Tra satira sociale, immagini surreali e un’estetica dal sapore vintage, il siciliano Warco ha siglato all’inizio del mese di giugno un brano da ascoltare con attenzione: “Io tendo spesso a scordarmi le cose”. Ne parliamo con lui in questa intervista.
In un presente in cui tutto scorre in fretta, senza quasi lasciare traccia, anche la memoria rischia di diventare un bene usa e getta. Con “Io tendo spesso a scordarmi le cose“, Warco si fa lucido osservatore del nostro tempo, analizzandolo con ironia e disillusione, per poi costruirci una canzone tagliente, che si rifà ad una satira sociale che affonda nelle contraddizioni dell’era digitale.
Il cantautore siciliano, in questo pezzo, mette in discussione il culto della perfezione, l’omologazione dei social e la progressiva perdita dell’identità. Abbiamo voluto approfondire con Warco questo nuovo singolo e parlare con lui della forza dell’assurdo come chiave di lettura della realtà e di una musica che, oggi più che mai, prova a trasformare il disincanto in uno strumento di riflessione.
In “Io tendo spesso a scordarmi le cose” la memoria sembra assumere una dimensione quasi politica, oltre che personale. Nel brano la dimenticanza non appare come una semplice debolezza individuale, ma come una condizione collettiva del presente. Secondo te, cosa stiamo dimenticando più velocemente nella società contemporanea e quali conseguenze ha questa rimozione continua sulla costruzione della nostra identità?
Oggi come oggi la possibilità di costruire un surrogato della nostra identità tramite un profilo social ci rassicura e ci protegge più di ogni altra cosa: seguiamo uno standard e il feedback positivo e asettico degli utenti conferma o meno la validità delle nostre scelte. Se una cosa non va bene, la cancelliamo ed è evidente come questo sistema non accetti errori. Stiamo dimenticando che dietro ogni errore esiste, in realtà, una piccola parte di vissuto che rende tutto più organico. Stiamo dimenticando che non tutto può sottostare al nostro controllo, ed è un problema.
La tua scrittura è attraversata da immagini surreali, paradossali e spesso grottesche, che ricordano una certa tradizione della satira italiana ma anche alcune forme di realismo psichedelico. Quanto conta per te l’assurdo come strumento di lettura della realtà? Ritieni che oggi l’iperbole riesca a raccontare il presente meglio del realismo tradizionale?
Confesso che questo sia stato il testo più difficile e faticoso in assoluto da scrivere per me, soprattutto a livello formale e anche in termini di sonorità delle parole. Non riuscivo a rendere il tutto neanche lontanamente poetico se non attraverso l’assurdo e, quindi, l’iperbole è stata una conseguenza, senza considerare che la realtà stessa è di per sé iperbolica. Basti pensare che persino il Papa ha dimostrato alla folla quanto sia esperto di meme: direi un grande esempio di progresso. L’imprevedibilità dell’assurdo, poi, rispecchia verosimilmente il corso degli eventi attuali, in qualsiasi scenario.
La tua biografia artistica è profondamente legata alla provincia siciliana, ai piccoli centri dell’entroterra, alle attese, ai tempi lunghi e a un immaginario fatto di dettagli apparentemente marginali. In che modo questo universo continua a influenzare il tuo sguardo artistico oggi, soprattutto in un’epoca dominata dalla velocità e dalla standardizzazione culturale?
Per me è sempre un background imprescindibile: sono i luoghi in cui vivo e non potrei fare altrimenti, fermo restando che mi adatterei abbastanza facilmente anche ad altre dinamiche. Quello che cambia prospettiva sono io e, fin quando ho la possibilità di dettare i tempi di realizzazione, tanto meglio; altrimenti, come dicevo prima, ogni tanto le cose sfuggono al nostro controllo. Però non riterrei la velocità un fattore negativo in ambito creativo, semmai una sfida.

Il titolo “Io tendo spesso a scordarmi le cose” suggerisce una fragilità molto umana, mentre il contenuto del brano si allarga progressivamente fino a diventare una riflessione sul nostro presente collettivo. Quando scrivi, in che momento avviene il passaggio dall’autobiografia alla dimensione universale? E quanto è importante per te che chi ascolta possa riconoscersi nelle tue canzoni senza necessariamente condividere la tua esperienza?
Per me entrambi i passaggi servono a legittimare la validità di un brano. Chiaramente non esiste un processo uguale all’altro: ogni canzone è diversa e arriva da una parte di vissuto diversa. Vedere qualcuno riconoscersi in un mio pezzo mi emoziona sempre; penso sia il massimo per ogni artista.
Da Franco Battiato al dream pop, dalla psichedelia alla tradizione cantautorale italiana, il tuo immaginario sembra abitato da riferimenti molto diversi tra loro. Quali sono oggi gli artisti, i libri o i pensatori che stanno influenzando maggiormente la tua ricerca e che, magari in modo invisibile, sono entrati dentro questo nuovo brano?
Volendo citare anche artisti recenti, ti direi i Cani, Tutti Fenomeni, Post Nebbia, ma anche Matteo Alieno e Laurino, che ho approfondito di recente. Sicuramente l’Emmanuel Carrère de “L’avversario” e de “I baffi” rientra molto in questo pezzo con il suo punto di vista originale, cinico e a volte controverso; poi il più classico dei Gabriel García Márquez, con il suo realismo magico, e la veracità sincera di Vincenzo Rabito, per citare un siciliano, con “Terra matta”.
La satira, storicamente, ha sempre avuto la funzione di mettere in discussione il potere e le convenzioni sociali. “Io tendo spesso a scordarmi le cose” sembra inserirsi in questa tradizione, ma lo fa attraverso un linguaggio poetico e musicale. Pensi che oggi la musica italiana abbia ancora il coraggio di essere uno strumento di critica culturale o prevale la necessità di risultare immediatamente consumabile?
Credo che già adesso stia accadendo qualcosa, non necessariamente attraverso la satira, ma attraverso la rabbia. È inevitabile che, in un momento di crisi come questo, qualcosa possa cambiare. Penso che, a un certo punto, questo modo di fare musica diventerà uno dei nuovi motori trainanti della musica indipendente tutta; anzi, per me sta già succedendo.




