Nuovo album per gli Alibi, “Confini del mondo”: «Il Covid-19 non ci ha fermati. Ci siamo e vogliamo prenderci la scena»

Si presentano carichi di energia e voglia di fare musica per davvero gli Alibi, band originaria di San Marino, composta da Enrico Evangelisti, Riccardo Gasperoni e Alessandro Zonzini, e sorta nel 2014, all’appuntamento con il secondo progetto discografico in carriera, intitolato “Confini del mondo“. Il disco, lanciato sul mercato dalla label SanLucaSound, ha visto la supervisione artistica di Manuel Auteri, ed è stato registrato da Renato Droghetti, Woodoo Sound Labs e da Andrea Privi.

Dieci sono le tracce che compongono questo album, che rappresenta anche un nuovo percorso per gli Alibi, sia nelle musiche che nei testi. La formazione adesso si prepara a far sbocciare le tematiche contenute al suo interno, ed espandere quanto più possibile il loro pubblico.

Ascoltando “Confini del mondo” emerge soprattutto una grande crescita rispetto al precedente disco omonimo del 2018. Che anni sono stati quelli che hanno portato poi a questo album?

Sono stati anni complicati, come per tutti del resto. Riuscire a lavorare a questo album non è stato semplice, le distanze che abbiamo dovuto tenere, l’essere impreparati ad una situazione del genere, tutte esperienze che ci hanno aiutato a crescere ma comunque ad allungare il periodo di lavorazione del disco. Fortunatamente questa esperienza ci ha dato comunque possibilità di poterci concentrare solo su questo e anche di trarre ispirazione per nuove canzoni che poi sono state aggiunte.

Avete detto che questo album è un tentativo di guardarsi dentro ma allo stesso tempo di “esternarsi”. Cosa hanno da gridare al mondo, oggi, gli Alibi?

Gli Alibi oggi vogliono gridare che esistiamo, che siamo presenti e che vogliamo prenderci la scena. Con questo disco abbiamo davvero superato noi stessi, i nostri confini, e vogliamo farlo sentire a chiunque.

Questo disco è nato in un momento in cui le persone di tutto il mondo si sono ritrovate per davvero confinate, a causa del Covid-19. È stata dura lavorare a questo progetto con una pandemia globale di mezzo?

È stata particolarmente dura la realizzazione di questo disco, non eravamo pronti a fronteggiare una situazione del genere né a livello personale né a livello musicale. Questa esperienza ci ha messo alla prova sotto aspetti che nella musica avevamo tralasciato. Vedersi solo via webcam e cercare di scrivere canzoni così non è stato semplice, però ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo comunque continuato. Fortunatamente quando il periodo stava migliorando abbiamo raccolto tutto il materiale che avevamo preparato da soli e lo abbiamo lavorato insieme, il risultato è stato ancora più bello.

Alibi 2
Alibi

Si sente anche che c’è stata una particolare sperimentazione. Dal rock si passa al pop e non solo. Quali sono state le vostre principali fonti di ispirazione nella lavorazione?

Le nostri fonti sono numerose. Avendo tutti gusti differenti, prendere una sola band o genere di riferimento non sarebbe corretto. In questo disco possiamo dire che abbiamo cercato di prendere spunto principalmente da band come Imagine Dragons o Negramaro, anche se le influenze in realtà sono molte di più.

Interessante è anche l’artwork del disco. Ce ne parlate?

La copertina dell’album, così come il concept di tutte le sue grafiche, prepara visivamente all’ascolto, come se fosse un binario da seguire. La copertina infatti, nata dall’idea di Gaia Andruccioli, vuole rappresentare una luna in fase crescente e racchiude in sé un senso di mistero che ci ha subito attratti. È come se l’astro a cui siamo legati, un mondo che vediamo esterno a noi ma che allo stesso tempo ci riguarda da vicino, risultasse essere tagliato in modo netto. Vi è una confine che separa l’ombra dalla luce ed un altro che divide l’alto dal basso sullo stesso “mondo”. Questa copertina è un invito ad accorgerci che il rapporto con noi stessi e con il mondo è solo questione di superare un confine.

Nelle scorse settimane avete lanciato il videoclip di “Non ti perdonerò”, un brano tra i più rabbiosi dell’album. Ci raccontate la sua genesi?

“Non ti perdonerò” è una metafora del non ascoltare l’altro, che viene raccontata attraverso un’accesa discussione tra una coppia. Il brano nasce da un episodio di vita quotidiana, da una riflessione personale sui propri errori e dal tentativo di guardare sé stessi da fuori. Dal testo si evince che il brano è suddiviso in due parti: la prima cantata da una figura maschile mentre la seconda da una femminile. Discutendo i due sovrappongono i propri vuoti pensieri, mostrano i muscoli, non esiste una reale volontà di risolvere il problema e di capire fino infondo né sé stessi né l’altro. Ogni discussione è una discussione con sé stessi. Guardiamo senza vedere, ascoltiamo senza sentire.

Il videoclip di “Non ti perdonerò” degli Alibi

Uno dei brani che mi ha maggiormente colpito è “Sei nell’aria”, in cui accennate all’indifferenza dell’uomo nei confronti dei segnali che la terra, ormai allo stremo, ci sta inviando…

Con questo brano abbiamo cercato di descrivere un po’ la situazione in cui abbiamo vissuto e quello che abbiamo capito e sentito. Nel brano cerchiamo di far riflettere sul fatto che il mondo sta cambiando e che noi non lo stiamo aiutando ad andare avanti. Crediamo sia il momento di cambiare le cose e di ascoltare ciò che davvero ha da dirci e soprattutto comportarci come davvero dovremmo fare. La direzione che hanno preso le nostre vite non non è compatibile con il nostro mondo, è ora di cambiare.

C’è un pezzo in particolare della tracklist di “Confini del mondo” che vi ha suscitato più entusiasmo nella sua creazione?

Non è facile rispondere a questa domanda perché tutte le canzoni a modo loro ci dicono qualcosa. La prima canzone dell’album, nonché quella che gli da il nome, “Confini del mondo”, è sempre un piacere ascoltarla. È stata la prima che abbiamo scritto di questo disco, sono passati ormai 4 anni dalla sua “nascita” e sono convinto che sia una delle più particolari, però ogni canzone ci risveglia qualcosa dentro. “Non ti perdonerò” è stata scelta come singolo proprio perché appena finito di registrare e ascoltato un pre-mix ci ha lasciato tutti a bocca aperta.

Credete che con il mega successo dei Måneskin nel corso del 2021, il rock possa tornare ad occupare uno spazio di prim’ordine, che negli ultimi tempi aveva un po’ perso, in Italia?

Crediamo che sia una buona cosa avere una band del genere in cima alle classifiche, ma non pensiamo che ciò possa davvero influire sul movimento musicale. Speriamo solo che la gente possa ascoltare musica di qualità ed abituarsi ad ascoltare qualcosa di nuovo, di inesplorato, magari qualcosa che porti davvero ad un cambiamento.

Sono ancora aperte le iscrizioni per “Una voce per San Marino”, la selezione che porterà alla scelta di un rappresentante del Titano all’Eurovision Song Contest 2022. Ci farete un pensiero?

Non farci un pensiero non sarebbe da noi. Chiaramente ci abbiamo già riflettuto e abbiamo tratto le nostre conclusioni. Auspichiamo che venga dato valore a San Marino e a tutto ciò che rappresenta il movimento artistico del paese. Poter partecipare all’Eurovision è un traguardo che ci siamo posti nelle nostre vite, che ci spinge a migliorare costantemente, ma non siamo noi a decidere. Possiamo solo garantire che se arriverà mai il nostro momento, noi saremo pronti.

Giornalista salernitano iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania. Colleziono compulsivamente dischi e mi piace scrivere con la musica ad alto volume.

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