I risultati della seconda semifinale dell’Eurovision 2022 fanno un po’ storcere il naso, tra occasioni mancate e performance non premiate
Era senza ombra di dubbio la semifinale più dura tra le due di questo Eurovision Song Contest 2022. C’è da dire che sì, ieri sera al PalaOlimpico di Torino s’è consumato un vero e proprio massacro in note e ad emergere vincitori sono stati brani che sembravano non avere grosse chance o che comunque – a nostro parere – quella chance non è che la meritassero più di tanto.
Diciotto paesi, solo dieci posti per una finale che ormai inizia sempre più a delinearsi. Dopo la prima semifinale di martedì, che pure aveva sorpreso in fatto di risultati, questa seconda tranche non è stata da meno. Tanti i pezzi forti che si sono trovati a scontrarsi per un posto in finale, sicuramente molti di più rispetto alla prima serata. Andiamo dunque ad analizzare insieme i vincitori e i vinti di questa penultima serata di Eurovision.
I paesi qualificati
Il primo paese a strappare il ticket per la finale di sabato è stato il Belgio, che ha schierato in campo Jérémie Makiese con “Miss you”. Già da questo primo annuncio abbiamo capito che qualcosa sarebbe andato storto, perché la proposta belga non è sicuramente tra le più brutte, ma è tra quelle meno interessanti, ed è forse questa la condanna principale all’Eurovision. Qualificazione sorprendente. Buono lo show messo in piedi invece dalla Repubblica Ceca, che dopo l’eliminazione dello scorso anno torna in finale con i We Are Domi e il brano “Lights off”.
Ha fatto centro l’Azerbaijan di Nadir Rustamli, che con la tanto intensa quanto ostica ballata che gioca interamente sulla sua voce, “Fade to black”, s’è ritagliato un insperato posto in finale. Posto di cui avrebbe potuto fare a meno la Polonia, in gara con Ochman e la ballad “River”. Echi che ricordano il vincitore dell’Eurovision 2019, Duncan Laurence, per un brano ben fatto, ma che dal vivo viene esasperato da un’interpretazione sopra le righe ed una messa in scena ai limiti del kitsch. C’era di meglio.
Si qualificano anche i The Rasmus per la Finlandia. La loro “Jezebel” era sembrata una borderline in chiave qualificazione, ma alla fine ce l’ha fatta, così come pure l’Estonia, rappresentata da Stefan e il country di “Hope”. Canzone anche carina, però poi speriamo ci spieghi il segreto di conquistare una finale all’Eurovision senza portare nulla di interessante sul palcoscenico.
Passa la semifinale con merito l’Australia, il cui rappresentante Sheldon Riley è sì, molto teatrale con la sua “Not the same”, ma capace di giungere al punto e raccontare una storia. Giusto anche il passaggio in finale della Svezia: nonostante le bizze da diva che Cornelia Jakobs pare abbia avuto in sede di prove, la sua “Hold me closer” resta tra le canzoni più belle dell’annata, o almeno secondo il parere di chi scrive, che è felice di ritrovare in finale la Romania. Una qualificazione che mancava dal 2017 e che è arrivata con il ritmo latino irresistibile di WRS e della sua “Llamame”.
L’ultimo paese ad aggiungersi alla rosa dei venticinque finalisti è la Serbia. L’esibizione di Konstrakta su “In corpore sano” ha catalizzato l’attenzione dell’intero PalaOlimpico, ma il rischio che il brano risultasse troppo complesso e articolato per il pubblico generalista che segue l’Eurovision Song Contest da casa era dietro l’angolo. Così non è stato, e chissà che non possa riservare sorprese nella finale.
I paesi eliminati
Giungiamo ora alla nota dolente di questo articolo: i paesi rimasti fuori da questa sanguinolenta semifinale. Partiamo subito dal primo, grande assente. Non supera lo scoglio della semifinale San Marino, in gara con “Stripper” di Achille Lauro. In questo articolo, in seguito alle prime prove dell’artista, sembrava del tutto chiaro come Lauro fosse pronto per un Eurovision da protagonista, ma così non è stato. L’universo della performance, dell’eccentricità, del fuoco e delle fiamme ha rigettato una proposta che aveva sulla carta tutte le caratteristiche per fare bene (ad eccezione del pezzo, ma all’Eurovision spesso una buona esibizione fa dimenticare un brano poco entusiasmante). Cambio di rotta per la rassegna?
L’Irlanda ce la sta mettendo tutta per tornare in finale. La qualificazione del 2018 è stata l’unica luce in anni di oscurità per il Paese con più vittorie all’Eurovision. Quest’anno avevano il pacchetto completo: certo, “That’s rich” non era una rivoluzione musicale, ma Brooke è riuscita a migliorare esibizione dopo esibizione, allestendo una performance di grande impatto. Sarà un gran peccato non ritrovarla sabato, così come anche Cipro. La bellissima Andromache era accompagnata dall’orecchiabilità in greco e inglese di “Ela“. Lei, una dea – palese l’omaggio alla Venere di Botticelli – in questa conchiglia gigante. Voce ballerina, ma canzone dal sapore di un’estate che sta arrivando. Peccato anche per lei.
Niente da fare neanche per Malta, e questa ha tutta l’impressione di essere una vera occasione sprecata. Emma Muscat sul palco del PalaOlimpico di Torino avrebbe potuto dare ben più di quanto le è stato concesso dal brano “I am what I am”, e l’Italia che ha imparato ormai a conoscerla lo sapeva bene. Eliminato, insieme a tutta la sua spocchia, Michael Ben David per Israele. Ottima la performance su “I.M”, ma la scenetta improvvisata in green room per ottenere attenzioni in vista dell’apertura del televoto gli si è rivoltata contro.
Dispiace per il Montenegro, che quest’anno ritornava in gara con la potente voce di Vladana. A questo Paese la finale non è mai un regalo, anzi, vanta appena due qualificazioni nella sua storia, ma “Breathe” purtroppo non poteva contare su una grande forza per emergere, specialmente in una semifinale così competitiva. Eliminata anche la Macedonia del Nord: Andrea con “Circles” poco ha potuto fare, così come anche i Circus Mircus, in rappresentanza di una Georgia sempre alternativa e mai uguale a se stessa. Gliene va dato atto, anche se questa scelta non paga in termini di risultati.




