È approdato in digitale “Eva“, il disco d’esordio della band Analogic che guarda al “blob rock” dei Bluvertigo con introspezione, senza risparmiare critiche sociali

Mentre fuori alla finestra si liberano nell’aria le ceneri di un mondo in rovina, arso dal fuoco della rabbia e della violenza, all’interno dei propri spazi è possibile ricordarsi di celebrare la vita, lo straordinario mistero dell’esistenza e di tutto ciò che comporta e rappresenta. Gli Analogic, band composta da Davide Crateri a voce, basso e synth, Diego Crateri a voce e chitarra e Michelangelo Gandossi alla batteria (in quest’opera sostituito però dal batterista Antonino Bonanno) fanno il loro esordio discografico ufficiale con “Eva“, il loro primo album.

Si tratta di un’opera molto importante per la formazione, nata da un profondo «flusso di coscienza che esce direttamente dalle mani dei musicisti senza l’uso disumanizzante del digitale ed esprime una spontaneità che si riflette non solo a livello musicale ma anche tematico», spiegano gli artisti, che fanno dell’autenticità espressiva la propria cifra stilistica. In “Eva” trovano posto i diversi universi sonori del gruppo, che fuggono dalle etichette, anche quelle musicali. Non a caso gli Analogic s’identificano soltanto in un genere – ufficioso e coniato dai Bluvertigo -, il “blob rock“. Ovvero una miscela di generi, alcuni anche distanti dal rock stesso.

L’amore e la nostalgia, l’attualità e la critica sociale. Nei dieci brani che compongono la tracklist di “Eva” gli Analogic affrontano diversi argomenti. C’è il tempo e il suo scorrere inesorabile nel brano che apre l’album, “Generazioni“, e tanti quesiti sul concetto di esistenza, come nel caso di “Ave natura“, con ispirazione giunta dall’arte poetica di William Wordsworth. Di notevole interesse è il prog incisivo di “Luglio agosto settembre nero”, rielaborazione di un classico del repertorio degli Area, che arricchisce questa prima prova discografica degli Analogic.

Sono tante le reference e le citazioni in questo lavoro, come in “Milano Magnetica“, che riporta alla mente il suono dei migliori – almeno per il sottoscritto – Afterhours della loro storia. Interessante è anche “Ode nichilista“, che la band presenta come una lotta al nulla con «la dolcezza e il coraggio di mostrarsi a nudo». La vita a volte è una ricerca. La medesima ricerca per prenderne possesso, e in questo pezzo si parla proprio di questo: il ritorno alla luce, alla vita e all’amore per la stessa. Sentimento che fa capolino nell’ultima traccia, “Indefinita“, in cui l’appiglio per il protagonista è rappresentato da una donna, in cui lui ripone tutte le sue speranze per ritrovare se stesso.

Con “Eva” – pubblicato per Luminol Records e in collaborazione con Bluescore Studio e Mirko Giardini – gli Analogic si presentano al pubblico e allo stesso tempo lanciano una promessa attraverso queste dieci canzoni: la musica non si fermerà qui, ma continuerà a suonare, ad essere coltivata in studio, in attesa di sbocciare e incontrare il sole.

Ideatore e fondatore di 4quarti Magazine. Scrittore e giornalista salernitano iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania. A dicembre 2023 pubblica "Nudo", il suo primo libro. «Colleziono compulsivamente dischi e mi piace scrivere con la musica ad alto volume».

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