S’intitola “Il nostro tempo” il nuovo album dei Daudia. Il duo di polistrumentisti campani si riaffaccia sul mercato italiano con undici canzoni e un background ‘figlio’ di una florida carriera all’estero. Ecco la nostra intervista

Claudia Pasquariello e Davide Maiale, ma che si sono già fatti conoscere in giro come Daudia, approdano oggi sul mercato con il loro nuovo album dal titolo Il nostro tempo. Il disco, rilasciato per PLAY & Oracle Records e JustPushPlay, è stato lanciato dal singolo Rivoluzione e vede al suo interno undici canzoni a cui la coppia di polistrumentisti campani ha lavorato nel corso degli ultimi anni, mettendo in pratica gli incontri ed esperienze – maturate soprattutto all’estero – che ne hanno smussato e levigato sia la scrittura che la musica. Ecco come suonano i Daudia oggi.

Il viaggio di questo vostro nuovo progetto discografico comincia dal singolo “Rivoluzione”…

“Rivoluzione” ha aperto le porte a questo nostro nuovo album, ma è soltanto una sfaccettatura di questo progetto, in cui trovano spazio tantissime canzoni, alcune delle quali arrivano da nostre precedenti pubblicazioni, a cui siamo tanto legati e che sono state molto importanti nel nostro percorso artistico. All’interno di questo lavoro poi ci sono anche brani del tutto inediti, delle novità anche sul piano delle sonorità.

Dunque un po’ il punto su ciò che i Daudia sono diventati nel corso del tempo?

Sì. In questo senso “Rivoluzione” è catartico.

Il testo di questa canzone apre le braccia al coraggio di correre il rischio e portarsi oltre quei limiti che albergano soltanto nella nostra mente. Diteci di più

Abbiamo scritto questa canzone in un momento critico per tutta l’umanità, quando c’è stata la pandemia da Covid-19. Eravamo nello stallo più totale, specialmente per musicisti come noi, costretti a ricercare una seconda identità. Ci siamo rimessi in gioco, siamo usciti fuori dalla nostra comfort zone per andare alla ricerca di qualcosa di più grande. La nostra rivoluzione è avvenuta partendo dal viaggio, cercando di catturare esperienze nuove. Ciò ci ha permesso di scrivere nuove canzoni, di guardare la realtà, musicale e personale, con altri occhi. Con questa canzone vogliamo esortare tutti a sfondare il muro della comfort zone e vedere tutto quello che può essere la vita e cosa essa può regalare.

“Rivoluzione” dei Daudia

E dal vostro canto di belle esperienze, soprattutto all’estero, ce ne sono state molte. Riuscire a compiere quel salto in avanti però, non è per tutti così semplice. Come può l’entusiasmo riuscire a prevalere sul senso di smarrimento?

L’entusiasmo smorza sempre il senso di smarrimento perché è sempre positivo andare ad esplorare nuove dimensioni, con la consapevolezza che si può sempre ottenere qualcosa di nuovo. Non sempre si è felici di ciò che si trova poi fuori dalla comfort zone, però se si riescono a cogliere quei piccoli dettagli, che scaturiscono in una crescita personale, si può comprendere che vale la pena correre il rischio. Anche un fallimento può essere un’opportunità.

X Factor UK, Romania. Contest europei e anche qualche esperienza televisiva in Italia. Quanto sono state preziose le avventure all’estero nella vostra formazione personale e musicale, soprattutto se paragonate a quelle italiane e ai suoi meccanismi (discografici e televisivi)?

Crediamo che confrontarsi con realtà imponenti, come quelle che si trovano fuori dall’Italia, ci ha aperto un mondo di possibilità e curiosità. Dopo queste avventure ci siamo trovati a scrivere e ad arrangiare le nostre canzoni in maniera differente. Portare la nostra musica all’estero ci ha cambiati ed è stata una grande opportunità che siamo felici di aver colto, non a caso l’album è bilingue proprio per celebrare e portare tutto il background che abbiamo maturato nel tempo, in questo disco.

È chiaro come le vostre maggiori soddisfazioni siano arrivate fuori dai confini italiani. Qui si parla spesso di nemo propheta in patria, nell’arte e tra i giovani soprattutto. Lo avvertite anche sulla vostra pelle?

Sicuramente sì. Fuori dall’Italia abbiamo riscontrato una notevole meritocrazia. Nel senso che se hai un progetto e qualcosa da dire, hai l’opportunità di farti ascoltare anche da realtà importanti. Basti pensare ad X Factor UK: ci siamo presentati con una versione ancora embrionale dei Daudia. Non avevamo ancora la dimensione che abbiamo oggi, e davanti a noi c’era Simon Cowell, un nome enorme per la discografia inglese. Nemo propheta in patria? Nel nostro caso sì. È un fatto come ci riesca più facile suonare fuori dalla nostra terra d’origine, il Sud Italia, spostandoci soprattutto in Nord America.

Daudia
Daudia

Facciamo un esempio: nel 2024 abbiamo tenuto un tour teatrale che abbiamo inaugurato nel Teatro Comunale di Caserta, città da cui proveniamo. Il teatro in questione può ospitare fino a quattrocento persone ed era sold out, ma forse soltanto il 10% del pubblico era composto da casertani. Molti arrivavano da fuori regione, addirittura dalla Sicilia. Ecco, noi non crediamo molto all’appartenenza ad un territorio, di certo però apparteniamo a chi ci ascolta.

Oggi questo album, “Il nostro tempo”, è realtà. Cosa vorreste che rimanesse in chi lo ascolterà?

Abbiamo dato molta importanza ai temi trattati in questo disco. C’è stata un’evoluzione nella scrittura: si parla di esperienze che abbiamo vissuto in prima persona e altre storie che abbiamo accarezzato dall’esterno. C’è profondità nelle tematiche ma anche leggerezza, brani upbeat e brani intensi. Vorremmo che siano le canzoni a rimanere e ciò che raccontiamo al loro interno.

Ideatore e fondatore di 4quarti Magazine. Scrittore e giornalista salernitano iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania. A dicembre 2023 pubblica "Nudo", il suo primo libro. «Colleziono compulsivamente dischi e mi piace scrivere con la musica ad alto volume».

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