Il pianista e compositore goriziano Giulio Scaramella pubblica il suo secondo album per nusica.org: un lavoro che riunisce brani composti in un arco di oltre dieci anni e li trasforma in un racconto unitario tra pianoforte solo e quartetto con Jure Pukl, Alessio Zoratto e Luca Colussi.
Il pianista e compositore Giulio Scaramella presenta Roundabout, nuovo progetto discografico in uscita il 18 marzo per nusica.org su tutte le piattaforme digitali. L’album, anticipato il 13 marzo dal singolo Può Succedere, segna il secondo lavoro da leader dell’artista goriziano e si configura come un percorso musicale che mette in relazione scrittura compositiva e improvvisazione, mantenendo in costante dialogo formazione classica e linguaggio jazzistico contemporaneo.
Il disco nasce dal recupero e dalla rielaborazione di materiali scritti in anni diversi. Alcune melodie, rimaste a lungo accantonate, sono state riprese e riconsiderate fino a trovare una forma definitiva all’interno di un progetto unitario. In questo senso Roundabout ricompone un decennio di idee musicali in un’unica traiettoria narrativa, costruita attorno a una scrittura che privilegia la chiarezza del disegno melodico, l’attenzione timbrica e una dinamica ampia, capace di passare dal pianissimo al fortissimo con un respiro quasi orchestrale.
Nel corso degli anni Giulio Scaramella ha consolidato la propria attività soprattutto all’interno di progetti condivisi, come sideman o co-leader, collaborando con figure di primo piano del jazz italiano tra cui Fabrizio Bosso, Mauro Ottolini, Vanessa Tagliabue Yorke e Francesco Bearzatti. Roundabout rappresenta quindi una sintesi di questo percorso, riportando al centro una visione compositiva personale ma costruita su un forte senso di relazione tra i musicisti coinvolti.

Alla base del progetto vi è un quartetto che affianca al pianista il sassofonista Jure Pukl (sax soprano e sax tenore), Alessio Zoratto al contrabbasso e Luca Colussi alla batteria. La presenza di Pukl costituisce uno degli elementi timbrici centrali del disco: il dialogo tra pianoforte e sax contribuisce a spostare la prospettiva dei brani, ampliandone l’orizzonte sonoro e favorendo un’interazione che alterna momenti di scrittura definita e aperture improvvisative. La sezione ritmica formata da Zoratto e Colussi – con cui Giulio Scaramella collabora da tempo – sostiene il tessuto musicale con un accompagnamento misurato, costruito sulla reattività e sull’ascolto reciproco.
La formazione musicale del pianista affonda le radici nella tradizione classica. Giulio Scaramella si è diplomato al Conservatorio “Giuseppe Tartini” di Trieste sotto la guida del professor Igor Cognolato, per poi perfezionarsi presso la scuola biennale di musica da camera del Trio di Parma. Successivamente ha conseguito la laurea di secondo livello in interpretazione jazz, sviluppando un linguaggio che unisce rigore formale e apertura alla dimensione improvvisativa.
Questa doppia appartenenza si riflette nella scrittura di Roundabout. Alcuni brani sono concepiti per l’ensemble e si caratterizzano per una struttura che consente ai musicisti di muoversi con spontaneità all’interno del materiale tematico. Altri, invece, restano affidati al pianoforte solo, diventando spazi di concentrazione formale e di ricerca personale.
Il titolo del disco richiama l’idea della circolarità: un movimento che ritorna ma non si ripete mai nello stesso modo. L’album si costruisce infatti su un continuo alternarsi di formazioni – piano solo, duo, trio e quartetto – come se la musica cambiasse progressivamente distanza dall’ascoltatore. I brani solistici si presentano come pagine raccolte e introspective, mentre le tracce d’ensemble ampliano il campo sonoro e valorizzano l’interplay tra i musicisti.

Tra le composizioni originali, la title track Roundabout si configura come uno studio per pianoforte solo costruito su un ostinato irregolare che cresce progressivamente fino a interrompersi in modo improvviso. A Short Story, ancora in solo, sviluppa un intreccio tra impulso ritmico, motivo grave e controcanto acuto, mantenendo un equilibrio volutamente instabile che si dissolve nella parte conclusiva.
Nei brani d’ensemble emerge invece un diverso rapporto con la narrazione musicale. Fotografia prende forma da un’immagine concreta e si sviluppa attorno a un tema lirico che passa dal pianoforte al sax, mentre la sezione ritmica lavora su un tessuto sonoro in cui la pulsazione appare e scompare. L’autobus che non ho preso, unico episodio in piano trio, procede per piccoli scarti armonici e melodici, suggerendo un percorso fatto di deviazioni possibili.
Può Succedere, scelto come singolo di anticipazione, si fonda su una tensione prevalentemente ritmica: sotto una linea melodica apparentemente lineare si muove un disegno irregolare che ne modifica costantemente l’assetto. Bedtime si apre invece con un dialogo contrappuntistico tra sax soprano e pianoforte, per poi estendersi in una coda improvvisata che coinvolge l’intero quartetto.
Accanto alle composizioni originali, il disco include tre brani che riflettono alcune influenze significative nel percorso artistico di Giulio Scaramella. Deep River, spiritual afroamericano, viene presentato in una versione per pianoforte solo che pone al centro la linea melodica e la qualità timbrica dello strumento. The Mozdok’s Train del compositore tunisino Anouar Brahem viene reinterpretato in forma solistica mantenendo l’andamento lineare e sospeso dell’originale, basato su un pedale ostinato. Infine Meine Lieder (op. 106 n. 4) di Johannes Brahms introduce un dialogo tra tradizione classica e improvvisazione: il sax soprano sostituisce la voce della versione liederistica e la sezione centrale si apre a uno spazio improvvisativo.




