Il primo album del progetto di Gabriele Tura – vero nome di GattoToro, già frontman de Le Endrigo – fuori per Woodworm e Universal, ordina un atlante sentimentale dove autobiografia, disincanto e immediatezza acustica diventano metodo narrativo.
Con Quanti amori che ho, nessuno che capisca un accidente, disponibile in digitale e in formato fisico per Woodworm e Universal, GattoToro firma il proprio debutto sulla lunga distanza. Dietro il moniker si muove Gabriele Tura, già frontman dei Le Endrigo, qui alle prese con una scrittura che sceglie consapevolmente la via della frontalità: canzoni d’amore dichiarate, private, spesso accidentali, organizzate in un disco che mette al centro l’errore come grammatica emotiva.
L’album arriva dopo una sequenza di singoli — da Anti Anti a Canzone contro i bambini — che ne avevano anticipato il perimetro linguistico e tematico. Registrato da GattoToro con Matteo Grasso, con la collaborazione di Giovanni Pallotti (produttore di Baci dopo scuola), il disco costruisce un racconto unitario attraverso undici tracce.
L’impianto sonoro è semplice ma non povero: l’autore suona diversi strumenti, ma la scelta estetica mira alla messa a fuoco del racconto, privilegiando linearità e cantabilità. Il titolo — estratto da un verso di Baci dopo scuola — funge da chiave di lettura: una dichiarazione che non cerca assoluzione né sentenze, limitandosi a registrare l’accumulo di relazioni, tentativi, fraintendimenti.

L’apertura affidata a “Canzone contro i bambini” è programmatica. Il pianoforte introduce un album che gioca con l’equivoco e con l’ascolto incompleto, chiarendo sin dall’inizio l’intenzione di sovvertire le attese più immediate. “Sono un coglione”, una delle prime composizioni firmate GattoToro, espone il nucleo dialettico del disco: l’amore vissuto come eccesso, oscillante tra dedizione e autoironia, senza che venga fornita una risposta pacificata. La scrittura procede per accumulo di episodi reali, accettando l’imperfezione come dato strutturale.
“Ecco sì quella lì è stata una cosa stupida”, già nota in una versione precedente, viene qui riletta in una veste più dimessa e malinconica, trasformandosi in un momento di riconoscimento collettivo dal vivo trasferito su disco. “Anti Anti”, condivisa con Le Endrigo, opera da cerniera identitaria: un brano che mantiene il legame con la band d’origine e, al contempo, ribadisce la libertà personale come spazio non negoziabile, anche quando l’affermazione passa per una formula diretta e non mediata.
Il cuore tematico dell’album si condensa in “Baci dopo scuola”, unico episodio non prodotto con Grasso. Qui l’autobiografia si espande fino a diventare riflessione sugli “amori elementari” e sulle dinamiche infantili che continuano a ripresentarsi nelle relazioni adulte. Da questo punto in avanti, il disco amplia lo sguardo: “Ritorno al villaggio sereno” affronta la provincia come luogo di origine e frattura, alternando memoria, senso di colpa e distanza; “Mille modi idioti di morire” utilizza l’ironia per parlare di vulnerabilità e attaccamento; “Otto piccole bugie (e due grandi)” organizza le menzogne sentimentali in forma di filastrocca.
Con “Ragazza Pacciani” e “Bartezzaghi” la narrazione deraglia nel territorio dell’immaginazione e dell’equivoco, tra dating, idealizzazione e improvvisi cortocircuiti percettivi. Il riferimento culturale diventa strumento per interrogare la precarietà del senso, mai come fine in sé. Il disco si chiude con “Canzone di San Valentino (Live a Bologna il 14/02/2025)”, episodio registrato dal vivo e volutamente irripetibile.
Quanti amori che ho, nessuno che capisca un accidente si configura come un esordio intrigante, per questo nuovo corso da solista di GattoToro. La sua forza risiede nella scelta di un punto di vista ristretto, dichiaratamente parziale, e nella capacità di trasformare l’ordinario in narrazione spogliata da sovrastrutture. La dimensione live — ridotta a voce e chitarra anche sul palco — ne è la sua naturale prosecuzione espressiva. GattoToro, in sostanza, qui registra, espone, mette in fila. E lascia che siano le canzoni a farsi carico del resto.




