G-Eazy si presenta alla prova del quarto disco, con coraggio e precisione. “These things happen too” ci ricorda che è sempre tra rapper i più bravi

Non è un mistero che G-Eazy sia uno dei migliori rapper della sua generazione. Stile da vendere, così come il talento, nonostante ci sia chi si rivolga con un certo snobismo alla musica dell’artista originario dell’Arizona. Sicuramente a tratti complesso, difficile da decifrare, così come una vita le cui esperienze, sin da piccolino, l’hanno messo alla prova. Maledette, così come i tratti distintivi di G-Eazy. Bello e dannato, mai definizione fu più corretta di quella assegnatagli dal terzo album in carriera, datato nel 2017.

G-Eazy

Non siamo qui però per parlare di “The beautiful & damned“, il capitolo discografico ad oggi migliore della carriera di Gerald Earl Gillum (questo il suo nome), bensì del suo successore, da pochi giorni lanciato in digitale e sui sempre suggestivi scaffali dei negozi di dischi. “These things happen too” arriva a quattro anni da quel bel disco che certificò G-Eazy nell’olimpo mainstream del rap, ma regalandogli una cifra stilistica che sottolinea con questo nuovo album, pubblicato lo scorso venerdì con RCS Records e Sony Music.

Il rapper è cresciuto, se possibile è ancora più a fuoco del già citato “The beautiful & damned“, ma forse non c’era bisogno di confermarlo. G-Eazy con questo nuovo album si riallaccia agli esordi, sin dal titolo, che richiama palesemente il suo primo LP, “These things happen“, pubblicato nel 2014. La scrittura cupa, diretta, amara ma romantica, verso quelle sfaccettature di una vita che non si riesce a prevedere, ritorna e rimette al centro il vissuto di G-Eazy. Quello che è e quello che stato.

In questo album G-Eazy mette spesso l’accento sul suo viaggio, fatto di alti e bassi, tante cadute e tante risalite, anche se qualcuna arrancando non poco. Tra i brani cruciali, anche per contenuti, è proprio uno dei singoli di lancio, “Breakdown” con Demi Lovato. Tutti possono precipitare in burroni che non riuscivano a vedere nel buio. Imprevedibili, appunto, come la vita. Per un artista a volte però sembra che nulla ti venga perdonato, o almeno non in breve tempo. A G-Eazy tante non gliene hanno perdonate, specialmente la stampa. E lui l’ha cantato.

Con lui Demi Lovato, che la cattiveria che a volte può sprigionare una penna su un tabloid l’ha assaggiata più volte in passato. Presente in questo disco per lasciare una testimonianza in note insieme al rapper, e come l’artista anche tanti altri colleghi. Da Lil Wayne a Devon Baldwin, da Anthony Hamilton a Ty Dolla $ign e Chris Brown (nella versione deluxe).

Con “These things happe too” G-Eazy ci ricorda non soltanto che essere se stessi è un lavoro e un impegno da prendere innanzitutto con la propria coscienza, ma ci dimostra ancora una volta quanto sia bravo. Forse una colpa da imputare a questo disco potrebbe essere questa, perché che il rapper fosse pieno di talento fino ai capelli lo sapevamo già, ma d’altronde fare un disco migliore di “The beautiful & damned” non era una scommessa semplice da portare a casa. G-Eazy però ci ha comunque consegnato un bel disco, e personalmente mi basta questo.

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Giornalista salernitano iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania. Colleziono compulsivamente dischi e mi piace scrivere con la musica ad alto volume.

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