Il giornalista e critico musicale Gino Castaldo racconta nella sua nuova opera letteraria anni indelebili per la canzone italiana. Dal ’79 all’81: l’ascesa all’Olimpo dei cantautori

Ci sono canzoni che vengono al mondo con la scorza dura. Un guscio sufficientemente resistente da vincere l’incedere del tempo, delle mode, delle rivoluzioni – che non sempre fanno rima con “evoluzioni” – e dei mille risvolti della discografia. Ci sono artisti capaci di fotografare istanti di un Paese in tumulto, regalandogli in formato canzone l’eternità. Ci sono penne, come quella di Gino Castaldo, che hanno in dote la capacità di saperla raccontare, quella musica, trainando il lettore verso un’innamoramento profondo e istantaneo. È il caso de “Il cielo bruciava di stelle”, la più recente fatica letteraria del giornalista e critico musicale.

L’opera spalanca le sue porte da un fatto di cronaca. Uno di quelli che, nonostante coinvolgano musicisti, poco hanno a che fare con l’arte delle note. Quell’estate del ‘79, quando gli italiani cominciavano a passare in rassegna quanto lasciato dal decennio prossimo all’estinzione mentre Fabrizio De André e Dori Ghezzi, per mano di banditi, sparivano nel buio della notte. È da lì che questo libro accende i motori, passando in rassegna, con una precisione cronologica minuziosa, una manciata di mesi che hanno lasciato un solco indelebile nella storia della canzone italiana.

Poi c’è Lucio Dalla, protagonista tra i protagonisti di questo lavoro. La sua genialità, le sue infinite sfumature e affascinanti anomalie. C’è Francesco Guccini, il suo estro e l’aura di quei concerti, che saranno sempre da intendere come “una cosa tra amici”. L’impenetrabilità di De André, l’esplosiva intelligenza di Franco Battiato, il controverso silenzio di Lucio Battisti, la triste storia di Rino Gaetano, il profumo partenopeo di Pino Daniele, e tanti altri. “Il cielo bruciava di stelle” è un omaggio in carne viva al cantautorato italiano giunto ad un – forse non del tutto consapevole – picco memorabile. È un pezzo d’Italia raccontato nella maniera più autentica e vivida possibile: con le canzoni.

Il cielo bruciava di stelle” (Mondadori) non può non fare capolino nella libreria del cuore. Con la scrittura accorata e piena di Gino Castaldo, saprà come far sua l’attenzione del lettore, che si ritroverà preda di un richiamo naturale, di prendere il cellulare e pescare dalle piattaforme di streaming (d’altronde una canzone, una di quelle vere, sa sempre come fotografare il tempo. Così anche la sua fruizione) le canzoni di cui si sta parlando e sviscerando i segreti. Un regalo da trattare con cura.

Perché scrivo? Per paura. Per paura che si perda il ricordo della vita delle persone di cui scrivo. Per paura che si perda il ricordo di me. O anche solo per essere protetto da una storia, per scivolare in una storia e non essere più riconoscibile, controllabile, ricattabile.

Fabrizio De André

COMPRA QUIIl cielo bruciava di stelle” di Gino Castaldo

Giornalista salernitano iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania. Colleziono compulsivamente dischi e mi piace scrivere con la musica ad alto volume.

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