Il 2026 alza il sipario sul progetto di Comeilmiele, cantautrice che risponde al nome di Miele Gullì e che si presenta con un “Eppi” che sa di more e lamponi, ma anche di spine e spilli: «Canto una felicità conquistata, non ingenua».

Un EP che sa di caramella, ma che è affilato come una lama di coltello. Non nasconde le unghie nel suo pop, che si mostra sfaccettato in “Eppi“, un biglietto da visita, una manciata di canzoni per presentare una visione, una musica propria ma comunque capace di intercettare il vissuto e il gusto del pubblico. Miele Gullì – vero nome di Comeilmiele – si propone con un progetto centrato e ficcante, a cui ha lavorato insieme ad un team capeggiato da Marco Savini. Lo scopriamo meglio in una chiacchierata a tu per tu.

Partiamo subito dal titolo di questo progetto: “Eppi”, un gioco di parole tra l’effettivo formato discografico di questo lavoro e uno stato d’animo. Quanto c’è di autenticamente “happy” in questo disco e quanto, invece, di ironia difensiva, di sorriso usato per dire cose che altrimenti farebbero più male?

Il sorriso è sempre stato la parte che più mi piace del mio carattere, per lui passano emozioni più complesse; ma anche nei momenti introspettivi il sorriso per me è una scelta: quella di vedere sempre il bicchiere mezzo pieno. “Eppi” nasce proprio da quella zona di confine tra luce ed ombra. C’è una felicità reale dentro il disco, ma non è mai ingenua, è una felicità conquistata! Allo stesso tempo c’è molta ironia, che per me è un modo per dire ed affrontare le cose cose scomode senza renderle insopportabili. In questo senso “Eppi” non è tanto un disco felice, quanto un disco onesto: racconta il tentativo di stare bene, anche quando non è semplice farlo.

Dici che le canzoni nascono da quelle risposte che arrivano sotto la doccia, quando ormai è troppo tardi. Scrivere musica è diventato il tuo modo di prenderti una rivincita sul tempo e sulle conversazioni mancate, quindi?

Non è così per tutta la mia musica, anzi. In passato la scrittura era più un tentativo di capire cosa stessi provando: mettevo in musica emozioni ancora confuse. Questa è probabilmente la prima volta in cui scrivo di cose che ho già attraversato, realizzato e in qualche modo metabolizzato, che però erano rimaste un pò in sospeso per me. Un nuovo inizio deve necessariamente avere una fine e io dovevo avere l’ultima parola (ride, ndr).

eppi cover
“Eppi” di Comeilmiele

Veniamo alle tracce che compongono la tracklist. Parliamo di “Kill Bill”, che apre l’EP con una presa di coscienza netta e senza sconti. Quanto di importante e necessario c’è, oggi, nel raccontare la rabbia delle donne senza edulcorarla, soprattutto in un pop – ma non solo – che spesso preferisce relegarle ad in immagine e contenuto composto, mite e accogliente?

Credo sia fondamentale raccontare la rabbia delle donne senza addolcirla o renderla più “accettabile”. La rabbia è un’emozione legittima, spesso nasce da consapevolezze profonde e da ferite reali, e negarle spazio significa continuare a semplificare esperienze complesse. In “Kill Bill” quella rabbia non è distruttiva, è lucida: è il momento in cui smetti di giustificarti o giustificarlo e inizi a guardare le cose per quello che sono. Anche nel pop c’è bisogno di questo tipo di verità, di voci che non siano sempre accomodanti, ma autentiche, non credete?

In “Come mai?” torni invece a riscoprire sonorità pop-punk anni Duemila, citando apertamente l’“Avril Lavigne era”. Cosa resta di quella stagione nella scrittura di una Gen Z che vive relazioni sempre più esposte, accelerate e spesso tossiche?

Credo che resti soprattutto la possibilità di dire le cose in modo diretto e senza troppi punti interrogativi come invece faccio io nel titolo del brano. Il pop-punk dei Duemila aveva una sincerità istintiva che oggi trovo ancora necessaria. Amo profondamente quelle sonorità e so che tornerò a scrivere anzi, lo sto già facendo. La nostra generazione ha troppa ansia, troppe insicurezze e spesso gira troppo intorno alle cose: quel linguaggio emotivo così frontale aiuta a “tagliare corto”, a dire quello che senti senza chiedere il permesso.

Comeilmiele
Comeilmiele

Meglio soli”, poi, ribalta l’idea che stare da soli sia una sconfitta. Pensi che la musica possa aiutare a normalizzare la scelta di allontanarsi da relazioni nocive, in una società che spinge costantemente verso il “restare a tutti i costi”?

“Meglio soli” per me è più di un brano, è un vero e proprio manifesto. Sottolinea l’importanza di trovare e stare bene con sé stessi, cosa che non puoi fare in un ambiente che non ti appartiene, che non ti fa crescere e che anzi ti costringe a fingere di essere qualcun altro per sopravvivere. È un argomento che mi sta molto a cuore e che infatti cito anche nel mio singolo ”Esagero” , se non ti circondi di persone che ti rappresentano ed arricchiscono ti sentirai sempre stretto.

Mi considero una persona molto socievole e mi sono sempre circondata di tante persone, ma crescendo ho capito che erano poche quelle che davvero mi spronavano, che mi permettevano di essere me stessa e di diventare una versione migliore di me. La paura di stare soli spesso ci porta ad accontentarci, con la musica vorrei far passare il messaggio di quanto le persone giuste abbiano peso nella tua crescita e nella tua vita.

Magneti” è il cuore emotivo dell’EP, dedicato a tua nonna. Dicci di più rispetto alla scelta di portare in musica, e di conseguenza all’attenzione di tutti, un ricordo come questo, in tutta la sua delicatezza?

“Magneti” è il brano più delicato dell’EP e non a caso l’unica ballad. Riprendendo il discorso delle persone che ti accrescono: mia nonna è stata fondamentale per la mia crescita emotiva, mi ha sempre insegnato a rialzarmi, buttarmi e cadere ma rialzandomi sempre. Ho questo bellissimo ricordo estivo bloccato nella mia mente: ero in terrazzo con la mia chitarra, che all’epoca suonavo appena, mi sentivo triste e arrabbiata perché non riuscivo a far capire ai miei genitori quanto la musica fosse la mia vita e non un semplice hobby.

“Magneti” di Comeilmiele

Lei mi ha aiutato a trovare il modo e le parole giuste, anzi le note, infatti ci ho scritto una canzone, in inglese perché all’inizio scrivevo in inglese. Onestamente non so quanto i miei genitori abbiano capito, non lo parlano molto (ride, ndr). Ma non importa. perché lei mi ha dato il metodo, il modo, io gliene sarò per sempre grata, portandola su tutti i palchi insieme a me.

Tra rabbia, ironia e tenerezza, possiamo dire che “Eppi” sia il racconto di un’intera geografia emotiva, la tua, ma non soltanto: al tuo fianco hai trovato un team per realizzare questo lavoro, tra cui Marco Savini. L’importanza del “gioco di squadra” per portare a casa il risultato, immagino sia stata tanta, no?

Assolutamente sì! “Eppi” è un disco molto personale e senza il team giusto non sarebbe mai venuto fuori così com’è. Avere una squadra significa avere qualcuno con cui provare idee, sbagliare e migliorare insieme. Il gioco di squadra è stato fondamentale: ognuno ha portato la propria sensibilità, e alla fine siamo riusciti a far emergere davvero tutte le sfumature del disco, dalla rabbia alla tenerezza, dall’ironia alla leggerezza. Per questo ringrazio infinitamente il mio team: Fernando Alba (Produttore artistico), Fabrizio Frezza (Mix), Lorenzo Tempestilli (batteria), Carmine Simeone (master), Samantha Suriani (ufficio stampa). Squadra che vince non si cambia!

Qual è l’immagine, la parola, il concetto che vorresti questo EP lasciasse alle sue spalle, a chi lo ascolterà?

Dico sempre che si dovrebbe vivere la propria vita come un karaoke, essendo se stessi anche se si stona. Vorrei che “Eppi” lasciasse un senso di autenticità: l’idea che sia possibile sentirsi complessi, fragili, arrabbiati o ironici senza dover fingere. Che chi lo ascolta senta che va bene prendersi il tempo per capire sé stessi, affrontare i propri sentimenti e trovare la propria voce, anche quando tutto sembra accelerato o confuso. In una parola, vorrei lasciasse coraggio. Ci vuole tanto coraggio.

In ultimo, “Eppi” invita a prendersi meno sul serio, ma senza rinunciare alla sostanza. Se dovessi spiegare questo disco a chi pensa che il pop sia solo intrattenimento leggero, quale canzone useresti come contro argomentazione… e perché?

Beh direi “Kill Bill”. Mostra che il pop può essere diretto, potente e autentico, capace di raccontare rabbia, vulnerabilità e ironia senza rinunciare a ritmo o alla melodia. Se qualcuno pensa che il pop sia solo intrattenimento “leggero”, spero che questa canzone possa essere la prova che può anche far riflettere, scuotere e raccontare emozioni, senza compromessi.

LEGGI ANCHE:

Ideatore e fondatore di 4quarti Magazine. Scrittore e giornalista salernitano iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania. A dicembre 2023 pubblica "Nudo", il suo primo libro. «Colleziono compulsivamente dischi e mi piace scrivere con la musica ad alto volume».

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *