Il duo romano Dear Company presenta il primo singolo estratto dall’EP “Scratches“: un viaggio introspettivo che intreccia paesaggi cinematici, dream pop e post-rock.
Un esordio interessante, quello dei Dear Company, progetto nato nel 2024 dall’incontro di due personalità artistiche complementari: Martino Cappelli, chitarrista etno-sperimentale dalla carriera ricca di collaborazioni, ed Elisa Pambianchi, voce intensa e già riconosciuta nel panorama darkwave e post-punk.
Il risultato di questa fusione creativa è Scratches, un EP che racchiude un mondo musicale sospeso tra minimalismo e inquietudine, in cui linee acustiche ed elettroniche si intrecciano con la vocalità sognante di Pambianchi. Un lavoro che testimonia una visione musicale raffinata, arricchita dalla presenza di ospiti come Simona Ferrucci (Winter Severity Index) e Adriano Vincenti (Macelleria Mobile di Mezzanotte).
Il primo estratto dall’opera è Wonderboy, un singolo dal forte impatto emotivo che si muove tra shoegaze e post-rock. La canzone delinea i tratti fragili e disarmanti di un’infanzia compromessa, offrendo un ritratto in cui si mescolano vulnerabilità, abbandono e il peso del giudizio sociale. Le liriche, essenziali e incisive, dipingono l’immagine di un bambino cresciuto nell’ombra, costretto a sopravvivere tra solitudine e aspettative irrealizzabili.
La dimensione musicale di Wonderboy riflette questa tensione: chitarre stratificate e malinconiche, ritmiche spezzate e linee di basso pulsanti costruiscono un paesaggio sonoro cinematico e stratificato. Il canto, spesso vicino al sussurro, trasforma la traccia in una confessione intima, come in un monologo dolente.
Testo di “Wonderboy” dei Dear Company
Autori: Elisa Pambianchi, Martino Cappelli
Etichetta: Costello’s
Strangers aside, despite parenting,
Mom is here now but she’ssocold
Judgemental love
Creep into my head,
Locked far away
So, now, be brave
And I play here all alone,
Broken soul and bones,
My heart is shaking
Strangers laugh
As I’m telling
Truth and then lies and then something to please them
You grow up, you go on, you get down,
In the end you give up
Weaker than strong
I’m so afraid
Of being caught by their leaning,
Don’t you see what a good boy
I tried to be?
I was the one, the son
Who should have run
Away from home




