C’è chi se la ricorda come fosse appena uscita, chi l’ha riscoperta grazie a TikTok in queste settimane, e anche chi avrebbe voluto dimenticarla per sempre. Dai fondali dell’elettro-pop italiano, ritorna a riva “Pompo nelle casse” dei Power Francers: una storia che vogliamo raccontare.
Una cassa che «vibra dentro il ventre», un basso «che devasta» e un sogno: queste le carte che i Power Francers si giocarono nel 2011, lanciando sul tavolo un asso che sparigliò l’intero gioco dell’elettro-pop in Italia: “Pompo nelle casse“. Una canzone che arrivò di soppiatto e gradualmente nel mainstream, come un’onda d’urto che più avanti va, più danni causa. La stampa la distrusse, ma senza riuscire ad arginare quest’onda anomala che raggiunse tutti, anche le radio più reticenti a inserirla in programmazione, cementificandone lo status di tormentone tra i più indimenticabili. Oggi le nuove generazioni la stanno riscoprendo su TikTok, dove è sempre più virale: è quindi necessario andare a recuperarne la storia.
“Osceni“, “vergogna della musica“, “rara truzzezza“. Erano questi gli appellativi con cui i Power Francers venivano apostrofati dalla stampa di settore, in anni che, riguardandoli oggi, meravigliano per la loro complessità, anche sul piano musicale. Mentre il mondo faceva i conti con la profonda crisi economica, la musica italiana non aveva ben chiaro quale direzione prendere. Qualcosa dal profondo cominciava a muoversi, una rivoluzione che sarebbe poi riuscita a concretizzarsi solo anni dopo, nel pop, eppure fu proprio in quegli anni che un tornado elettro-pop finì per abbattersi, senza alcun preavviso – e infatti, nessuno si trovò pronto – sulla scena italiana: “Pompo nelle casse“.
Siamo tre ragazzi normalissimi che hanno cominciato a fare musica partendo dal rap, per poi arrivare a questa “cosa”, che non siamo ancora in grado di descrivere. La nostra caratteristica principale? Siamo stupidi e facciamo tutto ciò che ci fa divertire, facendo poi divertire anche gli altri.
power francers a bonsai tv (2011)
Davide Di Martino, Antonio Pelusio e Caterina Di Sciascio – rispettivamente “Pacchiani”, “Goldentrash” e “Katerfrancers” – queste le tre menti dietro un collettivo chietino che fece dell’ispirazione French Touch la propria religione. Si formarono proprio intorno al 2008 dalla volontà di sperimentare e, soprattutto, divertirsi. “Pompo nelle casse“, come sottoscritto dagli stessi tre componenti, nacque in un pomeriggio «di scazzo totale». Inconsapevoli che quello che, a conti fatti, era niente più che un gioco, avrebbe incassato milioni e milioni di visualizzazioni su YouTube e un disco d’oro.
Per i più giovani, che non possono avere memoria di quell’epoca, totalizzare dieci milioni di visualizzazioni non era un gioco a cui potevano prendere parte tutti. Erano numeri davvero grossi per i tempi, in cui Spotify non era ancora radicato nel nostro Paese (sarebbe arrivato soltanto due anni dopo, nel 2013), YouTube era il primo mezzo di fruizione digitale della musica – insieme ad iTunes, che incideva quasi totalmente sulle classifiche di vendita dei singoli – che doveva ancora tanto, tantissimo, alla rotazione radiofonica.
La musica è un ristorante bellissimo e noi siamo arrivati con i panini. Vorremmo però giustificare l’intelligenza che sta dietro alla traccia “Pompo nelle casse”: non volevamo farla girare, né scommetterci un centesimo bucato sopra. Se qualcuno l’ha reputata la “rovina della musica”, peggio per loro.
power francers a bonsai tv (2011)
“C’è un tamarro dentro ognuno di noi“: è così che si sono sempre difesi i Power Francers, che lanciarono il singolo dopo aver sottoscritto un accordo discografico con l’etichetta Flat Frog, dopo essersi fatti scoprire grazie ad un primo album da indipendenti, “Megazord“, uscito nel 2009. “Pompo nelle casse” dal canto suo, rappresentò una piccola rivoluzione che crebbe lentamente, ma con una costanza innata, fino a trasformarsi in una vera e propria ossessione collettiva che collezionò tanti insulti quanti inserimenti tra le suonerie dei cellulari.
Fu l’inizio – e l’apice massimo – del progetto Power Francers, che dopo la mega-hit si sedette al tavolo con i vertici di EMI Music Italy, con cui siglarono un nuovo contratto discografico per la realizzazione di un album omonimo, uscito nel 2012. Prima però, altri due successi: “Issima” e “Mamma“, che fece da colonna sonora ad una trasmissione trash-cult di Italia 1, “Mammoni – Chi vuole sposare mio figlio?” (E qui parliamo davvero di amarcord televisivo che sfido personalmente chiunque a ricordare). Nel tardo 2016, poi, lo scioglimento silenzioso, dovuto all’intrapresa di rispettivi progetti solisti.

Prima di fare “Pompo nelle casse” facevamo rap al 100%. Magari da un anno a questa parte faremo polka nelle balere d’Italia, o magari a suonare il banjo dentro delle tute spaziali. Non sappiamo neanche noi cosa faremo.
power francers a bonsai tv (2011)
È probabile che i più social-addicted abbiano già visto incrociare nuovamente la propria strada con quella di “Pompo nelle casse“, magari su TikTok, dove l’audio ufficiale sta registrando centinaia di utilizzi per clip e contenuti, quasi tutti realizzati da utenti che, attraverso la traccia, ricordano la propria adolescenza.
Dal canto nostro, vogliamo sbilanciarci: se oggi l’elettro-pop (anche quello più spinto) è stato sdoganato così tanto in Italia – e certamente nobilitato grazie a produzioni più precise, ragionate e strutturate, su cui Myss Keta, e non solo, hanno cucito una carriera e un profilo artistico – un po’, e forse anche più di un po’, lo dobbiamo ai Power Francers, che hanno camminato su una strada per nulla battuta e su cui oggi il pop nostrano ha trovato un nuovo mezzo d’espressione ed esistenza.




