Dopo un anno di successi discografici e un tour sold out in tutta Italia, Giorgia torna con “G”, un album di inediti che riafferma la sua identità e la sua capacità di abbracciare il rinnovamento, ma con autenticità.
A tre anni di distanza dal suo ultimo lavoro in studio, Giorgia fa oggi il suo ritorno definitivo con G – rilasciato per Microphonica, Columbia Records e Sony Music -, il nuovo e attesissimo album di inediti. Un progetto che giunge al culmine di un anno straordinario per l’artista, fatto di riconoscimenti, traguardi di pubblico e una rinnovata consapevolezza artistica.
Anticipato dal singolo Golpe, una ballata pop d’autore intensa e cinematografica, l’album segna il ritorno di una voce che ha attraversato generazioni, trovando nel tempo nuovi linguaggi senza smarrire la propria essenza. È un fatto come il 2025 abbia consacrato nuovamente Giorgia come una delle protagoniste assolute della musica italiana.
Il singolo La cura per me, certificato Platino, ha dominato le classifiche e che in questo album lo troviamo in apertura di tracklist, e non è un caso. Così come nemmeno casuale è la chiusura di tracklist, sempre affidata alla traccia sanremese, ma in un’inedita versione in duetto con l’autore del brano stesso, Blanco. Un brano che è già evergreen del repertorio di Giorgia.
“G”: la maturità dell’autenticità
Con G, Giorgia si interroga su sé stessa, su ciò che resta e su ciò che cambia. Dopo la partecipazione a Sanremo 2025, che lei stessa ha definito «una prova necessaria, più interiore che artistica», l’artista ha intrapreso un percorso di ridefinizione del proprio linguaggio, anche attraverso la collaborazione con autori più giovani: «Non ero lucida su cosa cantare — racconta —, avevo bisogno di una guida. Slait e poi Marcella Montella mi hanno mandato brani che mi hanno stupita: ragazzi giovanissimi, ma con una consapevolezza che io ho maturato in anni».
Dopo il Covid ero confusa, cambiava tutto, dal modo di scrivere a cosa significasse ‘fare un singolo’. Sanremo mi ha rimessa in gioco, mi ha fatto capire che dovevo ricominciare da capo.
Questo incontro tra generazioni ha generato un album che dialoga tra tradizione e modernità, dove la classicità della melodia italiana convive con strutture sonore più contemporanee. «Riuscire a rimanere me stessa restando contemporanea è stata la sfida. Avevo paura di sembrare forzata, di diventare giovanilista. Abbiamo cercato nei brani un equilibrio, come in ‘La cura per me’, dove la strofa è moderna e il ritornello classico».
Tra i momenti più personali del progetto, Carillon emerge come dialogo tra la Giorgia di oggi e la ragazza di allora: «Parla alla ragazzina che aveva appena iniziato, quella a cui dicevano che era fredda, ma dentro c’era la pietra lavica». Un confronto fra due metà destinate a ricongiungersi. Anche Corpi celesti porta con sé un valore affettivo, scritto “per lei e per suo marito” — come rivelano gli autori —, in un intreccio di intimità e riconoscimento reciproco.
Sebbene la dimensione live resti centrale, Giorgia non nasconde un rapporto complesso con la tournée: «Non ho mai avuto l’ambizione degli stadi, non mi è mai stato proposto. La tournée è dura: viaggi di notte, mangi male, ti senti morire, ma poi arriva la magia dell’incontro con la gente». La cantante rivela anche il desiderio di tornare ai club, con l’ironia che da sempre la contraddistingue: «Magari nove mesi di club, come una gravidanza musicale».
Con G, Giorgia dimostra che la maturità artistica non è un punto d’arrivo, ma una condizione dinamica, in cui l’esperienza incontra la curiosità e la vulnerabilità si fa forza. Un album che sfugge via all’aura autocelebrativa – inciampo che non risparmia molti artisti giunti ad anniversari di carriera importanti – bensì ne reinventa l’immagine e il suono.




