Nel nuovo disco di Elasi si balla, si vola con la mente e ci si immerge in un mondo unico nel suo genere, in cui si parla poco e si suona tanto, tantissimo. Ecco la nostra recensione
L’elettronica di Elasi non ha una forma geometrica definita, ma non per questo si limita all’essere di tutti, all’adattarsi ad ogni recinto che cerca di contenerla. Essa è vasta, libera, fluttuante sopra le teste di un club senza tetto. Vola e va altrove, là dove pesca le sue influenze, in territori lontani da un’Italia a volte grigia, ma casa di un talento che con questo disco s’afferma con prepotenza sulla scena clubbing nostrana. Parlando poco – forse troppo? – ma suonando con destrezza nove canzoni dritte e ammalianti: ecco Elasir, il nuovo album di Elasi, pubblicato adesso per Trident Music.
Guida all’ascolto di questo disco: cuffia a volume moderatamente alto. Non basso, da lasciare spifferi da cui il mondo esterno possa penetrare per far sentire il suo scorrere, né alto da sorpassare l’incedere dei pensieri. Elasir deve essere una passeggiata per chi ascolta, non una corsa frenetica. È scoperta, magari anche perdita tra quegli universi onirici e variopinti che Elasi ha dipinto in questo nuovo lavoro.
“Elasir” è il mio antidoto magico per fluttuare leggera, danzando, verso l’Everest quando cado nell’abisso. Molti di questi pezzi arrivano dalla memoria delle colonne sonore di alcuni miei sogni in cui mi perdo in club, città, aeroporti, boschi, spiagge in continua metamorfosi. Il clubbing si mescola all’onirico e alle mie esplorazioni sonore di popoli lontani.
E allora perdiamoci, partendo da Reykjavik. È il freddo islandese a fare da cornice alla canzone introduttiva di questo album. La traccia in questione è Iceberg, già ascoltata nelle scorse settimane come singolo promozionale del disco. Montagne di ghiaccio che si sciolgono, mentre in alto una pioggia di luce ricopre ogni cosa. Un brano ricercato, tra i più riusciti del disco, che non disdegna un piglio pop, a cui Elasi ha lavorato insieme a Plastica, sia per il testo che per la musica.
Tanti degli scenari surrealisti di Elasir trovano la loro ambientazione in terra asiatica. Come in Lorella, altro brano tra quelli che vi suggerisco di recuperare, in cui la protagonista, così misteriosa e affascinante, si muove sinuosa nel suo kimono a forma di farfalla, incantando i club di Tokyo, palesandosi anche davanti al pubblico di Napoli e Parigi. Intrigante è anche Marina, protagonista della traccia seguente. Cambia lo scenario: una spiaggia deserta è teatro dei pensieri di una sirena, che sul bagnasciuga scruta l’orizzonte attendendo magia. La canzone più bella del disco.
Con Rocco Rampino abbiamo lavorato alla produzione per due anni mescolando la mia anima da DJ con quella di songwriter più delicata: è stato un lavoro di lunga ricerca di suoni, immagini e ambienti che più assomigliassero agli iceberg, ai tappeti volanti, e ai binari stellari del mio mondo semplice.
Con questo album Elasi pone un segnalibro alla sua carriera, un checkpoint dopo alcuni livelli superati e messi in tasca. Le produzioni di Elasir conquistano per l’egregia qualità e attenzione al dettaglio: ogni canzone si caratterizza per uno scenario mai analogo all’altro. Canzoni come sogni, appunto, forti nel loro tappeto sonoro – che è poi la vera sostanza dell’arte di Elasi – e gracili nei testi, talvolta scarsamente rilevanti, quasi a far spuntare la suggestione di versioni ‘music only‘ delle medesime tracce. D’altronde anche i sogni più mistici, a volte, non necessitano di parole per essere decifrati.

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