La band pugliese degli Stain pubblica il singolo “Aquiloni” per Mosho Dischi: una riflessione sul passaggio all’età adulta tra indie rock, suggestioni elettroniche e un immaginario sospeso che anticipa il nuovo album del 2026.
Disponibile da oggi su tutte le piattaforme digitali, “Aquiloni” è il nuovo singolo degli Stain, pubblicato per Mosho Dischi e distribuito da That Feeling e Believe. Il brano si inserisce nel percorso di avvicinamento al prossimo album della band, atteso per aprile 2026, segnando un ulteriore passaggio nella definizione della loro identità artistica, ora interamente espressa in lingua italiana.
“Aquiloni” si configura come un punto di snodo nella scrittura del gruppo, articolando una riflessione sul passaggio dall’adolescenza all’età adulta senza indulgere in una dimensione nostalgica. Il testo si sviluppa attraverso immagini concrete e riconoscibili — estati, gesti quotidiani, frammenti di un tempo percepito come stabile — che vengono progressivamente rilette alla luce di una distanza ormai acquisita. La memoria, per gli Stain, non si presenta come rifugio, ma come spazio critico in cui si manifesta lo scarto tra ciò che è stato e ciò che non è più recuperabile.
L’elemento simbolico dell’aquilone assume una funzione centrale nell’economia del brano degli Stain: figura di leggerezza e apertura, ma al tempo stesso vincolata a un filo che ne limita il movimento, diventa rappresentazione di un equilibrio instabile tra slancio e radicamento. In questa tensione si inserisce il nucleo tematico del singolo, che indaga la perdita progressiva di riferimenti e la difficoltà di riconoscersi in una fase di trasformazione. Il ritornello, costruito attorno a una domanda reiterata, introduce un ulteriore livello di ambiguità, oscillando tra desiderio di permanenza e impulso alla sottrazione.
Dal punto di vista sonoro, “Aquiloni” si colloca all’interno di un perimetro indie rock che integra componenti elettroniche e una sensibilità riconducibile a un’estetica anni Ottanta rielaborata in chiave contemporanea. La produzione, curata da Francesco Piro, si distingue per una costruzione stratificata ma misurata, in cui synth ariosi, riverberi estesi e linee chitarristiche melodiche contribuiscono a delineare un paesaggio sonoro ampio e coerente. L’arrangiamento procede per accumulo progressivo, accompagnando la crescita emotiva del brano fino a un’apertura più marcata nel ritornello, senza compromettere l’equilibrio tra parola e suono.
La scrittura, firmata da Francesco Lagioia e Niccolò Mastrolonardo insieme a Dario Ladisa e Michele Tangorra, mantiene un ruolo centrale nell’impianto compositivo, orientando le scelte musicali e definendo il ritmo interno del racconto. Il mix di Michele Valente e il mastering di Nick Foglia completano un lavoro tecnico che privilegia la chiarezza e la profondità, senza eccedere in soluzioni invasive.
L’immaginario visivo associato al singolo si riflette anche nell’artwork, che raffigura un ambiente domestico immobile, quasi sospeso, in cui la presenza di un aquilone fissato alla parete introduce una frattura simbolica tra interno ed esterno, tra memoria e presente. Gli elementi visivi — tra cui una presenza osservante sul soffitto — contribuiscono a rafforzare la dimensione introspettiva del progetto, suggerendo una riflessione sulla percezione di sé.
Attivi dal 2016 e originari di Bari, gli Stain hanno costruito nel tempo un percorso caratterizzato da un progressivo consolidamento della propria cifra espressiva. Dopo l’esordio con Zeus nel 2018 e la successiva evoluzione rappresentata da Kindergarten (2021) e dal suo seguito, il gruppo ha attraversato una fase di espansione che li ha portati a esibirsi in contesti nazionali e internazionali, fino alla partecipazione al Sziget Festival nel 2022 e alla vittoria del Musica da Bere nel 2023.




