Con un’anima che fonde estetica dark pop, nervatura rock e accenti urban, Alek De Caro racconta senza filtri la dipendenza emotiva di una relazione ossessiva: chitarre ruvide e beat pulsanti presentano il singolo “Mille Sbagli”.
Alek De Caro approccia la materia del singolo “Mille Sbagli” con modalità che oscillano fra confessione privata e progetto sonoro compiuto. Il pezzo, che segna il suo ritorno sulla scena, si iscrive in una traiettoria estetica nitida — dark pop di impianto, un’energia rock e contaminazioni urban che ne modellano il ritmo — e, al contempo, conserva la cifra immediata del racconto autobiografico: una spirale emozionale fatta di dipendenza, desiderio, illusioni e ricadute.
Il testo mette a fuoco il loop relazionale come un movimento circolare dal quale il narratore fatica a sottrarsi: la ripetizione degli errori, la consapevolezza dei propri limiti, la necessità di un esorcismo personale che passi attraverso la musica. Non si tratta qui di lirica edulcorata, bensì di una resa franca e priva di filtri — come lo stesso autore dichiara: «È un brano scritto di getto, le emozioni non filtrate sono quelle che poi arrivano più immediate anche a chi ascolta».
Le chitarre elettriche emergono con un taglio crudo, a tratti ruvido, che porta con sé la tessitura rock; il motore ritmico è affidato a beat pulsanti che rimandano a soluzioni urban contemporanee e mantengono una costante propulsione. Le linee vocali, invece, scelgono un fraseggio controllato. L’insieme dà vita a un sound scuro, coeso, che non sacrifica la comunicazione immediata sull’altare dell’ornamento sonoro.
Questo singolo è tappa di un percorso di ricerca artistica che Alek De Caro – che abbiamo conosciuto all’ultima edizione del Festival Bacco – prosegue con chiarezza d’intenti: si muove fra introspezione e impatto sonoro con l’obiettivo dichiarato di raggiungere il pubblico attraverso l’autenticità delle proprie esperienze. “Mille Sbagli” è dunque come una forma di esorcismo artistico — una confessione che ha la pretesa, misurata e non retorica, di trasformare la caduta in consapevolezza.




