A sette anni da “Afrodite”, Dimartino annuncia il quinto album, “L’improbabile piena dell’Oreto”, e pubblica “L’oro del fiume”: una ballad folk che introduce l’impianto simbolico del nuovo progetto discografico, accompagnato da un tour acustico in spazi non convenzionali.
A distanza di sette anni dal precedente lavoro solista “Afrodite”, Dimartino annuncia l’uscita de “L’improbabile piena dell’Oreto”, quinto album in studio che segna un ritorno alla dimensione individuale dopo un periodo caratterizzato da collaborazioni e progetti condivisi. Ad anticipare il nuovo capitolo discografico è “L’oro del fiume”, brano di apertura del disco.
La canzone introduce fin dalle prime battute l’immaginario attorno a cui si sviluppa l’intero lavoro: quello del fiume, assunto come spazio simbolico di ricerca, attraversamento e trasformazione. “L’oro del fiume” si articola attorno alla figura di un cercatore fermo nella corrente, impegnato a interrogarsi sul senso stesso della propria ricerca. La narrazione si configura come una riflessione sull’uomo contemporaneo e sul rapporto con il tempo e con gli obiettivi perseguiti, delineando una tensione tra desiderio e consapevolezza.
Nel testo, il cercatore d’oro diventa emblema di una condizione esistenziale sospesa: la tensione verso un traguardo si confronta con la possibilità che proprio quella ricerca conduca a un progressivo allontanamento da ciò che è essenziale. Le immagini acquatiche, i silenzi e le correnti che riportano indietro costruiscono un paesaggio lirico in cui la resa finale — lasciare l’oro nel mistero del fiume — assume una valenza di consapevolezza.
Dal punto di vista musicale, il brano si presenta come una ballad di matrice folk, costruita su un arpeggio di chitarra che richiama una dimensione quasi popolare, attraversata da elementi elettronici e da una tessitura organica. Il mellotron contribuisce a definire l’atmosfera, collocando la composizione in un equilibrio tra tradizione e contemporaneità. La produzione è affidata a Roberto Cammarata, che accompagna la scrittura di Dimartino in una struttura essenziale, coerente con il registro narrativo del brano.
L’uscita dell’album sarà affiancata da “L’improbabile piena dell’Oreto Tour 2026”, una serie di appuntamenti dal vivo concepiti in una dimensione intima e prevalentemente acustica. Il progetto live prevede sei concerti chitarra e voce in contesti non convenzionali, con l’obiettivo di restituire le nuove canzoni — insieme al repertorio dell’artista — in una forma essenziale. Le date annunciate includono Roma (Chiesa Valdese, 8 maggio), Bari (La Vallisa, 9 maggio), Milano (Teatro Filodrammatici, 11 maggio), Torino (Chiesa di Santa Pelagia, 13 maggio), Firenze (Sala Vanni, 14 maggio) e Fano (Festival Sopravvento, 15 maggio). I biglietti sono disponibili attraverso i circuiti di vendita autorizzati.
Testo de “L’oro del fiume” di Dimartino
Toglierei questi stivali troppo stretti
Per lasciare l’acqua invadere la pelle
Mi dimentico di ieri e il tempo non fa prigionieri
Salterei da tutti i ponti per trovare un vuoto
Per guardare fino in fondo tutto ciò che ero
Anche dentro un pozzo nero può riverberare il cielo
E a questa corrente che mi tira indietro
Mentre io vorrei volare
Lascio trasportare le mie insicurezze
E a questo silenzio che si prende tutto
E non mi fa mai parlare
Lascerò rubare l’oro del fiume
L’oro del fiume
Polvere gialla che si confonde
Mentre la guardo, scorre
Non so fermare, non so capire, dovrei cercare oltre
Ma poi mi arrendo dentro, mi prenderò l’argento
Devo dimenticare, lasciar stare l’oro del fiume
E a questa corrente (L’oro del fiume) che mi tira indietro
Mentre io vorrei volare
Lascio trasportare (L’oro del fiume) tutte le paure
E a questo silenzio che si prende tutto (L’oro del fiume)
E non mi fa mai parlare
Lascerò rubare l’oro del fiume
L’oro del fiume
L’oro del fiume




