In arrivo venerdì per One Little Independent Records, “Lithic” segna una nuova tappa nel percorso della sassofonista, produttrice e compositrice londinese Laura Misch. Un lavoro costruito attraverso registrazioni sul campo, ecoacustica, sperimentazione elettronica e strumenti acustici.
Con “Lithic”, in uscita il 5 giugno per One Little Independent Records, Laura Misch amplia ulteriormente il proprio percorso di ricerca musicale e sonora, presentando un’opera che si colloca al crocevia tra composizione contemporanea, field recording, jazz sperimentale, elettronica ambient ed ecologia dell’ascolto. L’album arriva a due anni dal debutto discografico “Sample The Sky” e a un anno dal successivo “Sample The Earth”, completando idealmente una trilogia dedicata al rapporto tra essere umano, ambiente e percezione sonora.
Sassofonista, produttrice e cantautrice londinese, Misch costruisce in “Lithic” un universo musicale che prende forma dalla materia stessa del paesaggio. Pietra, acqua, vento e trasformazioni geologiche diventano elementi compositivi tanto quanto voce, sassofono, elettronica e strumenti acustici, dando vita a un lavoro che si sviluppa come un ecosistema sonoro stratificato e in costante mutazione.
Il titolo dell’album richiama direttamente il mondo minerale. “Lithic”, termine che indica ciò che appartiene alla natura della pietra, diventa il principio concettuale attorno al quale ruota l’intero progetto. Le tracce nascono infatti da un lungo processo di ascolto e raccolta di suoni effettuato in grotte, cave, coste rocciose e ambienti naturali, dove l’artista ha registrato fenomeni acustici spesso impercettibili all’orecchio umano attraverso strumenti dedicati all’ecoacustica e alla captazione ambientale.

L’opera si distingue per l’ampio utilizzo di registrazioni sul campo integrate a una scrittura musicale che combina sassofono, voce, droni elettronici, archi e percussioni. Tra gli elementi più caratteristici figurano le sonorità ottenute dalla pietra e dall’ardesia percosse, impiegate come strutture ritmiche in diversi episodi del disco. Nei brani “Scrolls” e “Kairos”, ad esempio, vengono utilizzati campionamenti provenienti dalle storiche Musical Stones of Skiddaw, un litofono realizzato oltre un secolo e mezzo fa che dialoga con tessiture elettroniche e loop di sassofono.
L’acqua rappresenta un’altra componente fondamentale dell’album. Attraverso l’impiego di idrofoni, Misch cattura le vibrazioni e le texture del mare, trasformandole in materiale compositivo. In “Siren”, questi elementi costituiscono la base di una costruzione sonora che alterna stratificazioni ambientali e pulsazioni ritmiche più marcate. Allo stesso modo, le registrazioni effettuate tramite geofoni contribuiscono alla definizione delle basse frequenze del disco, introducendo una dimensione fisica e quasi tattile dell’ascolto.
Un lavoro tra la Cornovaglia e la Grecia
La realizzazione di “Lithic” si è sviluppata in luoghi differenti, ciascuno determinante nella costruzione dell’identità sonora dell’opera. Le coste della Cornovaglia hanno rappresentato il primo laboratorio creativo del progetto, offrendo a Laura Misch la possibilità di utilizzare grotte, cave e formazioni rocciose come vere e proprie camere naturali di riverbero. Successivamente, alcune sessioni sono state registrate sull’isola greca di Hydra, dove il vento proveniente dal Mar Egeo è entrato direttamente nel processo compositivo, trasformandosi in una presenza sonora attiva all’interno delle registrazioni.
Una parte significativa dell’album è stata poi completata a Londra grazie alla collaborazione di numerosi musicisti provenienti da differenti ambiti della musica contemporanea. Tra questi figurano Thomas Fournil dell’Idrisi Ensemble, impegnato all’organo partitivo e nelle orchestrazioni di alcuni brani, l’arpista Marysia Osu, il percussionista Matt Davies, la violoncellista Katt Newlon e il pianista e produttore Alfa Mist, la cui presenza arricchisce ulteriormente la varietà timbrica dell’opera.
La fase conclusiva della scrittura si è svolta a Dungeness, nel Kent, dove Laura Misch ha trascorso diverse settimane in isolamento. Da questa esperienza è nato “Shell”, uno dei momenti più essenziali del disco, costruito attorno alla relazione tra voce, spazio e vulnerabilità emotiva. L’intero album è stato successivamente co-prodotto e mixato insieme a Matt Karmil a Berlino, con un processo di finalizzazione che ha previsto anche l’utilizzo di registratori a nastro per conferire ulteriore profondità e matericità al suono.
Sul piano teorico e concettuale, “Lithic” si inserisce nel solco delle pratiche di Deep Listening, dell’ecoacustica e degli studi dedicati alla relazione tra ambiente e percezione sonora. Tra le principali fonti d’ispirazione figurano figure come Pauline Oliveros, Annea Lockwood, Barbara Hepworth, l’ecopsicoterapeuta Ruth Allen e il biologo e scrittore David George Haskell, autore di importanti riflessioni sull’origine e sull’evoluzione del suono nel mondo naturale.
L’album nasce inoltre da una fase di profonda ridefinizione del rapporto dell’artista con il proprio lavoro. Dopo l’intensa attività legata alla pubblicazione e alla promozione del debutto “Sample The Sky”, Laura Misch ha intrapreso un percorso orientato verso modalità creative più sostenibili, sviluppando un approccio che mette al centro ascolto, lentezza e relazione con i luoghi. Da questa riflessione è nato anche un particolare progetto di “slow touring”, accompagnato da workshop dedicati all’ascolto collettivo e alle pratiche di consapevolezza sonora.




