi, la ripeteresti quell’avventura?
A volte penso di sì ed altre no. Oggi ti dico sì. Ci sono cose che fanno il proprio corso, come un fiume. Devo avere il coraggio di dirti di sì, quello che sto facendo adesso ne è la conferma. Ci sono giorni però che qualche rammarico riaffiora, ma sono io che sono matta (ride, ndr)! Ti dico di sì senza pensarci troppo, c’è sempre quel lato di gratitudine che non finirà mai per quest’esperienza. Alla fine tutto ruota intorno all’amore. Penso a quest’esperienza come una relazione che alla fine resta un po’ strana, ma che ti fa capire dove vuoi andare, quello che vuoi.

Hai parlato del brano che presentasti ad X Factor, “Male“. Ce ne parli?
È un pezzo super personale. Si porta tutte le schegge di un anno molto difficile. È stato sempre letto sotto una chiave amorosa, quando però in “Male” tratto tanti punti che mi riguardano. Uscivo da un anno in cui sono successe tante cose insieme, e avere persone intorno che mi limitavano nella mia esperienza con il dolore mi faceva a suscitare delle domande. Persone che ti dicono di non fare, di non essere, di non dire, in un momento in cui non sei pronto a ricevere dei consigli. In quel momento, in cui necessiti solo di uscire dal groviglio che si è creato intorno, i consigli non ti aiutano, ma ti creano solo un disagio fortissimo. Questo è il mio brano.
Oggi Eda Marì come trasforma quel dolore in carburante per andare avanti?
Lo trasformo scrivendo, quindi sfogandomi. Se non scrivessi le mie canzoni sarei una repressa seriale, invece grazie alle mie canzoni dico cose che non direi mai. Ad esempio, “Zero coraggio” è un mio sfogo. Con il foglio, con la penna, riesco a trasformare il mio dolore, e non è facile come sembra.
A proposito di questo brano, fortissimo. Dentro si sente la voce strozzata in gola di una donna stanca. Piena di forza che però non riesce a portare all’esterno…
È così. “Zero coraggio” è un brano che mi piace immaginare come una persona allo specchio che non riesce a sentire la voce dell’autostima, perché non la conosce, perché non sa neanche di che colore sia fatta. Che sente soltanto voci che ti convincono di non essere abbastanza, a livello fisico, artistico, in tutto. A volte può essere uno sprono, altre una botta su quella che dovrebbe essere la tua anima. Ti vedi solo in bianco e nero.
Così come in bianco e nero è anche il videoclip.
Esatto. Nel videoclip ho voluto proprio rappresentare questo mostro, che sarebbe un’altra parte di me, che mi fa vedere solo ciò che c’è di sbagliato. Il coraggio alla fine è accettare se stessi, e lo canto nel brano: “Non esiste il corpo perfetto”, una frase semplicissima che ritroviamo ovunque, anche sui social.
Quel “body positivity” a tutti i costi, in cui se non ti accetti così come sei, allora sei tu quello sbagliato.
Sì, e dietro c’è un mondo, non basta solo vedere queste immagini, che non riescono a curare un disagio.
C’è una frase nel testo di “Zero coraggio” che mi ha colpito molto: “Dimmi che cosa le mettono a fare, le foto delle modelle fuori dall’ospedale“.
A me questa cosa è accaduta davvero. Sono andata in ospedale, dove trovavo mia madre e non era più mia madre. La cosa terribile era passarle lo specchio. Fuori dall’ospedale trovavo poi delle pubblicità, anche del centro ospedaliero stesso. Dei volti che non erano normali, non potevano esserlo, e mi dicevo “Cazzo, lei starà malissimo”.
Nelle scorse settimane è poi uscita un’altra traccia, “Besame macho“. Con chi hai lavorato per la sua realizzazione?
Ho lavorato con Fefo Forconi, un musicista grandioso, e Dj Spike, Stanislao Costabile. Ho voglia di leggerezza, dopo questa nube nera che mi porto addosso, e questo stato d’animo sempre un po’ travagliato. Con “Besame macho” racconto una storia, che non ha un finale felice perché parlo di una persona che, presa da altro, non ricambiava le mie attenzioni. Allo stesso modo avevo voglia di comunicarlo con spensieratezza. Nella copertina del singolo descrivo la mia bufera, quello che ho dentro. La rifletto con questo “La la la”, che può avere tantissimi significati e che può essere di tutti.
Sappiamo infine che c’è un EP in lavorazione, cosa ci puoi anticipare?
Sì, ma non c’è al momento una data d’uscita certa. Sicuramente ci saranno Fefo Forconi e Dj Spike, insieme ad altri musicisti come Paolo Gaudio e Donato Dalia, con i quali suono dal vivo. Faranno anche loro parte del mio EP. Presto poi uscirà un brano che farà parte dell’album di Paolo Gaudio, in cui canto in inglese.




