Arriva con l’impeto delicato di una foglia che si posa sul cemento, il primo EP in carriera di Gloria Tricamo. La cantautrice trova al suo fianco il producer Luca Carocci al centro di “Una piccola guerra“
Quattro canzoni. Un minuscolo cestino di frutta, magari, per qualcuno abituato alle grandi abbuffate musicali a cui la musica odierna è oggi, purtroppo, solita. Eppure essenziale nelle sue modeste dimensioni, perché conserva nella sua essenzialità un sapore delizioso e avvolgente. Ecco svelato al mondo Una piccola guerra, l’EP d’esordio della cantautrice Gloria Tricamo, pubblicato nei giorni scorsi per Flamingo Management. Un lavoro presentato in un altrettanto essenziale showcase live riservato alla stampa di settore, al Malo Club di Roma.
Le quattro canzoni che compongono la tracklist di questo lavoro sono da immaginare come dei piccoli quadri, evocativi e sospesi, fragili e potenti. L’artista è scesa a fondo, sul fronte di quelle tante, minuscole guerre che l’essere umano affronta tra il buio e la luce della vita. Una guerra consumata nel parcheggio di un discount, tra due cuori lasciati a naufragare nel mare delle attese e nel caos della folla più selvaggia. Ne emerge, da queste canzoni, una rabbia sommessa, un’inquietudine di fondo che però ha risvolti di bellezza e comprensione.
Brani nati dall’urgenza e da un sodalizio artistico, quello con il produttore Luca Carocci, che ha saputo arginare con sapienza e lungimiranza quella stessa urgenza, facendole imparare a dosare i suoi impulsi, a contenere la fretta trasformandola in illuminazione. Da questo lavoro svolto a quella che potremmo definire una “vecchia maniera” di fare musica, in cui le canzoni vengono lasciate germogliare con cura, senza accelerarne il processo, magari stravolgendole da capo e spogliandole di qualunque orpello, così com’è accaduto in queste de Una piccola guerra.
Simbolica è stata la decisione di cominciare questo viaggio con Scompare, canzone in cui Carocci mette anche la propria voce dando vita ad un bello scambio di emozioni con Gloria Tricamo: «È una luce che indaga all’interno delle nostre fragilità e dei conflitti, dalla storia personale agli affetti che spesso non riusciamo a capire», ha spiegato la cantautrice, così com’è altrettanto simbolica la scelta di porre questa traccia in conclusione di tracklist. Si riparte sempre dalla fine, oppure si termina dal principio. Sta agli occhi e al cuore decidere.
È la title track però a dare la scintilla maggiore a questo lavoro: Una piccola guerra, una canzone indifesa, che ci fa assaggiare quel background musicale di Tricamo, che affonda nell’alta scuola jazzistica, senza voltare le spalle ad influenze space rock, forl e della bossa nova targata João Gilberto. «Ci hanno insegnato ad ammaliarci del bello, di quell’apparenza che spesso nasconde qualcosa di terribile. Vi auguro di saper riconoscere e distinguere sempre le luci dalle armi, perché a volte possono essere la stessa cosa. Questa canzone si prende la responsabilità di ricordarvelo», dice Gloria Tricamo.
C’è voluto del tempo, ma è proprio il tempo che, a volte, sa ripagare la più lunga delle attese. Come quel tempo che è trascorso tra gli anni spesi sui palcoscenici italiani e francesi per Gloria Tricamo, che ne hanno rafforzato la struttura ossea del suo scheletro artistico e che, inconsapevolmente, hanno anticipato l’incontro con Carocci, da cui è stata generata questa prima, e ben riuscita – e qui bisogna sottolineare anche il contributo di musicisti come Roberto Angelini, Fabio Rondanini e Andrea Pesce – prova discografica. Un lavoro raffinato e sospeso tra sogni e realtà.

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