Checco Curci svela oggi le sue carte: rilasciato per Dischi Uappissimi, andiamo ad ascoltare “L’amore non ha cuore”, nuovo progetto dell’artista, con la produzione di Francesco Piro, sotto la supervisione artistica di Riccardo Sinigallia.

Uno spazio di esposizione emotiva, ci piace immaginarlo così. Se si vuole cercare di dare forma all’immaginazione, certo. Dare un’immagine concreta a quanto di immaginifico un album sa regalare. Dunque pensiamolo così, come uno spazio espositivo, come una mostra estemporanea di emozioni e sentimenti. I quadri? Disegnati attraverso la penna di un cantautore che, attraverso la propria scrittura, si assume un rischio: l’autenticità e, assieme, l’onestà dei concetti, in quanto unico principio ordinatore. Questo spazio espositivo si chiama “L’amore non ha cuore” ed è il nuovo disco di Checco Curci.

Otto tracce, nessuna superflua, che non raccontano l’amore come sentimento ideale o narrazione rassicurante, bensì come forza imperfetta, crudele, fragile, spesso deflagrante. Checco Curci qui compone una sorta di educazione sentimentale al contrario: non un prontuario per evitare il dolore, ma una mappa per riconoscerlo, attraversarlo e, in ultima istanza, accettarlo come parte necessaria dell’esperienza umana.

Il titolo, volutamente provocatorio, gioca con due parole tra le più inflazionate della canzone italiana. “Amore” e “cuore” vengono legate da una negazione che ne scardina l’automatismo semantico, sottraendole al romanticismo di maniera. Dal punto di vista musicale, L’amore non ha cuore è un lavoro sostanzioso e formale. La produzione di Francesco Piro, sotto la supervisione artistica di Riccardo Sinigallia, rinuncia ad orpelli vari per restituire un suono organico, materico, profondamente umano.

“Non si torna indietro” di Checco Curci

La voce del cantautore si fa sentire profonda, a tratti ruvida e scura, e altrove fragile e trattenuta. Il pianoforte, spesso ridotto all’essenziale, diventa uno spazio di intimità quasi confessionale. Cosa mi ero messo in testa apre il disco con il disincanto di chi osserva a posteriori le proprie illusioni; Stupido cavallo utilizza una metafora delicata e potente per raccontare l’attraversamento della tristezza, evocando l’immaginario di Artax come simbolo di resa e resistenza. La title track, L’amore non ha cuore, è uno dei momenti più crudi del disco.

Altrove, Checco Curci indaga la tensione tra razionalità e passione (Non si torna indietro), la nostalgia come forma di riconciliazione (Decide sempre il cielo), l’amore come segno indelebile che resta anche quando tutto il resto si dissolve (Detto tra noi). Un’idea di libertà richiama un immaginario quasi mitologico, evocando amori assoluti e irrisolti, mentre Tra te e te chiude il cerchio riportando l’attenzione sul conflitto interiore, lì dove la fragilità smette di essere limite e diventa resistenza.

Rispetto all’esordio Anche solo per un saluto, la scrittura qui si fa più raccolta e introspettiva. Registrato a Noci, paese d’origine dell’artista, durante una residenza artistica, L’amore non ha cuore porta con sé una dimensione geografica e simbolica precisa. L’amore, per Checco Curci, non “accade”: esiste, si trasforma, lascia tracce. Ed è proprio in queste tracce, spesso dolorose, che il disco trova la sua forza.

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Ideatore e fondatore di 4quarti Magazine. Scrittore e giornalista salernitano iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania. A dicembre 2023 pubblica "Nudo", il suo primo libro. «Colleziono compulsivamente dischi e mi piace scrivere con la musica ad alto volume».

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