È disponibile ovunque il nuovo album delle Bambole di Pezza, “Wanted”. Un disco ricco di ospiti e spunti di riflessione, in una «società è in continuo cambiamento» votata al silenzio e all’omertà: da qui il loro grido di ribellione

Nelle scorse settimane è approdato sugli store digitali e in formato cd Wanted, il nuovo album delle Bambole di Pezza, pubblicato sul finire del mese di gennaio per Nigiri e Sony Music Italy, e porta con sé un’esplosione di energia, ribellione e autenticità. Il disco – il quinto in studio nella storia della band – è stato anticipato dai singoli Stuntman, ZenZero, Cresciuti male, in coppia con J-Ax, Rampicanti e Senza permessoproposto per Sanremo 2025, ma scartato -, il disco fonde riff graffianti, melodie avvolgenti e testi affilati, affrontando temi come amore, lotta e resistenza.

Numerose sono le collaborazioni all’interno del progetto, che vede tra gli ospiti delle Bambole di Pezza anche DIVI dei Ministri nel brano Pagine, Mille in Atlantide, Giorgieness in Fuori di testa e Jack Out nella title-track Wanted, di cui è da poco uscito il videoclip ufficiale, trasformata in un inno alla libertà. Nella tracklist dell’album figurano 14 brani che spaziano dalla disillusione alla ricerca di identità: un viaggio sonoro che sfida la superficialità e celebra l’autenticità senza compromessi.

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“Wanted”, il nuovo album delle Bambole di Pezza

Presentando questo disco avete detto che «Ogni canzone è un pezzo della nostra storia». Una storia già molto ricca, per questa vostra realtà artistica. Doveste riassumerla in poche parole, quali utilizzereste per introdurre il vissuto delle Bambole di Pezza a chi ancora non vi conosce?

Le Bambole di Pezza sono energia, resistenza e passione. Siamo nate con la voglia di portare il rock femminile in Italia e, dopo anni di palchi, evoluzioni e nuove sfide, siamo ancora qui a raccontare il nostro mondo attraverso la musica. Ogni nostra canzone rappresenta un pezzo di vita, di lotta e di sogno.

La marcata impronta femminista del progetto delle Bambole di Pezza si evince anche in questo disco, non soltanto nelle tematiche discusse nei testi (e ci arriveremo) ma anche osservando le ospiti di questo lavoro, come Mille e Giorgieness, due valide esponenti del cantautorato femminile di nuova generazione. Diteci di più di questi due sodalizi artistici.

I due sodalizi artistici con Mille e Giorgieness sono nati per stima reciproca e amicizia. Con Giorgieness abbiamo fatto due concerti, ci sembrava un’ottima idea coronare un percorso simile e intersecato con un pezzo insieme che parlasse di sorellanza. Mille l’abbiamo conosciuta una sera a Milano durante un evento, la seguivamo da tempo e le abbiamo subito proposto il feat e dopo poco è arrivato. Siamo davvero felici dei risultati, pensiamo che ci sia stato davvero un rispetto dell’essenza di noi e loro in quanto artiste, portando la natura di ognuna all’interno delle canzoni.

Parlando invece delle canzoni contenute in questo disco, partiamo dalla opening track, “Capita”: «Puoi filmare una violenza o farne parte come protagonista così ti invitano in tv giustificarti da bravo carnefice esibizionista» cantate, in un’esposizione delle storture della società odierna. Una dichiarazione d’intenti della vostra band, di ciò che intendete portare all’attenzione del pubblico?

Volevamo portare all’attenzione il fatto che si parla sempre del carnefice e poco della vittima. Del carnefice spesso sappiamo tutto: cos’ha studiato, se ha studiato, se veniva considerato un bravo ragazzo, se le faceva i biscotti, qual è il suo lavoro. In generale c’è una romanticizzazione del carnefice che troviamo sia pericolosa, mentre della vittima si sa sempre troppo poco.

Giulia Cecchettin è stato un caso mediatico che ha dato voce alla vittima grazie anche alla sua famiglia, però in quanti casi è così? Vediamo in tv o nei giornali ancora troppe giustificazioni di chi ha fatto del male. Allo stesso tempo c’è la critica di chi filma avvenimenti violenti per strada: è assurda l’omertà che c’è e quanto sia facile tirare fuori un telefono. Qual è lo scopo? Non riusciamo a capirlo.

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Bambole di Pezza

Capita si rifà anche ad un modello di canzone che, nel mainstream odierno, sta andando estinguendosi da diverso tempo: la canzone di denuncia. Riscontrate anche voi una più o meno diffusa reticenza a discutere di argomenti piuttosto spinosi, per quanto d’attualità, e se sì, come ve lo spiegate?

Nel mainstream c’è sempre stato questo atteggiamento di poca presa di posizione, almeno in Italia. La spiegazione credo sia semplice: se ti fai gli affari tuoi, campi cent’anni. Non pestare i piedi a nessuno, non parlare di politica o di problemi sociali. Poi sono arrivati il punk e il rap, nati proprio da questo desiderio di ribellione. Per quanto il nostro sia un disco anche molto pop, con temi come l’amore e l’amicizia, non possiamo dimenticarci di quello che facciamo e perché lo facciamo.

Ad anticipare l’uscita di “Wanted” è stato il singolo Senza permesso. Uno dei passaggi del testo che mi ha colpito di più è “Non voglio un complimento oggetto ma lo stesso tuo stipendio”. La parità di salario è un’altra questione che tiene banco nel dibattito odierno, e per quanto parrebbe una cosa ovvia, un’apertura da ogni fronte non c’è ancora stata. Riuscite ad intravedere dei passi in avanti, sotto questo punto di vista, nel prossimo futuro?

Per fortuna sì ci sono tanti segnali di cambiamento, ma il percorso è ancora lungo. “Senza permesso” parla anche di questo: di quanto sia assurdo dover ancora lottare per diritti che dovrebbero essere scontati. È un tema a cui teniamo molto, e ci sembra importante ribadirlo: non ci arrenderemo finché non vedremo un vero equilibrio.

La società è in continuo cambiamento, speriamo sia sempre migliore ma l’unico modo che abbiamo per migliorarla è scardinare le vecchie abitudini. Ci sono ancora troppi conservatori, la strada è lunga. Secondo le stime del WEF, ci vorranno 131 anni per raggiungere la piena parità di genere, che al momento non risulta presente in nessuna economia, mentre in Europa la situazione è più favorevole, con un tempo previsto di 67 anni.

Una traccia, questa, che sarei riuscito ad immaginare sul palco del Festival di Sanremo. Ho appreso in seguito, attraverso i vostri social, che effettivamente lo avevate proposto. Cosa avrebbe rappresentato per voi come artiste, e per il messaggio che portano con sé le Bambole di Pezza, calcare quel palcoscenico? Ritenterete?

Esatto, Sanremo sarebbe stata una grande occasione per portare un messaggio forte a un pubblico più ampio, anche perché non c’è mai stata una band femminile su quel palco.  Non è andata questa volta, ma ci riproveremo sicuramente, abbiamo la testa dura.

“Senza permesso” delle Bambole di Pezza è stata scartata a Sanremo 2025

Vogliamo la musica punk”, cantate con Giorgieness in Fuori di testa, ed è innegabile come negli ultimi tempi si stia assistendo, specialmente tra le nuove generazioni, ad un ritorno di questo genere musicale, insieme alla riscoperta di sonorità che sanno di anni 2000. Come ve lo spiegate?

“Punk’s not dead” per citare un famoso slogan scritto sui muri o sul retro dei chiodi borchiati! La trasgressione, la provocazione, l’anticonformismo ci auguriamo non passeranno mai di moda. Ci deve essere sempre un’urgenza da gridare e suonare con la giusta rabbia e attitudine che solo il punk riesce a canalizzare in un messaggio forte e chiaro, rivoluzionario, sovversivo e spronante. Si deve guardare al punk ‘77 per ritrovare il sapore più ruvido e sperimentale di ruggine e asfalto, mentre ai 2000 per le contaminazioni agrodolci e frizzanti che sanno di fragrante California del punk rock o pop punk con linee melodiche forti che ti si appiccicano in testa, riff brillanti e testi più personali ed emotivi.

Tu non sei nessuno se vuoi sembrare sempre qualcun altro” è la frase intorno a cui gira Pagine con DIVI dei Ministri. Il tema dell’identità, della ricerca personale, ritorna spesso in questo disco… diteci di più.

“Pagine” con Divi è dedicata proprio al social. Passiamo la vita a dare un’idea di ciò che vorremmo gli altri pensassero di noi, dimenticandoci che ognuno di noi è irripetibile. Se fingi di essere ciò che non sei, non sei te stesso e non sei nemmeno qualcun altro, quindi non sei nessuno. Il pezzo parla di quanto sia facile criticare gli altri, un po’ come se fossero uno specchio per nostri fallimenti o delle nostre insicurezze, allo stesso tempo però dobbiamo ricordarci che non è tutto oro quello che luccica.

I social hanno creato parecchi problemi psicologici e non solo ai giovani, tra standard inarrivabili e bullismo online. Volevamo invitare chiunque ascolti il pezzo a rendersi conto che il social è sia vita reale, perché dall’altra parte c’è qualcuno che può soffrire per le tue parole, sia finzione perché ciò che vediamo nei profili altrui è solo la parte migliore. Ognuno di noi è un mondo, non possiamo pensare di conoscerlo, né in negativo né in positivo. Gli estranei sui social, i personaggi pubblici o i conoscenti non sono né il nostro sfogatoio né qualcosa da idealizzare.

“Wanted” delle Bambole di Pezza in collaborazione con Jack Out

C’è Mille in Atlantide, uno dei brani più belli del disco. “Imparare quanto il tempo passa lento. Quanto ne ho perso nel mio riflesso cercando un senso”. Com’è nato questo pezzo?

Grazie mille, ci fa piacere che lo apprezzi così tanto. “Atlantide” parla di una relazione finita ma non solo, una relazione mai iniziata veramente. Usiamo Atlantide come metafora per dare l’idea di qualcosa di meraviglioso che tutti speriamo di trovare, qualcosa che forse c’è da qualche parte. Atlantide però è anche qualcosa che la maggior parte di noi, alla fine, direbbe “cosa la cerco a fare? Tanto non esiste”. È una metafora dell’amore considerato come troppo difficile da trovare per essere vero e del cinismo che questo comporta.

La frase che hai estrapolato va contestualizzata: “Se mi restasse solo un’ora la passerei senza dire una parola, per ricordare cosa sia la noia e imparare quanto il tempo passa lento, quanto ne ho perso nel mio riflesso”. Se avessimo ancora poco tempo da vivere, ci piace pensare che le persone desiderino ricordare quanto il tempo non sia in realtà così frenetico ma è la nostra vita a esserlo. Una vita frenetica e oberata lascia poco spazio all’amore, che spesso consideriamo poco importante e lo lasciamo andare. “Atlantide” parla proprio di questa perdita, dell’incapacità di amare e della sensazione di non meritare affetto, motivo per cui lo allontaniamo.

Da marzo partirete con il vostro Tour Senza permesso. Cosa state preparando? Potete darci qualche anticipazione?

Sarà un tour pieno di energia, sudore e rock’n’roll! Stiamo preparando una scaletta potente, con un mix di brani nuovi e vecchi, e uno show che vi farà saltare e cantare con noi. E poi ci saranno delle sorprese… ma per quelle, dovrete venire a vederci dal vivo!

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Ideatore e fondatore di 4quarti Magazine. Scrittore e giornalista salernitano iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania. A dicembre 2023 pubblica "Nudo", il suo primo libro. «Colleziono compulsivamente dischi e mi piace scrivere con la musica ad alto volume».

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