Il titolo che celebra la cultura africana, il desiderio di imporsi sulle etichette e sui recinti troppo stretti, i campionamenti che comunicano col passato e tanto altro. “A*POP” di Tyla è un disco che convince e conferma: ecco 4 cose che devi sapere prima di ascoltarlo.
Chi si aspettava qualcosa che proseguisse il filone tracciato dal mega successo di “Water“, virando sull’usato garantito, dovrà ricredersi. Al tempo stesso anche chi auspicava in un’emancipazione ancora più marcata da ciò che il suo convincente esordio è stato, non potrà comunque lamentarsi. “A*POP“, il secondo album in carriera della popstar sudafricana Tyla, in questi primi giorni di vita sulla terra e nell’industria musicale, sta convincendo pubblico e critica.
Un disco che parla tanto d’amore, certo, ma che trasuda cultura, appropriazione delle proprie origini, la volontà di far conoscere in tutto il globo l’arte musicale sudafricana, le sue tradizioni e la sua storia. Se è vero che quello di Tyla è un nome che saremo destinati a sentire sempre più spesso e con sempre maggior vigore nel futuro prossimo, è vero anche che l’artista si assicurerà – sin da subito – di non rimanere una popstar fine a se stessa, ma di rappresentare qualcosa in più e questo disco ce lo testimonia.

Punto uno, il titolo: l’African Pop che parla chiaro
Non è certamente un concept album, eppure “A*POP” si presenta come una dichiarazione d’intenti a partire già dal titolo scelto. Una delle curiosità più interessanti riguarda proprio questo nome, che non nasce soltanto come abbreviazione di African Pop, ma come una vera presa di posizione culturale. Dopo il successo globale di “Water“, Tyla si è trovata spesso al centro di discussioni sulla sua identità: abbastanza africana? Abbastanza sudafricana? Abbastanza rappresentativa dell’amapiano?
Lei ha raccontato di essersi interrogata proprio su questo paradosso: chi decide cosa è “abbastanza africano”?. “A*POP” nasce quindi quasi come una risposta: l’Africa non deve essere una categoria separata dentro il pop mondiale, perché la musica africana è già parte del pop globale. Il titolo, quindi, non è solo estetica: è una dichiarazione.

Punto due, fuga dalle autocitazioni: vietato parlare di “Water 2”
Questa è forse la scelta più rischiosa dell’intero progetto. Dopo una hit mondiale diventata un autentico fenomeno culturale, da più parti – specialmente uno spaccato della critica di settore americana – temeva, o comunque s’aspettava di vedere il team dell’artista cercare di replicare la formula vincente. Tyla invece ha fatto il contrario: ha evitato di costruire un album interamente basato sull’amapiano più immediato.
“A*POP” mantiene quella matrice, e si sente chiaramente, ma la mescola con R&B, pop anni Duemila, house sudafricana, dancehall e influenze elettroniche. Una curiosità interessante: proprio questa scelta ha diviso una parte del pubblico. Alcuni fan si aspettavano un disco più vicino al suono di “Water“, mentre altri hanno visto questa evoluzione come il segnale che Tyla non vuole essere ricordata per una sola canzone. E menomale.
Punto tre, i sogni: la bambina sudafricana che voleva diventare una popstar
In un’intervista televisiva nella trasmissione Today, sulla NBC, Tyla ha spiegato che uno dei motori propulsori che hanno spinto la genesi di “A*POP” è stato quello di voler rappresentare un’immagine diversa della popstar africana. La cantante ha raccontato che da ragazza l’idea di diventare una grande artista internazionale sembrava quasi irraggiungibile proprio perché proveniva dal Sudafrica. L’album nasce anche dal desiderio di dimostrare che una popstar globale può avere un’estetica, un suono e una storia africana senza doverli adattare agli standard occidentali.
Volevo onorare la me bambina. Il sogno che avevo da piccola di diventare una popstar, e di come questo sembrasse così irraggiungibile, visto dal fondo più profondo dell’Africa. Volevo con tutto il cuore estendere l’idea di come possa apparire una popstar africana.
tyla alla nbc
In questo senso è lecito intendere “A*POP” anche come un disco sull’immaginario: non solo “che musica può fare un’artista africana?”, ma “come può essere rappresentata una star africana nel mainstream?”.
Punto quattro, “Fairytale”: ponte con la storia della musica sudafricana
Una delle tracce più interessanti del progetto è “Fairytale”, che riprende il brano del duo sudafricano Liquideep, storico riferimento della scena house del Paese. La scelta è particolarmente significativa ed emblematica perché Tyla non si limita a esportare il nuovo amapiano: recupera anche la memoria musicale precedente, creando un collegamento tra generazioni diverse della musica sudafricana.
È un dettaglio importante perché racconta una cosa spesso ignorata: il successo globale di Tyla non nasce dal nulla. Dietro “Water” e “A*POP c’è una lunga tradizione di house sudafricana, kwaito, R&B locale e musica da club, e il risultato dà ragione all’ingente quantità di tempo spesa dall’artista, per sua stessa ammissione e volontà, per lasciare maggiore spazio alla sperimentazione, senza partire da un’idea rigida di genere.

Forse alla fine il dato più importante di tutti, e di cui fare tesoro prima di cimentarsi nell’ascolto dell’album, è questa: “A*POP” non sembra essere progettato solo per avere successo nelle classifiche. La vera ambizione del disco è cambiare il modo in cui il mercato internazionale considera gli artisti africani. Negli ultimi anni abbiamo visto afrobeats, amapiano e musica latina entrare stabilmente nel mainstream globale. Tyla prova a fare un passo ulteriore.
Ed è probabilmente questo il motivo per cui “A*POP” è un album interessante anche al di là delle singole canzoni: racconta un momento storico in cui il centro della musica pop mondiale sta diventando sempre più multiculturale.




