Nicolò Filippucci al Giffoni Film Festival parla di musica, social, paura del giudizio e futuro dopo Sanremo, invitando i giovani a raccontare sé stessi con coraggio e consapevolezza.
Dopo il passaggio da Amici e la consacrazione sul palco del Festival di Sanremo, Nicolò Filippucci ha incontrato i ragazzi del Giffoni Film Festival, raccontando il proprio percorso artistico e personale tra musica, social network, paure e ambizioni. Un confronto diretto, nel quale il cantante ha scelto di affrontare anche gli aspetti più fragili di una carriera ancora in costruzione, senza nascondere dubbi e interrogativi sul futuro.
«La musica secondo me al giorno d’oggi è l’unico strumento che ti permette di dire quello che vuoi», ha spiegato Filippucci ai giovani presenti. Una riflessione che ha aperto il discorso sul ruolo della musica come forma di espressione e come possibile strumento per raccontare il presente. «Tantissimi cantautori italiani hanno dimostrato che può essere utilizzata anche per affrontare temi importanti e raccontare quello che viviamo», ha aggiunto.
Tra gli argomenti affrontati anche il rapporto con i social network, ormai parte integrante del percorso di molti artisti emergenti. Per Nicolò Filippucci, piattaforme come Instagram e TikTok possono rappresentare un’opportunità concreta per farsi conoscere e mostrare la propria identità musicale, attraverso cover e brani originali. Allo stesso tempo, però, la visibilità espone inevitabilmente al giudizio di un pubblico molto ampio.

«Sono un ottimo mezzo per farsi pubblicità e mostrare chi si è, ma possono essere un’arma a doppio taglio», ha sottolineato il cantante, invitando soprattutto i più giovani a utilizzarli con cautela. «Ciò che si pubblica online resta nel tempo». Da qui l’idea che sarebbe necessaria una maggiore educazione all’utilizzo dei social, anche all’interno delle scuole: «Se usati bene sono strumenti potentissimi e utilissimi».
Il percorso di Filippucci è partito da Amici, esperienza che, come ha raccontato, è stata accompagnata da paure e insicurezze. «C’erano tante paure, prima fra tutte quella di non essere abbastanza», ha ricordato. Una sensazione che non è completamente scomparsa con il successo e con l’esperienza maturata: «Le paure per il futuro ci sono ancora oggi. Ogni giorno è un’incognita per il nostro lavoro e per la vita in generale».
Il tema della paura del giudizio è tornato più volte nel corso dell’incontro. Secondo Filippucci, soprattutto all’inizio di un percorso artistico, il rischio è quello di essere percepiti in modo diverso da ciò che si è realmente. «È normalissimo avere paura del giudizio degli altri, soprattutto quando inizi e le persone ancora non ti conoscono. Il rischio è passare per qualcosa che non sei», ha spiegato.

Il consiglio rivolto ai ragazzi è stato quindi quello di continuare a perseguire i propri obiettivi senza rinunciare ai propri valori. «Bisogna portare avanti i propri ideali, i propri valori e avere il coraggio di raccontare chi si è davvero», ha detto, ricordando quanto siano fondamentali dedizione, sacrificio e studio per affrontare un percorso professionale nel mondo della musica.
Una disciplina che, nel suo caso, è stata alimentata anche dall’esperienza sportiva. «Ho una testa molto dura. A volte è un pregio, altre un difetto, ma mi ha insegnato a perseverare», ha raccontato. La stessa determinazione che oggi ritrova sul palco, dove l’adrenalina resta una delle componenti centrali del suo rapporto con la musica: «Vivo di adrenalina. Vengo dallo sport e sul palco provo una scarica incredibile. Vedere le persone cantare con te e condividere quel momento con i musicisti è qualcosa di unico».
Nel corso dell’incontro, Nicolò Filippucci ha parlato anche del proprio metodo di scrittura, spiegando come non esista un’unica modalità per arrivare a una canzone. A volte il punto di partenza è una melodia, dalla quale nasce successivamente la necessità di costruire una storia. In altri casi, invece, tutto prende forma da un’idea, una frase o un pensiero annotato sul telefono.

«A volte si parte dalla musica, da una melodia, e si cerca di raccontare una storia. Altre volte nasce prima l’esigenza di raccontare qualcosa», ha spiegato. Un processo che può arrivare anche nei momenti più inattesi: alcune melodie, ha raccontato, sono nate nel cuore della notte, dopo essersi alzato dal letto perché non riusciva a smettere di pensarci.
Nel confronto con i ragazzi del Giffoni Film Festival, Filippucci ha così restituito un’immagine del proprio percorso ancora in evoluzione. Il successo e l’esposizione pubblica non hanno cancellato le incertezze, ma sembrano averle inserite all’interno di un percorso più ampio, nel quale la musica continua a rappresentare il principale strumento per raccontarsi, confrontarsi con il presente e cercare una propria direzione.




