Non si fa che parlare di Tony Pitony. Si prende le vette delle classifiche con canzoni sicuramente inusuali. Adesso firma anche la sigla del FantaSanremo, mentre pubblico e artisti si dividono: è solo hype? Del sincero cattivo gusto? O c’è davvero del talento?

C’è chi dice «Per me l’esaltazione di Tony Pitony va di pari passo con la regressione di questo paese», chi aggiunge «Tony Pitony al momento punto più basso della musica italiana», ma anche chi dice «Tony Pitony è la più grande psicosi di massa italiana degli ultimi tempi», e poi chi semplicemente si esprime in un «Chi cazzo è Tony Pitony?». Vero è però, che di questa figura così mistica, sbucata fuori dal nulla della periferia siciliana, si sta parlando senza sosta da giorni e ha dalla sua una dote che è l’ingrediente principale del protagonismo nel dibattito social: dividere.

Eppure deve esserci qualcosa, deve esserci una spiegazione dietro un fenomeno che ha travolto il Belpaese in questi giorni – almeno, quello solito al discorso musicale – perché dovrà pur esserci qualcosa di concreto, dovrà pur esserci della sostanza dietro un’intuizione che è stata accolta, sostenuta, sposata anche da gente che sa davvero cosa sia la musica. Tipo uno bravo come Marco Castello, che è stato tra i primi promotori del “Tony Pitony concept“, e come lui tanti altri. Non potrà essere solo hype, la volgarotta uscita storci-naso che va buttata lì per far indispettire il pubblico. Ma cosa?

«Ipnotizzante» mi dice Lacasta, nome del cantautorato emergentissimo che ho interpellato per capirci di più. Per capire chi mastica musica – e scrittura musicale soprattutto – cosa ci “sente” in Tony Pitony. «Un effetto inspiegabile, ma molto simile a un’ipnosi, il primo ascolto delle sue canzoni. Anche il secondo, il terzo. Surreale. Penso comunque disponga di dinamiche vocali assolutamente interessanti e di un talento che c’è» mi dice. «Se poi pensiamo come si tratti di un progetto del tutto indipendente, che è arrivato a fare numeri così spaventosi…».

«Godo quando le persone non capiscono che è solo un personaggio»

Per qualcuno – i più critici sicuramente – sarà un colpo scoprirlo, ma esiste un vero background musicale dietro la mente operosa che si cela dietro la maschera Presley-coded di Tony Pitony: lo studio del sassofono coltivato alle scuole medie grazie ad un professore lungimirante e attento ai suoi studenti, il teatro e il musical nella provincia siciliana, poi la scoperta dell’arte musicale a Londra, dove si trasferisce forte della vittoria di una borsa di studio in un’accademia. L’intuizione di un personaggio che ha saputo conquistare, come raccontato a Fanpage.it, il pubblico britannico: «Lì mi sono reso conto di quanto l’oscenità fosse apprezzata. Noi non facevamo altro che parlare di tutto, anche in modo volgare e diretto».

Se ci pensi, il mondo è pieno di cantanti con una voce mediocre ma che intrattengono migliaia di persone col loro modo di stare sul palco, di parlare o di sentire la musica. E allora nasce il personaggio, e io godo quando le persone non capiscono che è solo un personaggio, perché in quel momento diventa tutto reale, si rompe la quarta dimensione.

Te l’ho detto, se hai le mestruazioni non mi cercare / Se poi arrivo e non possiamo più nemmeno scopare“, canta Pitony in una delle hit principali che ormai albergano rent-free nelle posizioni calde delle classifiche di streaming, “Culo“. Manifesto di una tipologia di “contenuto musicale” – chiamiamolo così – che incarna appieno la direzione di questo progetto, che abbraccia la satira, l’inappropriato, il Checco Zalon-ismo più spinto, e lo trasforma in canzoni che raccontano l’immagine del pensiero comune italiano – una specifica parte, certo, ma comunque non esigua – più di quanto si possa credere o voler credere. Ed è questo che, probabilmente, ai più fa più paura.

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Ideatore e fondatore di 4quarti Magazine. Scrittore e giornalista salernitano iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania. A dicembre 2023 pubblica "Nudo", il suo primo libro. «Colleziono compulsivamente dischi e mi piace scrivere con la musica ad alto volume».

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