“Il disordine merita dignità”, lo afferma Immanuel Casto, che a quattro anni dall’ultimo disco, presenta l’album “Formato non riconosciuto”: «Dedicato a tutte le persone che sperimentano la difficoltà nel ritrovarsi in un profilo specifico». La nostra intervista.

“Formato non riconosciuto” è il quinto album in studio di Immanuel Casto: dieci brani tra satira, neurodivergenza, politica, intelligenza artificiale e identità, nel tentativo di raccontare ciò che sfugge alle categorie. Un progetto che arriva a quattro anni da “Malcostume” e rilasciato per Freak&Chic, in cui l’artista continua a muoversi tra pop e provocazione, mantenendo intatta la propria cifra stilistica, ma con un’urgenza che in questo lavoro appare più interessata alla complessità delle persone che quel personaggio, nel tempo, hanno imparato a conoscere. La indaghiamo in una chiacchierata a tu per tu, scandagliando temi d’attualità e politica, ma ritrovando nella musica la propria anima, come in tutto.

“Formato non riconosciuto“. File, come persone, che non sono necessariamente malfunzionanti, ma che non riescono ad essere “lette” dai software della società. Qui non si parla soltanto di essere “fuori dagli schemi”, quanto di non ritrovarsi aderenti a un contesto, sentirsi fuori posto. Forse è anche peggio, no?

È così. Quella è una metafora, che vuole parlare di qualcosa. Quel qualcosa parte da un elemento estremamente autobiografico, ma che poi ho cercato di universalizzare in una direzione come quella che descrivi tu. La metafora qual è? Quella appunto di un file che non riesce ad essere letto e quindi un ribaltamento di prospettiva nel dire «No, non è che c’è qualcosa che non va in questo file, che è sbagliato, ma evidentemente il sistema non ha le risorse, non ha i software adatti per comprenderlo».

Nel concreto, se il sistema è la società, i software potrebbero essere la conoscenza di determinati argomenti, ad esempio concernenti i diversi funzionamenti mentali, i disturbi del neoprosviluppo. Quindi le persone che hanno queste condizioni e che si ritrovano in una fortissima condizione di isolamento sociale, proprio perché non riescono ad essere capite dagli interlocutori, che non hanno gli strumenti per farlo, interiorizzano molto presto, a volte proprio anche attraverso la violenza fisica, che sono loro che sono sbagliati, sono loro che sono nati rotti, e quindi non leggibili, quando in realtà è proprio una questione di mancanza di cultura in merito sul concetto della neurodiversità, che è diverso dal concetto di neurodivergenza.

Cover Digitale FNR ridotta
“Formato non riconosciuto” è il nuovo album di Immanuel Casto

Il concetto di neurodiversità è quello che ci dice che tutti i cervelli sono diversi tra di loro, semplicemente. Poi, chiaramente, ci sono caratteristiche statisticamente più ricorrenti di altre, quindi potremmo avere una maggioranza e una minoranza. Chi appartiene ad una minoranza potrebbe avere il problema di far fatica a comprendere se stesso o a farsi comprendere. Questo è l’elemento biografico specifico da cui parte il discorso. Ho cercato di farne un discorso universale, perché comunque, alla fine, chi è che si identifica in una cosa soltanto? Siamo pieni di contraddizioni, le emozioni non seguono la logica aristotelica, quindi possiamo volere cose anche in contraddizione tra di loro.

Siamo portati però, per diverse ragioni e soprattutto in ambito professionale, a proporci come una cosa ultradefinita. E questa mentalità spesso trascende l’aspetto lavorativo, dove magari, in alcuni casi, ci può stare che i curricula vadano indicizzati, ma al di là di questi specifici processi, una cosa che non dovrebbe avvenire, invece, avviene lo stesso. Il disco è dedicato a tutte le persone che sperimentano esattamente questo tipo di disagio, la difficoltà nel ritrovarsi in un profilo specifico.

Presentando questo disco, l’hai dedicato anche «a chi non si identifica nella polarizzazione». Un tema, questo, che intreccia tantissimi contesti, anche di vita quotidiana. Quanto rischia di far male, anche nelle proprie considerazioni personali e per la propria psiche, interiorizzare il concetto di dover prendere una posizione, netta e inequivocabile, su ogni cosa?

Fa malissimo. Può creare una visione dicotomica di divisione tra buoni e cattivi, una divisione in clan, in cui non serve più porsi delle domande per arrivare alla verità. La verità ti viene già consegnata dalla tua bolla. Basta, tu non ti devi interrogare, ci saranno i tuoi leader, che ti dicono che cosa è giusto, che cosa è sbagliato. Gli altri, se non concordano con te anche solo per il 5%, sono cattivi. Anzi, sono peggiori quelli che concordano con te per il 95%, perché gli altri almeno sono onesti. Una mentalità che è un cancro, nel senso più pervasivo del termine, nei movimenti sociali, nei movimenti progressisti.

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Immanuel Casto

Cosa ne pensi di quanto accaduto recentemente, con Macklemore tagliato fuori dalla tournée americana di Ed Sheeran (leggi qui), dove era tra gli artisti d’apertura, dopo aver manifestato in favore della liberazione dello Stato palestinese durante le sue performance?

È una questione di una complessità estrema. Qui avremmo tutta un’analisi da fare. Le posizioni pro-Israele, qui in Italia, sono portate avanti, mi sembra, da meno persone, soprattutto nell’ambito dell’intrattenimento. Soprattutto nell’ambito progressista, siamo veramente a delle minoranze. Mentre negli Stati Uniti mi sembra che il dibattito sia più acceso da questo punto di vista. Poi stiamo parlando di operazioni commerciali gigantesche, con investimenti di milioni e milioni di aziende che a volte commerciano con Israele. Nel momento in cui quest’artista ha voluto dare questo messaggio, si è sicuramente esposto personalmente, ma il pubblico non era suo, era il pubblico di Ed Sheeran, ha fatto l’eroe con il pubblico di qualcun altro.

Poi la reazione dei produttori dello spettacolo, io ad esempio non la condivido per niente. Penso che sia stato, al di là di quel che si pensa, un grosso errore licenziare l’artista. Semplicemente si poteva creare una cornice diversa, chiedendogli di specificare che quello era il messaggio che lui voleva dare, a nome personale, a prescindere dal contesto. «Io ve l’ho fatto così». Questo licenziamento è stato un errore comunicativo, secondo me, sotto più punti di vista.

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Immanuel Casto

Questo è un buon esempio, è proprio un argomento su cui non ci può essere discussione, ma c’è proprio una divisione dicotomica in buoni o cattivi. Non so se voglio approfondire ulteriormente questa cosa, perché lo reputo rischioso, mi trovo costretto a dire che sono contro i genocidi, che sono contro gli stermini di civili, che sono contro i massacri. Devo specificare queste cose, perché se non le specifico poi si pensa che io sia a favore di queste cose?

Mi è capitato in alcuni contesti che mi venisse chiesto, «devi dire Palestina libera». Dicevo, «ok, in concreto in cosa consiste la richiesta? Lo smantellamento dello Stato di Israele? Chi lo dispone? Cosa succede al popolo israeliano? Oppure che Israele ceda i territori occupati? Come si convince Israele a cederli? Oppure che Israele proprio dismetta questa continua politica di espansione che ha portato ad un erosione fino quasi alla scomparsa della Palestina? Qual è la richiesta? Qual è il percorso che porta alla concretizzazione di questa richiesta?» Nessuno che mi sapesse rispondere, ma io ero lo stronzo perché non volevo dire quella frase vuota, vuota di proposte.

“Amore alieno” di Immanuel Casto

Hai detto anche che è un disco volto a «dare al disordine la dignità che merita», e in questo senso penso alla copertina, che riflette tutto ciò. Dimmi di più rispetto alla doppia valenza di pubblicare questo disco ora, in questo momento storico, in una società così compassata che richiede, come dicevi prima, ogni cosa che sia ultradefinita.

Il disordine nella copertina è pieno di elementi autobiografici, fra l’altro, è una presentazione di quali sono tutti i miei interessi. Io ritengo molto bella quella copertina. Ora, me lo dico da solo perché sono il direttore artistico, ho composto tutto io, non ho scattato lo scatto, però mi sembra che funzioni, insomma, a me piace molto (ride, ndr). Per quanto riguarda poi la lettura sociale, chiaramente sono d’accordo. Chi è che non è un casino? Però c’è l’imperativo a nascondere questa cosa, a nascondere problemi di salute mentale, nascondere problemi lavorativi, dare l’idea che la tua carriera stia andando sempre al massimo, quando a volte non è così.

Parliamo di “Fidel Casto“, l’ultimo singolo estratto dal disco. Un singolo che parla di una politica che rischia di concentrarsi tanto sulle battaglie identitarie, mettendo da parte invece le questioni materiali, quelle magari anche un po’ più immediate, più necessarie.

È una critica alla sinistra che ha smarrito il concetto del welfare, dei diritti di lavoratori, soprattutto, per cercare di fare una propaganda che è molto utile a chi la fa, ma per niente ai movimenti di cui fa parte. Negli ultimi anni c’è stato un lunghissimo processo che ha portato la sinistra a chiudersi nel proprio snobismo, dicendo sostanzialmente che gli elettori di destra sono degli imbecilli, degli illetterati. Poi c’è una statistica in cui emerge che effettivamente il livello culturale, magari medio, degli elettori di certe fazioni, effettivamente è diverso, però comunque è estremamente riduttivo e soprattutto dovremmo allora dedurre che il livello culturale medio si è abbassato se sono aumentati gli elettori di destra.

È evidente che c’è una grossa fetta di persone che sceglie, in base al programma elettorale, in base al momento, che ultimamente si sta orientando maggiormente a destra, perché percepisce una maggiore concretezza. Si parla di percezione, è una mera questione di stile comunicativo. La destra, soprattutto la destra americana, che in Italia cerca si replicare, ma un po’ malino. Soprattutto nell’estetica della logica. Estetica, perché poi non c’è la logica, non c’è il ragionamento. Presenta discorsi che sembrano avere una loro concretezza, mentre a sinistra sono tendenzialmente delle prediche morali in cui spiegano quanto sono brutti e cattivi gli altri e quanto siamo buoni e superiori a noi. La prima retorica sembra funzionare di più.

“Fidel Casto” di Immanuel Casto

Il pezzo è una critica a questo. Ovviamente sono generalizzazioni, ovviamente ci sono tantissimi esempi virtuosi di persone all’interno dei partiti di sinistra che si spendono quotidianamente per aiutare le persone, soprattutto sul territorio, nei Comuni, lì il lavoro che viene fatto è di buona qualità. Però, purtroppo, più si va sul nazionale, più si va sul Parlamento, più è facile vedere personaggi di sinistra che fanno questi discorsi ideologici, fuffosi di retorica, che portano consensi a chi li fa, portano like, ma non portano voti.

Ritorniamo sul tema neurodivergenza, perché c’è il brano “Rumore bianco” che in qualche modo è la bandiera in questo disco, rispetto a questo tema. Un lavoro di divulgazione che ti ho portato avanti anche con il libro “DiversaMente“. Adesso è parte anche della tua musica con questo pezzo. La musica, attraverso una canzone, essendo anche magari più immediata rispetto a un progetto editoriale, nel contesto di oggi, rendere un po’ più “pop” questo argomento, per portarlo davvero all’attenzione di tutti?

Sono d’accordo, e poi facendolo in modo sano. Cosa intendo? Che questioni concernenti le neurodivergenze, vengono talvolta trattate sui social in modo “pop”, ma parliamo comunque di condizioni mediche che comportano una profonda dimensione di sofferenza, di percorsi terapeutici, mentre a volte vengono ridotti all’essere “strano ma non troppo”, che tutto sommato fa figo. Ecco, questo è un modo “pop” molto negativo. Mentre il proposito di una canzone come “Rumore bianco”, che parla di una crisi di disregolazione data da sovrassimulazione sensoriale, senza usare questi termini tecnici ma una melodia pop, è proprio questo: parlare di sofferenza psicologica, ma con un taglio accessibile, che parli all’emotività più che alla razionalità.

“Rumore bianco” di Immanuel Casto

Anche su questo c’è stata un’inversione negli ultimi anni, che mi fa veramente incazzare. Per la divulgazione politica ci si affida al contenuto, all’argomentazione, per l’arte ci si affida all’emozione. C’è stata questa inversione dove i politici fanno questi discorsi fuffosi che puntano unicamente al pathos, mentre gli artisti si devono per forza posizionare politicamente e ti fanno il comizio. Non voglio ascoltare il comizio, altrimenti sarei andato dal politico, se non fosse che ora il politico sostanzialmente declama poesie che non vogliono dire un cazzo. L’artista deve essere libero di raccontare quello che vuole.

L’ironia e la satira sono sempre state la cifra della tua arte. In questo disco però c’è qualcosa di diverso, è stato compiuto uno step successivo. Sarà, come dicevamo, in contesto in cui arriva e l’Immanuel Casto che trova, forse davvero padrone del proprio formato, anche se “non riconosciuto”. C’è più solidità, anche più durezza. Solo una percezione oppure è davvero voluto tutto questo?

Ci ho messo anni ed era inevitabile che accadesse questa trasformazione, determinata anche da fattori che potremmo definire endogeni, rispetto al mio percorso interiore. Negli anni, esponendomi su certi argomenti, ho attirato un certo tipo di pubblico a cui legittimamente delle mie canzoni non fregava proprio niente. Mi sono ritrovato quindi a pensare a scrivere canzoni per quel pubblico, quindi in questo caso è stato un fattore esterno che mi ha dato lo stimolo per parlare di argomenti di cui prima non avrei parlato. Però è interessante questo effetto che il pubblico ha avuto sull’artista, in questo caso, non di vuoto compiacimento. Ha portato a questo tipo di evoluzione che rende quello che faccio ancora più difficile da incasellare.

Immanuel Casto
Immanuel Casto

Collaborazioni: quello con Giorgieness in “Scende in pista il commercialista” è l’unico duetto del disco. Una collaborazione sorprendente, per due mondi che, sulla carta, non era poi così scontato che sarebbero riusciti a coesistere.

Purtroppo non ho avuto modo di lavorare particolarmente a contatto con lei, perché era particolarmente impegnata su altri fronti. Ho pensato a lei per la realizzazione del brano, le ho mandato il demo e ci si è subito ritrovata, come tantissime persone che non riescono a gestire il fisco, che impazziscono, che non riescono a stare dietro alle proprie finanze. Si è subito ritrovata e ha detto «ti prego, facciamolo». Purtroppo nel video non compare, perché era impegnata altrove, quindi la collaborazione non ha avuto la densità che avrei voluto, però siamo stati entrambi contenti del risultato. È tra i brani che è stato più apprezzato tra i singoli estratti.

“Scende in pista il commercialista” di Immanuel Casto e Giorgieness

E poi la tua “partner in crime”, Romina Falconi, che firma con te diversi brani del disco. Ma è vera la storia che tentaste Sanremo insieme, una decina di anni fa, con un brano incentrato sul tema della violenza sulle donne?

È vero, era il 2014 se non ricordo male. La canzone si chiamava “Finché morte non ci separi”.

Che fine ha fatto poi quel pezzo?

La fine in realtà è nota, è stato cestinato. Lo registrammo e lo proponemmo, poi però non fu selezionato e non l’abbiamo più sviluppato.

Chiudiamo tornando al concept di “Formato non riconosciuto”. Al di là di queste canzoni, qual è il monito che vorresti lanciare a chi non ha gli strumenti, la forza, la consapevolezza e l’autodeterminazione per resistere al dolore di non sentirsi riconoscere da alcun “software”, in questa vita?

Il messaggio, nella sua banalità, è quello. È il tuo modo di essere, non ti deve necessariamente piacere, ci devi convivere e giorno dopo giorno diventerà più semplice. Però parliamo poi di percorsi di vita complicatissimi che portano la persona a trovare dei propri strumenti, i propri ambiti a cui appartenere un po’ di più, che l’aiuteranno a capire come esprimersi. Forse il messaggio in fondo sarebbe un appello alla fede. Ad avere fede che, se anche quella possibilità non si vede, probabilmente c’è. Avere fede che, se anche quella luce non si vede, arriverà.

ALTRO SU IMMANUEL CASTO:

Ideatore e fondatore di 4quarti Magazine. Scrittore e giornalista salernitano iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania. A dicembre 2023 pubblica "Nudo", il suo primo libro. «Colleziono compulsivamente dischi e mi piace scrivere con la musica ad alto volume».

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