“Magnitude” è il nuovo album di Marlon Bianco & The Clones, in uscita oggi per Palace Records UK: un concept album tra rock, synth-jazz, dream pop ed elettronica che racconta un viaggio nello spazio e una riflessione sull’identità.
Esce oggi “Magnitude”, il nuovo album di Marlon Bianco & The Clones, pubblicato da Palace Records (UK) con distribuzione Kudos. Un progetto concepito come un vero e proprio percorso narrativo, nel quale musica e immaginario si intrecciano per raccontare un viaggio dalla Terra allo spazio profondo e, allo stesso tempo, un’esplorazione interiore legata al cambiamento, alla memoria e alla percezione di sé.
Anticipato dai singoli “Magnitude”, “Lonely Star” e “Bon Voyage”, il disco si sviluppa come un racconto unitario, quasi una colonna sonora cinematografica divisa in dieci capitoli. Ogni traccia rappresenta una tappa del viaggio del protagonista, accompagnando l’ascoltatore attraverso partenze, incontri con mondi sconosciuti, momenti di solitudine e infine il ritorno alla dimensione quotidiana.
Dal punto di vista musicale, “Magnitude” attraversa territori differenti, muovendosi tra rock, synth-jazz, dream pop, ambient ed elettronica, con una particolare attenzione alla costruzione delle atmosfere. Molti brani sono prevalentemente strumentali e affidano alle melodie, ai timbri e agli arrangiamenti il compito di sviluppare la narrazione, lasciando che sia il suono stesso a definire luoghi e immagini.

Il progetto vede accanto a Marlon Bianco diversi musicisti che contribuiscono ad ampliare la dimensione sonora dell’album: Dante Notar alle tastiere, Laura Gallon al violino, Jonny Chung al sax e Oscar “Sholto” Robertson a flauto e celesta. La traccia “Roboland (Escape From Roboland)” ospita inoltre il duo londinese SFJ, composto da David Bardon al basso e Oscar “Sholto” Robertson alla batteria.
Il concept dell’album prende forma attraverso un immaginario fantascientifico, ma utilizza lo spazio soprattutto come metafora. La distanza dalla Terra diventa infatti un modo per osservare ciò che lasciamo alle spalle e per interrogarsi sul rapporto con la propria identità. Il viaggio cosmico raccontato da Marlon Bianco non è soltanto un’esplorazione dell’ignoto, ma una riflessione sul bisogno umano di cambiare, allontanarsi e poi ritrovare un senso di appartenenza.
Il brano d’apertura “Here We Go” introduce il viaggio con una scena quotidiana: il protagonista entra nella propria auto e si mette in movimento, richiamando immagini di strade percorse durante le giornate autunnali. Da qui il racconto evolve attraverso episodi diversi: dalla ricerca di libertà di “Magnitude” alla malinconia di “Lonely Star”, fino all’incontro con un pianeta dominato dai robot in “Roboland”, ispirato ai fumetti fantascientifici americani degli anni Cinquanta e alla narrativa di Ray Bradbury.

Nella parte finale del disco emerge il tema del ritorno. “Sigma” rappresenta il momento della scelta, il confronto tra il desiderio di continuare l’esplorazione e la necessità di tornare alle proprie origini, mentre “7AM Returning Home” chiude il percorso riportando il protagonista alla dimensione familiare e quotidiana. Il viaggio nello spazio si conclude così con un ritorno all’essenziale: relazioni, memoria, routine e fragilità umane.
Marlon Bianco, polistrumentista e cantautore italiano residente a Brighton, ha sviluppato il proprio progetto artistico durante il lockdown del 2020, iniziando a comporre a Londra e costruendo progressivamente un linguaggio personale sospeso tra elettronica, jazz, psichedelia e atmosfere cinematografiche. Il suo stile si muove tra suggestioni cyberpunk, ambientazioni urbane notturne e sonorità lo-fi.
Artista principalmente solista, Marlon Bianco cura personalmente scrittura, produzione e arrangiamenti, mentre dal vivo si accompagna ai musicisti che compongono il progetto The Clones. Il debutto discografico arriva con “Life in Low-fi”, realizzato insieme a Cathy Lucas, seguito da una serie di singoli che hanno consolidato la sua ricerca sonora, tra cui “We Once Knew”, “Planet Coronet”, “Telecosmo” e “She Can’t Leave Me Here”.




