Partiamo dal principio. Quando la maxi lista dei 26 artisti in gara al Festival di Sanremo è stata finalmente annunciata, la scarsa attenzione che da subito è stata prestata verso Gio Evan non ha fatto altro che aumentare ancor di più la mia curiosità verso il suo brano in gara. Conoscevo (e apprezzavo) già le sue canzoni, ma non ero mai riuscito davvero a farle mie e a posizionarle in una colonna sonora apposita delle mie giornate, eppure non vedevo l’ora che quell'”Arnica” si rivelasse al mondo.
Poi è il Festival è arrivato, è come ogni anno è durato troppo poco. Come una mamma che mette al mondo il proprio bambino e pretende che dopo un giorno impari a correre, a saltare, a vivere. Molte canzoni si trovano impreparate, e finiscono così per vedersi surclassate dalle altre, che agiscono in maniera più scattante e immediata.
Sarà successo questo forse ad “Arnica“, il brano che ha segnato l’esordio di Gio Evan a Sanremo. Al di là del posizionamento della classifica finale, 23° su 26, la canzone in questione non è riuscita a lascare il segno, o almeno è ciò che traspare a due settimane dalla chiusura del sipario sulla kermesse. Eppure qualcosa da dire, “Arnica“, ce l’aveva eccome. Una lettera impulsiva e sanguigna sulle infinite velocità della vita che forse durante quella settimana non è riuscita ad intercettare le orecchie giuste.
Gio Evan corre verso il mare
Per quanto mi riguarda, aspettative soddisfatte. Mi avrebbe fatto piacere che quell’iniziale disattenzione nei confronti di Gio Evan diventasse qualcosa di più, ma così non è stato. Sarà per la prossima volta. Intanto lo scorso venerdì è uscito “Mareducato“, il suo terzo album. Un bimbo più robusto della sola “Arnica“, che non spreca un secondo e corre subito verso il mare.
Proprio quel mare, che a detta dell’artista stesso nella prima traccia del disco, «mi educa», ricorre nel concept dell’album. Un disco che, per esperienza personale, va ascoltato una prima volta al buio e ad occhi chiusi, lasciando che la sua fantasia si proietti nella nostra mente, dipingendo immagini che poi, a un secondo ascolto alla luce del sole, sapranno essere più limpide, come l’acqua cristallina che bagna i piedi a questa opera.

È forse proprio la prima traccia ad essere la più bella e significante del disco, pur non essendo una canzone e neanche una poesia. È un racconto, una “lista della spesa” alimentata da emozioni. «Ho 33 anni ma Dio solo sa quanto sono lontano dal fare i miracoli». Gio Evan scherza, analizza e si diverte. Tra un bracciata e l’altra di “Mareducato“, l’artista non perde la sua indole di sognatore incallito, trasmettendo a chi ascolta quella fame di vita e di scoperta che, a causa della pandemia, sta venendo sempre meno.
In sostanza, nelle dieci tracce i “Mareducato” di Gio Evan sarà facile perdersi, ma altrettanto lo sarà ritrovarsi con un pizzico di felicità in più. Un album che va assimilato con una buona dose di empatia per comprenderlo meglio e per sognare il mare, e non soltanto, ad occhi aperti.




