Un debutto audace e visionario che fonde baile funk, elettronica e intimità queer: Ethan riscrive le regole del nuovo pop, tra dolore, danza e liberazione e ci strega tutti: vi presentiamo “Metamorfosi”
Oggi vi parlo di un bel disco. Di un progetto bello, nel senso più autentico e trasversale del termine. Vi parlo di Metamorfosi, opera prima di una delle punte di diamante della scuderia Carosello, Ethan, che firma uno degli esordi più rilevanti e audaci del nuovo panorama musicale italiano. L’artista italo-brasiliano – già protagonista di un percorso musicale e visivo in progressiva espansione – mette a fuoco, con questo primo album, una visione autentica e coraggiosa, capace di sfuggire alle gabbie di genere, forma, e linguaggio.
Il disco, uscito proprio per Carosello Records, è come lo stesso artista afferma, un manifesto artistico e personale. Non solo nella scelta del titolo, che evoca subito l’idea di trasformazione continua, ma anche nella struttura stessa del progetto. Dieci tracce che costruiscono un percorso coerente e sorprendente, in cui Ethan riesce a tenere insieme il baile funk e l’elettronica più densa, la malinconia del pop cantautorale e la sensualità esplosiva del clubbing sudamericano.
Al centro, Desgraçado, il singolo pubblicato a ridosso dell’uscita dell’album: una traccia vibrante e profondamente emotiva, dove il ritmo incalzante del funk carioca si intreccia a una lirica intima, spezzata, disillusa. «Una ferita che balla», come la definisce lo stesso Ethan. Ed è proprio in questa contraddizione che si rivela tutta la forza dell’artista: la capacità di raccontare la fragilità attraverso il corpo, il dolore attraverso la danza.
In veste di artisti, il nostro cammino non è mai statico; è un costante fluire, una trasformazione che non si limita a cambiare la forma, ma a riscrivere la nostra essenza. Cambiare, per me, significa rimanere fedeli ai propri principi, ma avere il coraggio di esplorare, sperimentare e rinnovarsi. La metamorfosi è la forza di abbracciare le proprie contraddizioni, di non avere paura di far vacillare le proprie certezze e di affrontare la rivoluzione che ne può conseguire.
Ogni brano è un piccolo esperimento di contaminazione. Love é fraco, realizzato con MC GW e DJ 2F, porta il funk brasiliano nel cuore di una narrazione queer e anti-machista. Fttsp, con la performer italo-persiana Nava, è un ponte sonoro tra Teheran e San Paolo, tra elettronica e world music. Dirsi addio amore mio chiude il disco con un’eleganza disarmante: un racconto intimo e scomposto sulla fine di un amore, in cui Ethan abbandona ogni schema melodico tradizionale per far emergere la parola nella sua forma più cruda e necessaria.
Il lavoro sui suoni è certosino. Otto producer coinvolti tra Italia e Brasile (da Vincenzo de Fraia a Claudio Supnasa, da Plastica a DJ 2F), per un risultato che ha il pregio raro di suonare omogeneo pur nella sua eterogeneità. Anche la componente visiva è parte integrante dell’identità dell’album: Ethan non veste semplicemente un personaggio, ma incarna un’idea di maschile liquida, sensuale, mitologica – lontana anni luce da qualsiasi cliché.
Con Metamorfosi, dunque, Ethan dimostra non solo di essere una voce nuova, ma di avere già piena consapevolezza del proprio linguaggio. Un album di rottura e ricostruzione, radicale nella sua libertà, che conferma quanto la musica italiana abbia bisogno di progetti capaci di rischiare e reinventarsi. Una piacevole conferma per chi lo seguiva da tempo, una rivelazione per chi lo scopre adesso. Ma soprattutto, un artista da non perdere di vista. È auspicabile, infatti, una sua definitiva esplosione al vertice della new wave tricolore: staremo a vedere.

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