Tra gli otto vincitori di Musicultura 2021 c’è anche Caravaggio

Nella rosa degli otto vincitori di Musicultura c’è anche Caravaggio, all’anagrafe Andrea Gregori, talentuoso cantautore e polistrumentista originario Latina che, dopo un lungo percorso di selezione, ha ottenuto il prestigioso riconoscimento. Ad attenderlo adesso c’è lo Sferisterio di Macerata, dove venerdì 18 e sabato 19 giugno si terranno le serate conclusive del Festival dedicato alla nuova musica d’autore italiana.

Sei tra gli otto vincitori di Musicultura 2021. Oltre mille artisti ci hanno provato da ogni parte d’Italia. Che effetto fa?

Sono davvero emozionato ed orgoglioso di far parte di questa kermesse meravigliosa. La cosa che più mi ha impressionato è il livello altissimo di professionalità che c’è in questo concorso.

Il brano con cui sei arrivato a questo traguardo è “Le cose che abbiamo amato davvero“. Ce ne parli?

Il brano nasce dopo la fine di una storia d’amore importante che si è consumata qualche anno fa, mentre vivevo in un piccolo appartamento a Roma. È una riflessione su come l’esistenza scorra inesorabilmente in avanti e sappia rinnovarsi sempre, ignara delle nostre sofferenze personali. La vita non ne vuole sapere di morire e cerca sempre un nuovo inizio. A volte lo fa con una canzone!

Caravaggio con “Le cose che abbiamo amato davvero”

Tornando indietro ai tuoi esordi, sei stato frontman della rock band Godiva. Un viaggio durato ben dieci anni, dal 1998 al 2008. Che ricordi hai? Quanto ha contribuito a diventare ciò che sei oggi?

La band è come una tribù, nel tempo diventa una famiglia presso cui puoi trovare protezione e supporto. I Godiva sono stati una palestra insostituibile per me, un percorso di formazione, una laurea in rapporti umani.

Nel 2013 poi la svolta e i primi passi da solista. cosa ti ha fatto maturare questa decisione?

Dopo 10 anni insieme a loro ho però sentito la necessità di sperimentare ed ho scelto di proseguire da solo l’esplorazione di nuovi territori. È stato fisiologico, la cosa giusta da fare, oggi godo di una serenità e di una libertà di espressione che prima non conoscevo.

Nello stesso periodo è arrivata poi la diagnosi di una distonia spasmodica, malattia che colpisce i muscoli della laringe, impedendo addirittura di parlare. Sarà stata una doccia fredda… da cui sei riuscito però ad emergere.

Da una disabilità non si guarisce ma si impara a superarla, a vedere oltre. Nei primi anni la perdita totale dell’uso della voce è stata per me un vero lutto, sono morto come uomo e come artista. La malattia si è abbattuta su di me come un ciclone, distruggendo ogni aspetto della mia vita e trascinandomi in una profonda depressione. Poi l’incontro con una persona anch’essa affetta dalla medesima sindrome ha dato il la al mio cammino di rinascita. Ho scoperto di avere più carattere di quanto immaginassi ed ho seguito per due anni un lungo percorso olistico di riabilitazione vocale. Alla fine sono riuscito a ricostruire una nuova vita e una nuova voce.

Caravaggio
Caravaggio a Musicultura 2021

La nascita del progetto Caravaggio è datata 2018. Ci spieghi le ragioni dietro la scelta di questo nome d’arte?

Qualche anno fa mi trovai in un periodo particolare in cui smisi di scrivere. Una notte mi apparve in sogno il grande pittore lombardo, lui mi invitò con voce tonante a riprendere la scrittura di canzoni che avessero come prerogative la totale sincerità e l’innovazione tecnologica. Mi esortò a farlo usando il suo stesso pseudonimo e ovviamente non potei far altro che accettare l’incarico ed esserne onorato!

C’è un brano della tua discografia, uno dei più recenti, “Il cielo su Mulholland Drive“, che ha da subito catturato la mia attenzione. Ci dici qualcosa in più su quel singolo?

Il cielo su Mulholland Drive” nasce da lunghe chiacchierate estive con un’amica. Gli argomenti toccati frequentemente erano la passione comune per il buon cinema e la nostalgia per le storie d’amore passionali e tormentate, quelle che ci fanno soffrire e sentire così vivi. “Mulholland Drive” è per me una via lastricata di sogni scintillanti, un luogo di promesse che spesso si rivelano illusorie e fallaci. Mi ricorda un po’ la società tecnocratica e iper connessa in cui viviamo; talmente globalizzata che per assurdo ci sta portando all’isolamento.

Caravaggio con “Il cielo su Mulholland Drive”

Dalla tua c’è anche un’immagine intrigante, che definirei queer. Sbaglio?

Sinceramente non saprei definire il mio look. So che mi piace l’eleganza, il make up, David Bowie, il glam, la tecnologia. Mi piace pensarmi come una specie di alieno glamour.

Il 18 giugno, data in cui ti esibirai sul palco dello Sferisterio di Macerata, s’avvicina. Con quale spirito salirai quel palcoscenico?

Voglio salire su quel palco ed incendiarlo! Grazie infinite per questa intervista.

Giornalista salernitano iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania. Colleziono compulsivamente dischi e mi piace scrivere con la musica ad alto volume.

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