L’esordio della ventenne londinese è una prova solida e ambiziosa, costruita intorno a ballad soul-pop, arrangiamenti vintage e una voce dalla rara intensità. Ma il talento di Sienna Spiro sembra ancora più grande delle canzoni che oggi lo contengono. La nostra recensione dell’album “Visitor”.
Al posto giusto, al momento giusto. Visitor, l’album d’esordio di Sienna Spiro, arriva in un momento in cui il pop internazionale sembra avere nuovamente fame di grandi canzoni, grandi voci e grandi esplosioni emotive. In un panorama dominato da produzioni levigate, scritture compresse e da un uso crescente di strumenti capaci di simulare la perfezione, la ventenne londinese sceglie una strada apparentemente più antica: pianoforti, archi, sezioni fiati, arrangiamenti soul, registrazioni capaci di conservare l’attrito della voce e una centralità quasi assoluta dell’interprete.
È un disco, questo, che guarda apertamente alla tradizione. A quella delle grandi ballad, del soul orchestrale, del jazz vocale, della canzone costruita intorno alla capacità di una cantante di tenere in piedi una frase e di trasformarla in un evento emotivo. Le influenze sono dichiarate e riconoscibili: Nina Simone, Ella Fitzgerald, Etta James, Frank Sinatra, ma anche quella genealogia pop contemporanea che porta inevitabilmente verso Adele e, per certi aspetti, Amy Winehouse. Il punto, però, non è stabilire a chi assomigli Sienna Spiro. È capire quanto presto riuscirà a smettere di essere soltanto una voce straordinaria dentro una tradizione già perfettamente riconoscibile.
Perché Visitor è, nel complesso, un buon esordio. Talvolta anche un ottimo esordio. Ma è soprattutto un disco che lascia intravedere un’artista potenzialmente più grande delle sue canzoni.
Il percorso di Sienna Spiro è ormai noto: dopo la circolazione virale di alcune cover sui social, la sua voce roca, ampia e immediatamente riconoscibile l’ha portata rapidamente fuori dalla dimensione domestica dei primi video. Il successo di Die On This Hill ha poi fornito la chiave definitiva per comprendere la sua forza: una ballad di grande impatto, costruita su una progressione emotiva tradizionale ma resa memorabile da un’interpretazione che sa trasformare la vulnerabilità in una forma di potenza.
Nel nuovo album, quel brano resta il punto di riferimento più evidente. Non necessariamente perché tutto ciò che lo circonda sia inferiore, ma perché Die On This Hill sembra possedere una chiarezza che altrove Visitor ricerca senza sempre raggiungerla.
Il disco si apre con This Is My House, una scelta in qualche modo sorprendente. Il brano si muove dentro un R&B dal sapore vintage e introduce il tema dell’autonomia emotiva attraverso un arrangiamento ricco, prodotto da Leon Michels, e l’utilizzo di un campionamento legato a Nikki Giovanni. È una canzone che suggerisce un album diverso da quello che seguirà: più ritmico, più espansivo, più interessato alla relazione tra la voce e una band.
Poi Visitor prende la direzione che diventerà dominante: il pianoforte, gli archi, la ballad, la confessione sentimentale. Una scelta comprensibile, perché è esattamente in questo spazio che Sienna Spiro dimostra di possedere un talento fuori dall’ordinario. Ma anche una scelta che finisce per definire troppo presto i confini del disco.
La sua voce è il vero centro gravitazionale dell’album. Non soltanto per la potenza del registro, ma per le imperfezioni che la rendono fisica. Gli improvvisi cedimenti, la grana ruvida, i piccoli graffi che interrompono la superficie apparentemente impeccabile del canto. Sienna Spiro lascia libero ciò che potrebbe essere considerato un difetto, mettendo la melodia sotto pressione.
In You Stole the Show, questa qualità emerge con particolare evidenza. La voce sembra trattenere e poi liberare una quantità di frustrazione che il testo, da solo, non sempre sarebbe in grado di sostenere. In Pure, invece, l’abbandono di parte della patina vintage e l’ingresso delle chitarre elettriche permettono di ascoltare un’altra Sienna Spiro: più scoperta, meno protetta dall’imponenza dell’arrangiamento.
Ma è soprattutto in Great Expectations che l’album trova uno dei suoi momenti più convincenti. Qui la voce e l’a materia emotiva’emotività sembrano finalmente coincidere senza che nessuna delle due debba dimostrare qualcosa all’altra.
Il problema di Visitor non è dunque la mancanza di talento. È quasi il contrario.
Sienna Spiro possiede una voce talmente riconoscibile da rischiare, a tratti, di diventare il centro esclusivo dell’attenzione. Le canzoni sembrano costruite per arrivare al momento in cui la cantante può finalmente spalancare il registro, incrinare il suono, far esplodere la frase. Quando questo accade, il disco funziona. Quando invece la scrittura non riesce a sostenere la stessa intensità, la sproporzione diventa evidente.

★★★★★★☆☆☆☆
L’artista, del resto, sembra avere una naturale inclinazione verso l’eccesso. Non soltanto vocale, ma emotivo. Le sue canzoni parlano di relazioni sbilanciate, desiderio non corrisposto, ansia, paura dell’insignificanza, identità, crescita precoce e bisogno di essere vista. Sono temi che appartengono alla sua generazione, ma che l’artista affronta con una sensibilità che guarda anche molto indietro, verso la tradizione della torch song e della grande interpretazione soul.
Il risultato è una forma di contraddizione interessante: una cantante di vent’anni che sembra appartenere, per linguaggio e immaginario, a una storia musicale molto più antica della propria età, ma che deve ancora trovare una forma pienamente personale per raccontare ciò che quella voce è già capace di esprimere. Un lavoro di prospettiva che va condotto anche sul piano musicale.
This Is My House, ad esempio, dimostra che esiste un’altra direzione possibile. Anche brani come Dream Police e Material Lover, quest’ultimo presente nella colonna sonora de Il Diavolo Veste Prada 2, suggeriscono una cantante capace di muoversi verso territori più ritmici, più funk, più esplicitamente pop e persino più vicini alla tradizione della soul music contemporanea. Il futuro di Sienna Spiro potrebbe dunque essere molto più ampio di Visitor.




