La cantautrice salernitana Alessandra Del Grosso – in arte Sitra – prende posizione contro la piattaforma di streaming: «La musica non può essere strumento per profitto bellico. È tempo di scegliere da che parte stare».
Con una lettera aperta dai toni netti e profondamente etici, Sitra – al secolo Alessandra Del Grosso, cantautrice, produttrice e compositrice salernitana – ha annunciato la sua decisione di ritirare tutta la propria musica da Spotify. Un gesto che non nasce da un impulso isolato, ma da una riflessione maturata nel tempo e che ora trova il suo punto di rottura: la notizia, riportata anche da fonti internazionali, che l’azienda svedese avrebbe investito in tecnologie impiegabili in ambito militare.
«È la goccia che ha fatto traboccare il vaso», scrive Sitra. «Sono anni che osservo le dinamiche del mercato musicale globale, e quello che mi preoccupa di più è il consenso generalizzato che si dà all’ascolto gratuito della musica e alla sua riduzione a statistica pubblica». La sua è una presa di posizione che va oltre il caso personale e chiama in causa l’intero ecosistema culturale contemporaneo: un settore artistico impoverito, tanto economicamente quanto simbolicamente, da modelli distributivi che premiano visibilità e numeri a scapito di contenuto e valore.
SPOTIFY E L’INDUSTRIA DEL PROFITTO
Negli ultimi anni, Spotify è diventata de facto la principale piattaforma globale per la fruizione di musica, con oltre 615 milioni di utenti attivi mensili nel primo trimestre del 2025 e circa 239 milioni di abbonati paganti (dati ufficiali). Numeri da gigante che, tuttavia, non si traducono in introiti sostenibili per la maggior parte degli artisti, soprattutto quelli emergenti o indipendenti.
Secondo uno studio pubblicato dal Digital Music News nel 2024, un artista indipendente su Spotify riceve in media tra 0,003 e 0,005 dollari per stream, il che significa che servono centinaia di migliaia di ascolti per generare un reddito dignitoso. Un modello che, nella visione di Sitra, «ha trasformato la creatività in un prodotto a rendimento algoritmico, svuotando la musica della sua funzione sociale e politica».
A questo scenario si aggiungono le recenti polemiche sul coinvolgimento di Spotify in progetti tecnologici legati alla difesa e alla sicurezza. Sebbene non direttamente confermate dalla piattaforma, le notizie relative agli investimenti in strumenti di riconoscimento vocale e intelligenza artificiale a uso bellico hanno suscitato allarme tra numerosi artisti e attivisti per i diritti digitali.
«LA MUSICA È BELLEZZA, NON STATISTICA»
Per Sitra, la musica non è solo una forma di espressione, ma una forza sociale e trasformativa. «La musica è energia creatrice di spazi sociali che sostengono l’Amore e la Pace», scrive ancora. «Per questo deve essere tutelata dal diventare mezzo economico per uomini poveri d’animo». Nel comunicato pubblicato sui suoi canali, la cantautrice invita altri colleghi e colleghe a riflettere sulla sostenibilità etica delle proprie scelte artistiche, auspicando che la sua possa essere «una decisione condivisa, l’inizio di una riflessione collettiva».
Alessandra Del Grosso è un nome già riconosciuto nella scena indipendente campana. Laureata in conservatorio, lavora come produttrice per vari artisti emergenti ed è fondatrice di Zona Studios, una realtà che promuove la crescita musicale e culturale del territorio. Il suo stile fonde scrittura poetica, ricerca sonora e sperimentazione elettronica, come testimoniano i brani pubblicati nel 2024 con Blue Spiral Records, Waterfall/Waterflow e In Silence.
Il gesto di Sitra non è isolato. Alcuni artisti internazionali – da Neil Young a Joni Mitchell – hanno negli anni rimosso le proprie opere da Spotify, anche se per motivi diversi (come la disinformazione sanitaria). In Italia, però, è raro che un’artista emergente rinunci consapevolmente alla visibilità offerta dalla piattaforma più usata per ascoltare musica. È un atto di coraggio che evidenzia la volontà di rimettere l’etica al centro dell’arte, anche a costo di rallentare la propria esposizione.




