Tra le band più intriganti della scena underground italiana, i Belize tornano con un nuovo album che guarda all’età adulta e ai misteri che porta con sé: ecco “Phantom favola”
Chiave girata nel quadro d’accensione, rombo di motori e si parte. Sull’asfalto un Phantom Malaguti consuma le sue ruote, sfrecciando in direzione ignota mentre ai bordi della strada si susseguono scenari diversi e al tempo stesso simili tra loro. Un cielo fiabesco fa da tetto ad amici che, ai lati di quella stessa strada, si divertono, due amanti si scrutano e pezzi di famiglia scendono al patti con i propri ruoli, che non saranno mai eterni. È il viaggio di Phantom favola, il nuovo album dei Belize.
La formazione varesina composta da Riccardo Montanari, Mattia Tavani e Federico Scaglia dà vita alla propria rinascita, dopo un lungo silenzio che ha seguito il loro ultimo tour. Qualcosa s’è riacceso, in quella band che s’era fatta notare dai più qualche edizione di X Factor fa: senza nemmeno entrare nel cast ufficiale del talent show, quella Pianosequenza che proposero alle audizioni stregò per eleganza, personalità e gusto. Un’aura che ritroviamo ben distinta anche in questo nuovo progetto, rilasciato per Woodworm e Universal.

Si parte sul sellino di quel Phantom Malaguti, celebre motorino simbolo dei primi anni duemila, per un viaggio su strada che si consuma in nove canzoni. Nove tappe, inaugurate da Gattesca: canzone brillante per testo e musica che, nella magia di una notte d’estate vissuta da giovane e spensierati cuori acerbi, ritrova nella bellezza dell’ignoto verso ciò che riserverà il domani il suo sguardo migliore. Si prosegue con il brano che dà titolo all’album, Phantom favola. Torna l’adolescenza, questa volta affrontata allo specchio. Il protagonista avverte la versione più giovane di sé, così sognante ed entusiasta, che là fuori ci sarà da stringere i denti e proteggersi dalle delusioni della vita.
Terza tappa di questo viaggio è In mio fratello è tutto a posto, uno dei capitoli più riusciti di questo lavoro dei Belize. Mosse di wrestling su un letto, le cui doghe sono pronte a cedere da un momento all’altro, e un rapporto tra fratelli fatto di contrasti e chiaroscuri, che non perde mai per un attimo la sua indissolubile forza, anche quando a difenderla ci sono due adolescenti senza sufficienti strumenti per affrontare i mille dubbi dei rapporti familiari. Il tutto su un bel tappeto post punk che strizza l’occhio all’alternative rock degli anni ’90.
Ci sono poi due a prendersi la scena in Qualcosa di nuovo, protagonisti di un addio, separati dalla ricerca di un’opportunità lontano dalla terra che li ha fatti scoprire. In questo disco c’è spazio anche per una speciale collaborazione: insieme ai Belize, in Denti dorati, l’interessante artista romano Arssalendo. Avant-pop dalle atmosfere sospese e rarefatte che lascia spazio ad una storia d’amore a cui è difficile porre la parola ‘fine’ e che trova nei sogni più ricorrenti il suo habitat. L’adolescente che appartiene all’anima di questo album dedica a sé stesso una poesia in Phavola: il sogno di volare alto, di vivere senza paura del domani e con il fuoco nel petto.
C’è poi Dio li fa, un racconto sonoro sull’intimità fragile, sospesa tra desiderio e paura, in un tempo che inciampa tra attimi sospesi e verità non dette. La musica, tra luci e ombre new wave, trasforma un giorno qualunque in un istante eterno. In Varese tuning invece, una sera qualunque riaccende, quasi per sbaglio, un legame profondo che il tempo aveva messo da parte. È il ricordo che torna a galla con una chitarra distorta: come se quegli anni non fossero mai davvero finiti. In chiusura c’è In fede, brano essenziale – con incursioni dei Colla Zio – sull’ultimo dialogo tra una coppia. Un ultimo saluto delicato ed evanescente.
Phantom favola restituisce una conferma: i Belize in quanto una delle realtà più affascinanti dell’underground italiano. Un lavoro maturo e ispirato, capace di raccontare i rapporti umani con una scrittura che mescola ironia, malinconia e fiaba. Il suono, curatissimo, rilegge le influenze del rock alternativo anni ’90 e della scena italiana dei primi 2000, senza mai cedere alla nostalgia. Chitarre distorte, atmosfere rarefatte e un cantato pop costruiscono un equilibrio perfetto tra intensità ed evasione. Un ritorno che non delude le aspettative.

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