Alla scoperta di Fede ‘n’ Marlen, il duo napoletano che fa dell’anima e del cuore il segreto della propria arte

Una musica che è un profumo, un concerto di sapori variegati che sanno di casa, quella che Napoli è per Federica Ottombrino e Marilena Vitale, in arte Fede ‘n’ Marlen. Non solo un tetto sopra la testa, ma la casa dell’anima, del cuore che sa sempre dove ritornare. Le due talentuose artiste hanno all’attivo due album, un EP, e chilometri di strada percorsa imbracciando sempre la propria fedele chitarra, in giro per il mondo alla ricerca di quell’ispirazione, quella storia da raccontare in note.

Spostiamo allora i riflettori su Fede ‘n’ Marlen, che abbiamo incontrato in occasione di una tappa del loro tour al Bar Capri.

Com’è avvenuto il vostro incontro e la genesi di Fede ‘n’ Marlen?

Marilena Ci siamo conosciute negli anni dell’Università. Avevamo 19 anni, poi ci siamo ritrovate proprio nel giorno in cui abbiamo deciso di fare musica.

Tutto casuale allora.

Marilena Assolutamente casuale. Questo incontro è servito per cominciare un percorso che nessuna delle due aveva ancora ben deciso di intraprendere. Ci siamo motivate a vicenda per percorrere questa strada.

“Fragile” di Fede ‘n’ Marlen

Della vostra musica dite che unisce “Napoli, Granada, Buenos Aires e Rione Sanità”. In che modo?

Marilena Con l’aereo! (ride, ndr) Ci serviva a caratterizzare i vari tipi di anime. Chiaramente Napoli è il nostro collante, ci ha fatto portare all’esterno tutte le nostre esperienze e ciò che avevamo imparato, come anche la sua arte, le poesie, il teatro, il cinema. Nel frattempo avevo vissuto in Spagna e in Argentina. Non penso che l’esperienza dell’artista debba tramutarsi necessariamente in musica. Posso andare a vivere in Spagna, ma non per questo allora canterò il flamenco. È però qualcosa che rimane dentro te e impercettibilmente diventa caratterizzante, noi l’abbiamo reso manifesto.

Federica Era un modo per raccontare il nostro viaggio, da dove veniamo, più che le influenze musicali. La cosa figa è che, entrambe napoletane, siamo poi ritornate a Napoli, che non ci ha dato solo i natali, ma è dove abbiamo scelto di diventare grandi, di appartenere.

Di musica dal vostro EP d’esordio, “Stalattiti“, ne avete fatta tanta. Cosa è cambiato da allora per Fede ‘n’ Marlen?

Federica È cambiato tutto. Quando abbiamo iniziato a lavorare a “Stalattiti” non sapevamo neanche cosa fosse un mixer. Abbiamo avuto la possibilità di accumulare esperienze e conoscere altri artisti. Ogni disco ci ha portate poi a quello successivo. Le origini di “Stalattiti” erano istintive, i pezzi sono rimasti così come li avevamo scritti, nel secondo album invece, “Mandorle”, ci siamo divertite a giocare con la musica, con arrangiamenti complicati. Ci ha aiutate a capire che quello che volevamo davvero era tornare a un’autenticità, che è quella del live. È bello quando ascolti un concerto, compri il disco e quello che hai sentito dal vivo lo ritrovi poi davvero nell’album.

Ascoltando “Mandorle” si sente proprio quanto divertimento ci fosse dietro la sperimentazione e l’unione di più sonorità e lingue diverse. Era un punto sulla vostra carriera fino ad allora?

Federica – Più che un punto, una virgola.

Mentre invece lo scorso anno è stato rilasciato il disco “Terra di madonne“, ce ne parlate?

Marilena È bello! (ride, ndr) A questo disco abbiamo lavorato sia prima che durante la pandemia, e potevamo tranquillamente lasciar perdere visto che nessuno ci stava forzando, neanche la nostra etichetta discografica, che ci ha invece lasciate libere. Volevamo credere in questo album, e trovo che le canzoni che abbiamo scelto di inserire all’interno meritino di stare su delle piattaforme, dove possono essere ascoltate da tutti. Abbiamo lavorato molto di sottrazione, rispetto a come eravamo abituate, ma anche ad una chiave che potesse rendere quanto più simili disco e live.

“Isole” di Fede ‘n’ Marlen, contenuta nell’album “Terra di madonne”

Un modo anche per dire «Nonostante la pandemia, noi ci siamo»?

Federica Siamo state fortunate ad aver fatto tante cose prima della pandemia, quindi non siamo scomparse. Le persone hanno voglia di ascoltarci e i locali di ospitarci. È un lavoro, ma anche la tua vita, personalmente non potrei fare nient’altro. Ho sempre pensato che la pandemia sarebbe finita e che noi saremmo tornate ad esibirci dal vivo, ed eccoci qua.

Nelle vostre canzoni trova spazio la pura quotidianità. C’è qualche storia o tematica che vi piacerebbe approfondire prossimamente?

Federica La tua!

Qualsiasi allora!

Federica Qualsiasi persona va raccontata. Ti può ispirare qualunque cosa, non potrai mai sapere da dove arriverà quella spinta a suonare la chitarra, magari di notte, e a scrivere una canzone. Adesso sto cercando di chiedermi «che canzone vorrei ascoltare?» e mi rendo conto che mancano dei riferimenti. Nessuno ti racconta più nulla, allora cerco di scrivere qualcosa che mi possa dare voglia di vivere, e che possa darla lo stesso tempo anche agli altri.

Marilena Vedo un po’ come una forzatura voler raccontare due anni in una bolla, in cui sono stati gli altri a scegliere per te. Sento che non potrei raccontare nulla di tutto questo. Trovo sia più difficile raccontare qualcosa che non esiste e non qualcosa che si è vissuto, la sensazione invece è che si stia andando in direzione opposta.

Sintomo di un appiattimento e un’artificiosità verso cui si sta spostando la musica?

Marilena C’è il mercato e c’è la creazione, che è un’altra cosa. Non è neanche un lavoro, bensì un’ispirazione.

Federica Le persone si annoiano molto velocemente e c’è bisogno di ricambio. Chiaramente i discografici ad alti livelli orientano la massa, e decide cosa funziona. Non perché sia bello, ma perché in quel momento si decide di puntare su quello.

Fede 'n' Marlen
Fede ‘n’ Marlen live al Bar Capri – Foto di Benedetto Battipede

Nella vostra carriera avete condiviso il palco con nomi importanti della musica napoletana e non solo. C’è mai stato un momento in cui, durante un live, avete pensato «sì, sono al posto giusto»?

Federica Tutte le volte che sto male prima di suonare, come quando ho paura o sono triste, trovo poi il coraggio e l’entusiasmo per salire su quel palco. Quando scendo capisco che era proprio quello che dovevo fare. È una medicina, voglia di vivere concentrata in un’ora in cui dai tutto ciò che hai e allo stesso tempo assorbi il meglio dalle persone. Tutte le volte che succede questa magia dico «Va bene, ne voglio fare un altro».

Ideatore e fondatore di 4quarti Magazine. Scrittore e giornalista salernitano iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania. A dicembre 2023 pubblica "Nudo", il suo primo libro. «Colleziono compulsivamente dischi e mi piace scrivere con la musica ad alto volume».

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