“Mi giurano eternità” è il nuovo album di Evita Polidoro, batterista e cantante italiana già al fianco di Enrico Rava, Dee Dee Bridgewater e Francesca Michielin. Un disco introspettivo che unisce jazz contemporaneo, elettronica, canzone d’autore e atmosfere rock con la partecipazione di Lee Ranaldo dei Sonic Youth.
Lasciare aperta la porta a una corrente di trasformazione continua, per impedire che la propria dimensione espressiva si fossilizzi, diventi bidimensionale e si circondi di paletti. Ascoltare il nuovo album di Evita Polidoro lascia proprio questa sensazione: l’immagine di un’artista che esplora, scopre e si riscopre, offrendo al pubblico la versione più ricca, ponderata e sempre libera di sé. Batterista, cantante, compositrice e musicista curiosa per natura, ha costruito negli anni un percorso nel quale convivono jazz, ricerca sonora, canzone d’autore e una forte attenzione alla dimensione emotiva della scrittura. Tutto ciò va ad abitare le stanze di “Mi giurano eternità”.
L’album, rilasciato il 12 giugno scorso per Columbia Records e Sony Music Italy, inaugura una nuova fase del percorso della cantautrice, sorta da un periodo di profonda consapevolezza personale e artistica. Forse non la prima scelta per chi fa dell’immediatezza la caratteristica fondante della musica da inserire nella propria playlist, ma un’opera di livello e attenta, forte di una scrittura stratificata, dove memoria, identità e trasformazione diventano i temi centrali di un racconto intimo ma capace di aprirsi a una dimensione universale.
Dopo l’esordio del 2024 con “NEROVIVO”, pubblicato per Tuk Music di Paolo Fresu, Evita Polidoro ha portato avanti nel tempo una ricerca musicale personale, mettendo in dialogo la sua esperienza maturata nel jazz con un linguaggio più vicino alla canzone contemporanea.

“Mi giurano eternità”: un album sul rapporto tra passato e presente
Il nuovo disco di Evita Polidoro nasce dall’idea che ogni esperienza lasci una traccia destinata a riemergere. Il titolo stesso racchiude uno dei concetti fondamentali dell’album: ciò che viene vissuto, anche quando sembra dimenticato, continua a influenzare il modo in cui guardiamo noi stessi e il mondo. Le sette tracce che compongono il lavoro attraversano territori emotivi legati alla memoria, alle ferite personali e alla possibilità di trasformarsi attraverso ciò che si è attraversato. Non è un disco che racconta il dolore in maniera esplicita o celebrativa, ma un lavoro che prova a osservare le fragilità con lucidità, riconoscendole come parte integrante della crescita.
Il corpo e la mente, il passato e il presente, la perdita e la rinascita sono elementi che convivono all’interno di un percorso sonoro sospeso, nel quale ogni brano sembra cercare un equilibrio tra movimento e introspezione. La dimensione personale non rimane però chiusa nell’autobiografia. Al contrario, Evita Polidoro utilizza la propria esperienza come punto di partenza per una riflessione più ampia sul cambiamento, sulle relazioni e sulla necessità di confrontarsi con ciò che spesso si tende a evitare.

Dalla batteria alla voce: l’identità musicale di Evita Polidoro
Uno degli aspetti più interessanti del percorso di Evita Polidoro riguarda proprio la convivenza tra due identità artistiche: quella della batterista e quella della cantante-autrice. La sua esperienza nel jazz contemporaneo ha contribuito a sviluppare una particolare sensibilità verso il ritmo, gli spazi e le dinamiche musicali. In “Mi giurano eternità” questa componente emerge non tanto attraverso il virtuosismo, quanto nella capacità di costruire atmosfere e gestire tensioni emotive.
La batteria non è mai un semplice elemento ritmico, ma diventa parte integrante della narrazione sonora. Pause, silenzi e cambi di intensità assumono un ruolo fondamentale, lasciando spazio a una musica che preferisce suggerire invece di dichiarare. Allo stesso modo, la voce diventa uno strumento capace di muoversi tra fragilità e forza. Evita Polidoro non utilizza il canto come elemento separato dalla composizione, ma come ulteriore componente dell’arrangiamento, creando un equilibrio nel quale ogni dettaglio contribuisce alla costruzione del brano.
Jazz contemporaneo, elettronica e rock: le contaminazioni di “Mi giurano eternità”
Definire il nuovo album di Evita Polidoro attraverso un unico genere sarebbe riduttivo. “Mi giurano eternità” si muove infatti tra territori diversi: dalla canzone d’autore al jazz contemporaneo, dall’elettronica alle atmosfere più vicine al rock alternativo. Le influenze emergono senza trasformarsi in semplici citazioni. Il disco guarda alla libertà del jazz, alla ricerca timbrica dell’elettronica e alla forza emotiva della tradizione rock, costruendo un linguaggio personale.
In alcuni momenti affiorano atmosfere dilatate e cinematiche, capaci di evocare una dimensione sospesa e introspettiva. Altrove emergono invece tensioni più abrasive, affidate soprattutto alle chitarre, che portano il lavoro verso territori più vicini al noise e alla scena alternativa. Una delle collaborazioni più significative è quella con Lee Ranaldo, storico chitarrista dei Sonic Youth, presente nel brano “I See Big Changes”. La sua partecipazione non viene utilizzata come elemento promozionale fine a sé stesso, ma si inserisce naturalmente nella struttura del pezzo, contribuendo alla ricerca sonora dell’album.

Una carriera tra jazz internazionale e nuova canzone italiana
Prima di dedicarsi al proprio percorso cantautorale, Evita Polidoro ha costruito una carriera significativa come batterista. Nel corso degli anni ha collaborato con alcuni protagonisti della musica jazz internazionale, entrando a far parte di progetti come i Fearless Five di Enrico Rava e We Exist! di Dee Dee Bridgewater. Ha inoltre lavorato con Maria Pia De Vito per il disco This Woman’s Work e ha partecipato ai tour estivi di Francesca Michielin, dimostrando una capacità di muoversi con naturalezza tra contesti musicali differenti.
Mentre il presente ci orienta sempre di più verso la velocità, questo disco sceglie di inserire una marcia differente. “Mi giurano eternità” è un lavoro che richiede attenzione, costruito attraverso atmosfere che crescono progressivamente e arrangiamenti nei quali ogni elemento trova il proprio spazio. La forza del progetto risiede proprio nella coerenza tra forma e contenuto, insieme a una buona dose di imprevedibilità, con la capacità di attraversare generi diversi senza perdere una propria identità.
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