In un’epoca dominata da produzioni asettiche e intelligenze artificiali, David Vuto sceglie la strada della resistenza analogica. Il cantautore torna con il pop rock di “Estraneo”, che rivendica l’umanità, strumenti veri, amplificatori accesi e un’eredità musicale familiare profonda.

Un racconto di bruciante onestà: è con “Estraneo” che il cantautore campano David Vuto torna a farsi largo sulle piattaforme streaming. Il brano, rilasciato negli scorsi giorni dopo aver avuto interessanti riscontri sui social, si apre con una confessione diretta, quasi parlata, che stabilisce un contatto immediato e lucido con chi ascolta: “Sai sapevo che poi finiva così / anche se non era previsto ci sono cascato“. È l’ammissione di chi ha giocato col fuoco conoscendo il rischio, una consapevolezza che rende il dolore ancora più trasparente.

Estraneo” si sviluppa come un racconto onesto sulla stanchezza di sperare e sulla nostalgia che paralizza quando una storia finisce o quando il presente smette di riconoscerci. Questa paralisi emotiva esplode nel finale con l’invocazione: “Insegnami a strappare le tue fotografie. Non so come si fa“. David Vuto sottolinea con forza quel “non so come si fa“: è l’ammissione di essere totalmente disarmati di fronte all’oblio, incapaci di gestire il distacco in un mondo che ci vorrebbe sempre pronti a voltare pagina.

Un sound ereditato: la collaborazione con i genitori

Il cuore di questo progetto risiede nel ritorno alle radici. David è cresciuto seguendo in studio la band dei genitori, gli Albedo, (storica formazione salernitana). Cercava quel “tocco” e quella sensibilità sonora che lo hanno accompagnato sin dall’infanzia, e per ottenerli ha coinvolto chi quel suono lo ha creato: sua madre alla linea di basso e suo padre alla chitarra. La fase di mix dell’assolo è stata curata meticolosamente per esaltare questa contaminazione, fondendo lo stile di David alla ricerca timbrica oculata del padre.

Non riuscivo a trovare la quadra per l’assolo, Ho chiesto a mio padre di elaborare qualcosa. Ne è uscita una contaminazione inaspettata, molto vicina allo stile dei Rush, che ha dato al brano una profondità incredibile.

david vuto

Nel testo, per dare una forma definitiva al groviglio di pensieri e angosce è intervenuto Pasquale Catone, amico e coautore, che come un collante ha unito la trama del racconto, aiutando David Vuto a raccordare alcuni pezzi del mosaico, in particolare nel ritornello sul finale, per dare un senso a una melodia che cercava la sua strada.

David Vuto, classe 2000 e laureato in ingegneria meccanica, cresce in una famiglia profondamente legata alla musica: la madre è bassista diplomata al conservatorio, mentre il padre, chitarrista, gli trasmette fin da bambino la passione per lo strumento. Influenzato in particolare dai Pink Floyd e da David Gilmour, a cui deve anche il nome, sviluppa un linguaggio musicale orientato alla sperimentazione sonora e alla contaminazione artistica.

Autore e compositore sin da giovanissimo, sceglie di attendere una piena maturità artistica prima di pubblicare i propri lavori. La sua ricerca creativa nasce da un rapporto continuo tra musica, tecnologia, natura, matematica e arte, elementi che convivono nella sua visione compositiva. Nel suo percorso figurano esperienze come la partecipazione ad Area Sanremo 2022, la finale al Festival Mogol Battisti e la partecipazione al Premio Sele d’Oro.

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