Moonari ha raccontato ai microfoni di “Music Box” la lunga gestazione di “In fondo a stare soli non c’è male”, il nuovo singolo in collaborazione con Folcast e Neri per Caso, e le criticità di un settore che continua a porre limiti anagrafici e barriere economiche agli artisti indipendenti.
La musica come spazio di incontro, la solitudine come condizione da accettare senza rinunciare alla speranza e un’industria che dovrebbe lasciare più spazio ai percorsi individuali. Sono alcuni dei temi affrontati da Moonari, nome d’arte del cantautore romano Giovanni Cosma, compositore e polistrumentista, ospite negli studi di “Music Box“, il programma di TeleAmbiente e 4Quarti Magazine che, attraverso interviste e approfondimenti, esplora la musica anche oltre le canzoni e i palchi.
Tra una battuta e una riflessione sul proprio percorso, l’artista ha raccontato la nascita di “In fondo a stare soli non c’è male”, il singolo che segna una nuova fase del suo progetto discografico. Il brano ha avuto una gestazione particolarmente lunga: «L’ho scritto nove anni fa, in inglese». Inizialmente accantonato perché il testo non lo convinceva, è stato ripreso successivamente e trasformato grazie all’incontro con Folcast, conosciuto in occasione di un live condiviso all’Eur Social Park.
La collaborazione ha permesso al pezzo di trovare una nuova forma, attraverso il passaggio alla scrittura in italiano e il contributo del cantautore. Il risultato affronta la solitudine senza rappresentarla necessariamente come una condizione disperata. «Non è un racconto disperato sulla solitudine, si tratta più di una persona che accetta il fatto di essere solo, e prova a costruire un mondo intorno a questo senso di solitudine», ha spiegato Moonari, riconoscendo al tempo stesso la malinconia che attraversa il brano e la sensazione di qualcosa che continua a mancare.
Folcast è intervenuto in puntata anche con un videomessaggio, raccontando la spontaneità da cui è nata la collaborazione e descrivendo il protagonista della canzone come un personaggio che vorrebbe aprirsi al mondo, ma finisce per restare solo con se stesso. Nel singolo trovano spazio anche i Neri per Caso, coinvolti grazie a un incontro avvenuto nello studio milanese del padre di Moonari. Una presenza che contribuisce a rafforzare il carattere corale del pezzo, in apparente contrasto con il suo tema centrale. Per l’artista, però, questo incontro rappresenta soprattutto un passaggio significativo nella propria evoluzione: «La musica è questa, la musica è condivisione».
Oltre la musica, le regole del settore
L’intervista ha affrontato anche questioni che riguardano il funzionamento dell’industria musicale, a partire dai limiti anagrafici imposti da alcuni percorsi dedicati agli artisti indipendenti. Moonari ha contestato l’idea che l’età possa determinare le possibilità di affermazione di un musicista: «In un mestiere artistico non è che ci sta l’età in cui sbocci». A sostegno della sua posizione, Moonari ha ricordato come esistano percorsi in cui una cifra espressiva personale e il riconoscimento del pubblico arrivano anche dopo molti anni.
Un’altra riflessione ha riguardato i contest musicali, tema particolarmente vicino alla sua esperienza. Moonari ha evidenziato una criticità concreta: la sostenibilità economica delle partecipazioni, soprattutto per chi deve affrontare spese di viaggio e spostamento senza disporre di risorse sufficienti. «Se non ho sulle spalle delle risorse economiche che mi permettono di farlo, ho difficoltà», ha osservato, suggerendo l’introduzione di «un gettone di partecipazione o il rimborso di alcune spese per semifinalisti e finalisti». Il rischio, secondo il cantautore, è che un artista dotato di talento non riesca ad accedere a un’opportunità importante semplicemente perché non può permettersi di sostenerne i costi.
I palchi, tra riconoscimento e crescita personale
Nel corso della puntata, Moonari ha ripercorso alcuni momenti della propria esperienza dal vivo, mettendo a confronto palchi e rassegne che gli hanno lasciato impressioni differenti. Tra questi, Open Machine fino al Concertone del Primo Maggio di Roma, al Circo Massimo, «esperienza che fa curriculum». Tra i ricordi più intensi figura anche la rassegna Retape all’Auditorium di Roma, legata al ricordo di Ernesto Assante e a un momento personale condiviso con familiari e persone care. Musicultura, invece, gli ha lasciato la possibilità di vivere un’esperienza musicale in un clima poco competitivo, oltre all’emozione di suonare allo Sferisterio di Macerata.
“Music Box” è una trasmissione di TeleAmbiente, in collaborazione con 4Quarti Magazine, scritta e condotta da Andrea Picariello. In onda tutti i giovedì alle 20:30 (canale 18 in Lazio e Umbria, canale 221 sulle Smart Tv in tutta Italia e in streaming su www.teleambiente.it). Tutte le puntate integrali, le interviste e i contenuti esclusivi sono disponibili su YouTube e sui canali social di TeleAmbiente, 4Quarti Magazine e Music Box.




